Stiamo parlando di Ape Sociale, il meccanismo di pensionamento anticipato che insieme a Opzione Donna, il Governo sembra volere prorogare fino alla conclusione del 2021. Gli appuntamenti di lavoro fra Governo e Sindacati si fanno via via più fitti per individuare i punti cardine della terza riforma pensionistica italiana. La prima fu quella del Governo Dini del 1995, la seconda del 2011 della tanto discussa Fornero. Parallelamente ai negoziati, avanza molta speculazione informativa sui media a proposito delle innumerevoli ipotesi di lavoro e sulle mille Quote possibili.

Ad oggi sembrano esistere, però, già alcuni punti fermi su cui il Governo pare insistere da qualche tempo. Quota 100 resisterà fino alla sua naturale scadenza, ovvero tutto il 2021, e per lo stesso periodo molto probabilmente verranno prorogati l’Ape Sociale e l’Opzione Donna.

Il differimento dei due meccanismi che consentono l’accesso anticipato al trattamento pensionistico rispetto a quanto previsto per la pensione di vecchiaia ordinaria, molto probabilmente sarà materia della prossima Manovra Finanziaria 2021. Esistono buone probabilità, tuttavia, che l'APE Sociale non sarà riconfermata a partire dall’inizio 2022, e i lavoratori delle categorie designate, che intendono fruire della finestra anticipata Ape Social, avranno poco più di un anno per inoltrare domanda.

In pensione anticipata a 63 anni con l’Ape Sociale

L’Ape Sociale è un’indennità a carico dello Stato, disciplinata dalla Legge Bilancio 2017, erogata dall’INPS a favore di soggetti in determinate condizioni previste dalla legge, che abbiano compiuto almeno 63 anni di età e non siano già titolari di pensione diretta in Italia o all’estero. L’indennità (definita anche ‘reddito ponte’) viene corrisposta, a seguito dell’accettazione della richiesta, fino al raggiungimento dell’età prevista per la pensione di vecchiaia, che per il 2020 è fissata ai 67 anni.

Gli anni contributivi minimi necessari affinché la domanda venga accettata sono 30 entro il 31 dicembre 2020, 36 invece per i lavoratori ‘gravosi’, con uno sconto massimo per le donne di 12 mesi per ogni figlio, fino a un limite massimo di 2 anni. Il lavoratore che richiede l’Ape Sociale deve inoltre avere cessato l’attività lavorativa.

Chi può richiedere l’Ape Sociale 2021 INPS

L’indennità è stata progettata a favore dei lavoratori iscritti all’Assicurazione Generale Obbligatoria (AGO) dei lavoratori dipendenti, alle gestioni speciali dei lavoratori autonomi, nonché alla Gestione Separata (Legge 335/1995) che si trovano in stato di disoccupazione, che assistono il coniuge o un parente convivente con handicap, che hanno una riduzione della capacità lavorativa accertata superiore o uguale al 74%, oppure ancora sono lavoratori dipendenti che abbiano svolto almeno 7 anni negli ultimi 10, oppure 6 anni negli ultimi 7 in una o più delle attività cosiddette gravose contenute nel Decreto del 18 aprile 2018.

Possono accedere al sussidio sia i lavoratori del settore pubblico che di quello privato. Non viene però riconosciuto ai liberi professionisti per i quali sia prevista l’iscrizione agli Albi professionali.

Come fare domanda per accedere all’Ape Sociale 2021 dell’INPS

L’accesso alla pensione anticipata Ape Sociale avviene attraverso due distinte domande inoltrate all’INPS. La prima è quella relativa alla richiesta di riconoscimento delle condizioni di accesso al beneficio. Sei il lavoratore ritiene di possedere tutti i requisiti visti poco fa, può inoltrare all’INPS la domanda preliminare entro il 31 marzo, il 15 luglio, oppure, il 30 novembre.

Una volta accettata l’istanza preliminare, l’INPS avvierà l’istruttoria finalizzata alla verifica dei requisiti del lavoratore e procederà alla comunicazione del suo esito. Il 31 dicembre 2020 è il termine ultimo entro cui l’Istituto previdenziale invierà la comunicazione per le domande di verifica delle condizioni inoltrate oltre il 15 luglio, e quindi anche entro il 30 novembre. Per le domande presentate entro il 31 marzo, l’INPS darà risposta entro il 30 giugno e per quelle inoltrate entro il 15 luglio, la risposta arriverà entro il 15 ottobre.

Ottenuto l’esito positivo dell’accertamento dei requisiti necessari per accedere all’APE Sociale, e dunque la loro certificazione da parte dell’INPS, il lavoratore potrà inoltrare finalmente la domanda di liquidazione.

Entrambe le domande, sia quella di riconoscimento delle condizioni per l’accesso al beneficio e sia quella di liquidazione, andranno indirizzate alle sedi territoriali INPS di competenza in modalità telematica utilizzando i canali istituzionali.

Il portale web INPS alla pagina dedicata presenta il link di accesso alla procedura, alla quale accedere con le proprie credenziali, PIN (che sarà presto eliminato), oppure SPID . L’alternativa all’inoltro autonomo con la procedura guidata INPS, l’Ape Social può essere richiesta appoggiandosi ai patronati o ai centri CAF.

