Pec gioie e dolori. Una volta le carte e le multe potevano essere notificate solo con una raccomandata. Adesso ci arriva un Pdf. Magari attraverso la Pec, la posta elettronica certificata. Molti contribuenti, però si pongono una domanda: ma se ormai abbiamo capito che le email certificate possono sostituire le raccomandate, un documento in formato pdf ha valore legale?

Senza dubbio il pdf è ormai diventato un file di uso comune, diciamo pure uno standard che permette di far circolare con una certa semplicità i file di testo. Quanti siano un po' pratici di computer sanno, che se da un lato la Pec certifica chi abbia mandato il documento, un pdf potrebbe non essere munito di firma legale. Senza di questa non sarebbe garantita l'identità del mittente. Altri formati, invece, offrono questo tipo di informazione, ma soprattutto ne garantiscono il valore legale.

Multe e cartelle in pdf, via Pec: hanno valore legale?

La domanda che molti malcapitati utenti si porranno, quindi, è se una cartella od una multa notificata attraverso una Pec abbia valore legale, se il documento allegato è un pdf. O se al contrario sia necessario utlizzare un altro formato. I giudici tributari in più di un'occasione si sono dovuti occupare di questo problema: negli ultimi mesi è dovuta intervenire anche la Cassazione per frenare tutta una serie di pronunce che salvavano i contribuenti. Vediamo, quindi, quali considerazioni siano state effettuate su questo punto dalla Suprema Corte.

Iniziamo con il ricordare che la Pec è un sistema di posta elettronica che certifica l'avvenuta consegna dei messaggi. Il contenuto non può essre modificato dal destinatario. In altre parole equivale alla classica raccomandata cartacea, quella con avviso di ricevimento. La differenza sostanziale è che, in questo caso, a fornirci la prova che la mail sia stata recapitata è un file digitale, in formato xml. Questo sistema ha un valore legale: proprio per questo gli Agenti della risconssione ne fanno un ampio uso. Soprattutto quando è necessario notificare degli atti a contribuenti che hanno l'obbligo di dotarsi di una Pec: aziende, lavoratori autonomi, professionisti iscritti agli albi professionali.

Ricordiamo che gli indirizzi Pec dei soggetti obbligati a possederla sono noti all'Amministrazione finanziaria e si possono consultare su Ini-Pec e nel Registro Imprese. Ricordiamo, comunque, che spedire gli atti tramite una Pec è un sistema molto rapido, ma soprattutto molto meno costoso rispetto al classico servizio postale.

Quali formati deve avere la cartella di pagamento?

Insieme alla Pec possono essere trasmessi flies di qualsiasi tipo, purché siano in un formato valido. Ovviamente essendo dei documenti ufficiali, verranno utilizzati i formati più adatti per trasmettere le informazioni che contengono. A priori saranno scartati immagini, video o audio.

E' importante che il documento trasmesso tramite la Pec garantisca l'immodificabilità. Ovviamente i file Word o Pages non saranno adatti, perché il destinatario aprendoli sul proprio computer li può liberamente modificare. Una notifica che arrivi da un ufficio pubblico, ma che soprattutto contenga un atto tributario impositivo o di riscossione, richiede delle formalità maggiori rispetto ad un semplice scambio di documenti tra privati. Ci sono solo due strade percorribili quindi: il formato pdf (portable document format), del quale abbiamo parlato fino a questo momento e quello firmato digitalmente, che prenderà l'etensione .p7m, che inizialmente era proprio un file pdf a cui è stata aggiunta la firma elettronica.

Molti giudici hanno pesantemente bocciato l'uso del formato pdf per notificare le cartelle di pagamento: hanno, in questo modo, negato la sua valenza di documento informatico. La Corte di Cassazione, invece, ha ritenuto valida la notifica della cartella esattoriale in pdf. Non sarebbe quindi necessario che l'allegato sia in formato p7m e che contenga la firma digitale.

Alla fine il pdf vince su tutto e su tutti?

In estrema sintesi secondo i giudici della Corte Costituzionale non ci sarebbe alcuna norma che imponga che la copia per immagini su un supporto informatico di una cartella di pagamento dabba necessariamente essere provvista di una firma digitale. Nel momento in cui la cartella nasce come documento informatico, di per sé, è già una copia informatica della stessa cartella, in quanto è un atto nativo digitale.

La pronuncia che abbiamo menzionato è la prima intervenuta su questo complesso tema, ma non è isolata e la Cassazione è dovuta tornare più volte sull’argomento in quanto molte Commissioni tributarie continuavano a dichiarare nulle le cartelle notificate in pdf