Da che mondo è mondo, almeno da quando esiste il concetto di denaro con sicurezza, l'umanità ha effettuato investimenti. Lo ha fatto nel senso che una persona coltivava qualcosa e lo rivendeva, o allevava un animale e lo rivendeva, o ne vendeva ad un qualunque mercato i prodotti che ne poteva ottenere. Col ricavato ci comprava dei generi di prima necessità (per millenni le frivolezze non sono esistite) e, se avanzava qualcosa, magari ci comprava altre sementi, un pezzo di terra (se gli veniva concesso) o un altro animale.

I primi scambi documentati risalgono addirittura all'epoca babilonese, e sono eternati nel codice di Hammurabi. Ma sono avvenuti scambi paragonabili alle borse attuali (seppur con un po' di forzature) anche nell'antica Grecia, in Etruria al tempo, appunto, degli Etruschi e, chiaramente, nell'antica Roma.

Gli investimenti come li intendiamo noi sono figli di un'epoca moderna, in tutti i sensi. Le borse valori come le intendiamo, poi, sono una novità contemporanea, figlia dell'era dei computer, e sono le uniche che hanno conosciuto la stragrande maggioranza delle persone che oggi si occupano di finanza e investimenti.

E' nel Medioevo che nacquero e trovarono diffusione strumenti che tutt'oggi conosciamo o abbiamo sentito nominare, come titoli scambiabili, lettere di cambio, imprese e società e, ovviamente, le banche. La parola "borsa" deriva dal luogo dove si scambiavano merci e valute nella città belga di Bruges, fiorente e strategico centro commerciale del Nord Europa nel '300. Il palazzo si chiamava Tel Buerse, e fu costruito dalla famiglia Van der Bourse. Sul palazzo stesso, ancora in piedi, è tutt'ora presente lo stemma araldico che ha dato origine al nome: tre borse.

Fu poi la volta di Anversa, Lione e Francoforte a dare origine a borse valori. Chiaramente, lo Stato ne prese possesso, fiutando l'affare.

Le Borse valori moderne

Fu in Francia che ci fu una vera e propria esplosione di quelle che oggi sono le società per azioni. Successivamente fu l'Inghilterra, luogo di origine della Rivoluzione Industriale, ad avere il predominio di questa tipologia di imprese, con quelle industriali concentrate in provincia e quelle ferroviare e internazionali a Londra. Ovviamente, anche i novelli Stati Uniti si dettero da fare in questo campo. La Borsa di New York, che ha sede nella celeberrima Wall Street, è del 1817.

E  in Italia? La prima borsa valori italiana fu quella della Serenissima, cioè di Venezia, quando la città era ancora indipendente, nel 1630. Tocco poi a Trieste nel 1775, Roma nel 1802 e Milano nel 1808. Con la privatizzazione delle Borse, nel 1998, tutte quelle italiane sono state accopate in un'unica società, la Borsa Italiana. Vista l'importanza commerciale e industriale di Milano, la scelta di avere lì la sede della Borsa è parsa naturale.

Le borse valori hanno, da sempre un unico compito. Ricevere gli ordini di compravendita degli operatori accreditati ad operarvi, ed eseguirli, in ottemperanza alle leggi della domanda dell'offerta. Una volta questo lavoro veniva fatto a mano ed a voce, con le famose "grida", rese molto bene nel famosissimo film di John Landis "Una poltrona per due" (in originale "Trading Places", dove c'è anche un gioco di parole sul termine trading, uno tra i più popolari utilizzati in borsa).

Investimenti ed emozioni in borsa

Sono proprio queste due parole che caratterizzano ciò che avveniva un tempo di persona, come mostrato nello spezzone del film. Come raccomanda il personaggio di Dan Aykroyd, le emozioni andrebbero lasciate fuori dalla porta, quando ci si accinge ad investire. Invece, come si vede nel film, questa cosa è particolarmente difficile. Ma perché ci si dovrebbe comportare così?

Semplice. Perché quando si effettuano operazioni sui mercati finanziari, ci sono due grandi leve emotive che entrano in funzione, e sono la paura e l'avidità. Una buona analogia che descriva un investimento è infatti quella di un pendolo. Come questo strumento oscilla sempre da una parte all'altra, così fa un investimento, salendo e scendendo seguendo le leggi della domanda e dell'offerta, dell'avidità e della paura.

E continuando con l'analogia, un investimento è sostanzialmente sapere quando bisogna entrare e uscire da questo movimento. Perché, a differenza di un pendolo, che è fondamentalmente regolare, l'andamento di un'azione, di un'obbligazione, un fondo, un ETF o qualunque altro strumento finanziario è assolutamente irregolare. In fin dei conti gli errori che un investitore commette sono tutti ascrivibili allo scatenarsi di queste due potenti emozioni.

La paura al lavoro

Volete un esempio di come la paura possa essere dannosa? Mettiamo che voi possediate un titolo, di qualunque tipo. Sta guadagnando, ma voi non vendete perché, secondo le vostre analisi e le vostre informazioni, deve continuare a salire. In questo caso, ovviamente, siete avidi. Ma il titolo comincia, invece, a scendere. Un po' è fisiologico, ma troppo stroppia.