Qual è l’importo mensile dell’APE Sociale 2021 INPS

L’indennità è rapportata all’importo della rata mensile di pensione calcolata al momento dell’accesso alla prestazione. Se quest’ultima è inferiore a 1.500 Euro, l’assegno mensile APE Sociale sarà pari alla rata di pensione stessa. Se invece la pensione è pari o superiore ai 1.500 Euro, la rata mensile APE Sociale sarà pari a 1.500 Euro. L’assegno non sarà rivalutabile e avrà 12 mensilità.

Dal punto di vista fiscale, il sussidio erogato verrà trattato come reddito da lavoro dipendente, con il riconoscimento del bonus 100 Euro. La sua decorrenza sarà calcolata dal primo giorno del mese successivo alla domanda di trattamento.

La Riforma delle pensioni 2022 e l’APE Sociale 2021

Ciò che abbiamo visto poco fa è lo stato attuale del sussidio APE Sociale, così come è stato progettato in via sperimentale dal primo Governo Conte. A oggi non esiste ancora conferma ufficiale di una sua proroga al 2021, anche se pare molto probabile, insieme a quella dell’Opzione Donna.

I negoziati fra Governo e Sindacati continuano e dalle ultime indiscrezioni sembrerebbe che il prossimo tavolo di confronto dovrebbe essere decisivo. Era stato fissato per lo scorso 25 settembre, ma poi posticipato al prossimo 14 ottobre a seguito della decisione della Ministra del Lavoro, Nunzia Catalfo, di mettersi in quarantena volontaria a seguito di un contatto avuto con una persona positiva al Covid-19. Un comunicato del sito del Governo, datato 28 settembre, ricorda come

il Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, Nunzia Catalfo, ha convocato mercoledì 14 ottobre 2020 i Sindacati, per una nuova riunione del Tavolo tecnico di studio sulla riforma del sistema pensionistico.

Le ipotesi di Riforma delle pensioni 2022

L’ago della bilancia di questo infinito nodo da sciogliere delle pensioni, si sposta incessante fra tre poli magnetici. I Sindacati, che sostengono le sorti dei lavoratori, il Governo che apparentemente prende le parti dei cittadini ma che, forse, è più interessato ai complessi conti pubblici e a mostrarsi virtuoso nei confronti dell’UE, ovvero il terzo polo magnetico, quest’ultimo, che di fatto sposterà il peso delle decisioni che saranno prese.

Le parti sociali spingono verso una flessibilità in uscita già dai 62 anni di età, oppure a partire dai 41 anni contributivi per tutti e senza penalizzazioni, indipendentemente dall’età anagrafica. Dall’altro lato il Governo però, ritiene queste soluzioni troppo costose e troppo distanti dalle aspettative di Bruxelles. La Riforma Fornero rimane comunque il muro alla fine della notte del 31 dicembre 2021, contro cui si dovranno scontrare molti lavoratori, soprattutto quelli nati fra il 1955 al 1959, alle prese con lo scalone dei 5 anni, inarrivabili dal basso dei 62 anni minimi della Quota 100.

Parti politiche si sono già mostrate agguerrite in proposito, disposte a fare qualunque cosa pur di non arrivare alla conferma della Fornero. Lo stesso Conte, in un recente incontro al Festival dell’Economia di Trento, ha dichiarato senza ombra di dubbi che fra i molti impegni di riforme dei prossimi mesi, Quota 100 non è all’ordine del giorno.

A oggi sembra trovare il maggiore accordo fra le parti quella che viene definita una doppia flessibilità in uscita. In questo assetto pensionistico, le stesse categorie di lavoratori APE Sociale (disoccupati, caregivers e gravosi) avrebbero garantita un’uscita a 62 anni (scalone dunque azzerato) e 36 anni contributivi, con penalizzazioni assenti o di minima entità. Tutti gli altri lavoratori si troverebbero invece alle prese con una sorta di Quota 102, ovvero 64 anni in uscita con 37-38 anni di contributi e penalizzazioni nell’ordine del 2,8-3% per ogni anno di anticipo. Le categorie svantaggiate verrebbero così tutelate evitando loro penalizzazioni in termini economici e di età in uscita. Tutti gli altri lavoratori vedrebbero lo scalone meno impegnativo da tollerare, e troverebbero un’uscita anticipata più facile da digerire rispetto a quanto consentito dalla Legge Fornero, al costo delle penalizzazioni sull’assegno mensile. Una soluzione questa che sembra tenere tranquille le parti in gioco, almeno per ora e fino all’incontro del 14 ottobre.

In questo mare di incertezze e di ipotesi, esiste però una sola certezza. Quella dei lavoratori che attendono risposte chiare e precise, capaci di riconoscere come una vita di lavoro non possa essere tradotta in una combinazione senza fine di numeri scritti dopo la parola Quota. I prossimi negoziati Governo e parti sociali, probabilmente ci daranno risposte in materia, anche se il numero delle forze in gioco ci porta a credere che la strada della Riforma della pensione INPS 2022 sia ancora molto lunga e tortuosa.