Sicuramente uno dei temi che sta angosciando maggiormente chi deve andare in pensione è a quale età possa andarci. Ma soprattutto quando possa uscire dal mondo del lavoro: nel caso in cui si avessero, alle spalle, solo e soltanto 20 anni di versamenti è possibile anticipare l'età della pensione? Per poter ottenere l'assegno di vecchiaia, l'Inps richiede che il lavoratore, oltre ad aver compiuto l'età corretta per andare in pensione (67 anni, almeno fino al 31 dicembre 2022), abbia maturato almeno 20 anni di contribuzione. Che possono scendere a 20, in casi molto particolari.

Ma la domanda che un po' tutti i lavoratori si stanno ponendo è questa: con solo 20 anni di contributi è possibile richiedere una pensione diversa rispetto a quella di vecchiaia o, prima del raggiungimento di questi requisiti, non si ha diritto ad alcunché? Proviamo a vedere cosa potrebbe accadere.

Pensione e contributi: una sinergia necessaria?

Proviamo a riproporre la domanda, così diventa più semplice capire dove cerchiamo di andare a parare. E' possibile richiedere la pensione anticipata con solo e soltanto 20 anni di contributi? La risposta è no: per poter richiedere la pensione anticipata ordinaria è necessario essere in possesso di almento 41 anni e 10 mesi di contributi per le donne e di 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini. Non sarà possibile nemmeno accedere a Quota 100, che richiede un minimo di 38 anni di contributi. Non è possibile evocare nemmeno l'opzione donna, per la quale la contrbuzione minima richiesta è pari a 35 anni.

Per il momento abbiamo iniziato ad elencare cosa non è possibile richiedere. Ma all'orizzonte ci sono altre possibilità. Nel caso in cui, il lavoratore, appartenga ad alcune catedorie, potrà richiedere la pensione anticipata contributiva a 64 anni, la pensione anticipata di invalidità a 61 anni - per le donne l'età scende a 56 anni -; mentre per l'isopensione o l'assegno straordinario ci si può arrivare addirittura con solo 60 anni di contributi.

Quanti stiano lavorando nel settore privato e che siano in possesso di un'invalidità pensionabile pari ad almeno l'80%, possono ottenre la pensione di vecchiaia, anche solo con 20 anni di contributi. Purché rispondano ai seguenti requisiti:

  • 56 anni di età per le donne, più dodici mesi di finestra;
  • 61 anni di età per gli uomini, più dodici mesi di finestra.

E' importante sottolineare che la pensione di vecchiaia anticipata per invalidità è, in sintesi, una vera e proria pensione di vecchiaia. Viene riconosciuta con un forte anticipo solo perché è stata accertata un'invalidità. Non deve essere, però, una generica invalidità civile: quindi non è sufficiente una riduzione della capacità lavorativa. L’invalidità deve essere invece valutata in relazione alle specifiche attitudini, capacità e mansioni del lavoratore.

Andare in pensione un po' prima: qualche altro caso!

In quali altri casi è possibile richiedere la pensione di vecchiaia in anticipo. E' possibile farlo nel caso in cui si rientri nelle cosiddette tre deroghe Amato. In questo caso è possibile andare in pensione con solo 15 anni di contributi.

E' invece possibile possibile richiedere la pensione anticipata a 64 anni nel caso in cui:

  • il lavoratore non abbia versato dei contributi prima del 1996;
  • il lavoratore abbia dei contributi versati prima del 31 dicembre 1995, ma abbia optato per il computo presso la Gestione Separata;
  • il trattamento risulti essere pari ad almento 2,8 volte l'assegno sociale, ossia 1.287,52 euro.

Ricordiamo che nel 2023 l'età per poter andare in pensione anticipata contributiva salirà (sempre che non cambino qualche legge prima) a 64 anni e 3 mesi. I 20 anni di contribuzione devono essere considerati al netto dei contributi figurativi.

Per poter entrare in pensione anticipatamente, è possibile sfruttare anche lo scivolo dell'isopensione. Istituito dalla Legge Fornero del 2012, consente ai lavoratori di uscire dal mondo del lavoro sino a un massimo di 4 anni senza perdere la retribuzione. Sino al 31 dicembre 2020, è consentito un anticipo di 7 anni. Che cosa vuol dire? Significa che il lavoratore può anticipare l’età pensionabile sino a 7 anni, cioè può uscire dal lavoro con un minimo di 60 anni di età. Sfortunatemente questa soluzione non è destinata a tutti i lavoratori ma solo a quelli in esubero, ma che soprattutto siano nelle seguenti condizioni:

  • che siano occupati presso aziende con più di 15 dipendenti;
  • che gli manchino non più di 4 anni al raggiungimento della pensione di vecchiaia;
  • ci sia un accordo sindacale aziendale per l'uscita volontaria degli esuberi;
  • stipulino un accordo con l'azienda, con il quale accettano la cessazione del rapporto di lavoro.

Pensione in anticipo: un'altra opportunità

Un altro modo per poter anticipare la pensione è riservato ai lavoratori di quelle aziende che abbiano più di mille dipendenti. La soluzione percorribile è quella del prepensionamento con contratto di espansione. Grazie a questo scivolo possono avviarsi sulla strada della pensione quei lavoratori che non siano a più di 5 anni dal conseguimento del diritto alla pensione di vecchiaia. A questi dipendenti, dietro consenso e previa conclusione di accordi di non opposizione, l’azienda deve riconoscere, a fronte della cessazione del rapporto di lavoro, un’indennità mensile di accompagnamento alla pensione. Qual è l’importo dell’indennità di prepensionamento? L’importo di questa prestazione economica deve essere commisurato alla pensione lorda maturata al momento della cessazione del contratto lavorativo.

L’indennità spetta a partire dalla risoluzione del rapporto e sino al raggiungimento della prima data utile per la pensione anticipata o di vecchiaia ordinaria; la prestazione economica può essere comprensiva della Naspi (l’indennità di disoccupazione spettante alla generalità dei lavoratori dipendenti).I n buona sostanza, il lavoratore che beneficia del contratto di espansione, anziché pensionarsi a 67 anni, può prepensionarsi a partire dai 62 anni.