Le borse europee, che mercoledì hanno scavalcato con un bel balzo i massimi dello scorso mese, ieri hanno tentato di estendere ancora il rialzo e, dal punto di vista puramente statistico, ci sono anche riuscite. Eurostoxx50, il paniere delle blue chip dell’Eurozona, ha infatti messo a segno la sua quinta seduta positiva consecutiva, chiudendo a 3.442 punti (+0,19%) ed è arrivato ormai ad un soffio dall’area compresa tra 3.452 e 3.463 punti. Questi due livelli molto vicini rappresentano i massimi di settembre e di agosto dello scorso anno e costituiscono la prossima forte resistenza da attaccare.

La molta strada già percorsa nelle ultime nove sedute, dai minimi del 25 marzo scorso ai massimi di ieri, ammonta a quasi 5 punti percentuali, un risultato che, in questo periodo di rendimenti azzerati, potrebbe essere soddisfacente raggiungere non in nove sedute ma in un intero anno. Se aggiungiamo il timore reverenziale che l’area di resistenza induce negli investitori, comprendiamo i motivi alla base della performance cauta, sebbene positiva, realizzata ieri dall’indice europeo.

I vecchi commentatori di borsa chiamavano queste giornate “pausa di consolidamento”, ipotizzando naturalmente che dopo la pausa ci debba essere la ripresa del rialzo. Personalmente ritengo meno partigiano usare i termini “pausa di riflessione”, poiché la ripresa del rialzo è ancora da verificare ed ho imparato a non dare mai nulla per certo.

La voglia di salire sembra ancora presente. Del resto la politica sta dando una mano alle aspettative rialziste. In attesa che a Londra venga partorito quel piano bipartisan che consenta di attuare una soft Brexit, è stato il duo Trump-Xi Jinping a spargere ottimismo sull’imminente raggiungimento dell’accordo di pace commerciale. Il leader cinese ha fatto recapitare al Presidente americano un messaggio rassicurante, mentre il baldanzoso magnate USA ha immediatamente annunciato che l’accordo è più vicino che mai ed entro poche settimane verrà reso noto al mondo “qualcosa di davvero monumentale”.