Non c'è che dire, i dati USA hanno improvvisamente virato al peggio.

Dopo l'ISM  manufacturing di martedì, anche quello non manufacturing, pubblicato oggi, termina sotto la peggiore delle stime raccolte da Bloomberg.

Un serio campanello d'allarme per gli investitori,  oltre che per chi sostiene che gli USA stanno vincendo la  trade war. E' divertente notare che, allo stato  attuale, le survey indicano per la prima volta un attività più vivace in Cina che in USA sia sul manifatturiero che sui servizi.

E la  situazione non cambia se alle survey raccolte dagli uffici locali (NBS e ISM) sostituiamo gli omologhi PMI calcolati da Markit: manifatturiero abbiamo Cina a 51.4 e USA a 51.1, e servizi abbiamo USA a 50.9 e il dato Flash cinese (quello finale esce la prossima settimana) a 52.1.

Sorry, Mr Trump.

Ma sto divagando.

La seduta asiatica oggi ha ovviamente risentito  della debacle in Eurozone e a Wall Street ieri sera (S&P 500 -1.8%). Ma non quanto si potesse immaginare. Naturalmente la chiusura per festività dei mercati locali cinesi e di Seul ha pesato sui volumi. Tokyo ha ceduto parecchio, ma stranamente, Hong kong e le "H" shares hanno nuovamente mostrato resilience. Per incredibile che possa sembrare, a fronte del -3 % complessivo dell'S&P e del -4.5% dell'Eurostoxx, lo HSCEI ha recuperato lo 0.15% in aggregato nelle ultime 2 sedute, e lo Hang Seng lo 0.1%. Senza voler dare troppo peso alla performance di 2 giorni, c'è da domandarsi il motivo di tanta forza relativa. Si può notare che i PMI cinesi sono gli unici ad aver sorpreso in positivo a settembre e ad aver mostrato in aggregato un miglioramento dell'attività economica. Vedremo quando riaprirà Shanghai Martedi se l'effetto si estenderà alle "A" shares.