In men che non si dica, purtroppo, vi ritrovate a -10% sul vostro investimento. Ma voi non vendete. E sapete perché non lo fate? Esclusivamente per paura. Perché se vendete in quel momento fissate nel cervello il concetto di perdita. E, di conseguenza, la sofferenza connessa alla medesima. E' per questo che non si vende. Perché non si vuole soffrire.

Ma questa voglia di non soffrire, spesso, questa paura, quindi, si porta dietro dei grossi problemi. Problemi che, per essere affrontati richiedono che un investitore/risparmiatore possegga anche delle doti di money management, cioè di capacità di gestione del denaro. Perché? Ve lo diciamo subito.

La matematica non è un'opinione

Torniamo all'esempio di prima. Mettiamo che, arrivati a perdere il 10%, abbiate deciso comunque di vendere. Sapete quanto dovete fare per ritornare al livello di prima? Non il 10%, ma l'11, 11%. Perché, fatto 100 un investimento, una perdita del 10% lo porterebbe a 90, ma un guadagno del 10% lo porterebbe a 99, non a 100. E se perdete il 20%? Dovrete fare il 25%. Perché, arrivati a 80, il 20% sarebbe solo 96. Ci vuole il 25% per tornare a 100.

Continuando a scendere, se perdete il 30%, dovrete rifare il 42,86% per recuperare le perdite. E così a scendere, fino ad arrivare a perdite magari del 90% (affatto ipotetiche, basta pensare a Tiscali rispetto ai valori di inizio 2000), per recuperare le quali bisogna che un titolo faccia +900%. Il problema, come avrete capito, è meramente matematico. E, allo stesso tempo, esponenziale, perché la curva per recuperare le perdita segue questo percorso.

L'avidità al lavoro

Anche l'avidità è un bel problema, perché anch'essa ci toglie lucidità. Non fa osservare con lucidità ciò che stiamo facendo, l'andamento dell'investimento. Perché se siamo dentro e sta salendo, vorremmo che continuasse a salire ma, sfortunatamente, "la speranza non è mai stata una strategia d'investimento", come si dice in borsa. E magari i corsi giranno all'improvviso, facendo subentrare la paura. E, se siamo fuori, pronti ad entrare, speriamo che quel titolo ritracci, per poterlo comprare ad un prezzo più basso. E se non ritraccia, se continua a salire? Anche qui l'avidità gioca un brutto scherzo.

In definitiva, la paura può impedire di uscire in tempo da un'operazione perdente o di entrare in un'operazione che invece potrebbe essere lucrosa. L'avidità non ci fa uscire per tempo da un'operazione perdente perché speriamo che torni vincente, o magari ci fa entrare in un'investimento perdente facendolo giudicare in maniera sbagliata.

Separarci da queste due umanissime emozioni non è per niente facile. Ma è un passo indispensabile da fare per ottenere il massimo dai propri investimenti. E, per farlo ci sono due metodi. Affidarsi ad un professionista degli investimenti, un consulente d'investimento, oppure imparare un sistema di money management ed applicarlo alla lettera. Vediamoli entrambi.

Il consulente d'investimento

Un consulente d'investimento, che sia abilitato all'offerta fuori sede o che sia indipendente, è un professionista del mondo finanziario. Si tratta di una persona che ha studiato per ottimizzare la gestione del denaro altrui. Sa cosa bisogna fare e quando farlo, e ha gli strumenti e la capacità per pianificare il miglior rendimento possibile per un risparmiatore.

Per farlo, gli sottopone un questionario apposito, comune in tutta l'Unione Europea. Una ottima spiegazione del questionario MIFID si trova in questo articolo di Advisor Online. A fronte della compilazione di questo questionario, il consulente sarà in grado di ottenere il miglior profilo di rischio/rendimento del cliente e, quindi, di sottoporgli quella che ritiene, secondo la sua esperienza e preparazione, la migliore scelta d'investimento per le sue esigenze con il denaro che ha a disposizione.

Il money management

In sostanza il money management è la gestione accurata del proprio denaro, attraverso un rigoroso sistema di studio e di investimento. Ciò che fa un consulente finanziario potrebbe anche essere fatto da soli (a grandi linee e mai così bene, ovviamente), a patto di perderci tempo ed avere voglia di imparare, perché non è uno scherzo.

Riducendolo alle sue componenti base, se non si vuole trascorrere del tempo a migliorare le proprie competenze finanziare, e ad accrescere la propria educazione finanziaria, gestire un investimento è possibile con due semplici operazioni automatiche. Quando si compra, imporre un livello di stop loss e di take profit al proprio investimento. Lo stop loss è la cifra a cui siamo disposti, prima di comprare, di rivendere il titolo acquistato portando a casa una perdita; il take profit quella a cui siamo disposti a venderlo, capitalizzando un guadagno.

Questi due livelli vanno impostati al momento dell'acquisto del titolo. E verranno eseguiti in automatico da qualunque sistema di brokeraggio o di banking online si utilizzi per investire. In questo modo si eliminerà la componente emozionale dall'investimento, eliminando la paura e l'avidità che possono agire sul medesimo.