Sicuramente uno dei nodi più antipatici da sciogliere è quello delle rivalutazioni delle pensioni. Da molti è considerato un vero e proprio rompicapo, da altri un rebus, mentre c'è chi addirittura la considera una vera e propria beffa! E' una questione che il nostro paese si porta dietro da poco meno di 10 anni, ossia da quanto l'allora Governo Monti decise il blocco delle rivalutazioni dell'assegno della pensione nel corso della crisi finanziaria del 2011.

Questa famigerata misura venne istitituita dal Decreto Salva Italia: durante quel particolare contesto storico, il premier Mario Monti ed Elsa Fornero, in quel periodo Ministro del Lavoro, decisero di dividere in varie fasce gli assegni dei pensionati. Da un certo importo - a dire il vero nemmeno troppo alto - si decise il blocco della rivalutazione delle pensioni. Lo scopo era quello di salvare i conti pubblici.

Pensione: le conseguenze del blocco!

Quelle messe in campo dall'allora premier Mario Monti sarebbero dovute essere state delle misure occasionali. Sarebbero dovute rimanere valide per un periodo di tempo limitato. Ma come ben sappiamo, in Italia non c'è niente di più definitivo rispetto al provvisorio: questa promessa non venne mantenuta. Come molti ben avranno capito l'obiettivo è quello di tagliare l'assegno della nostra pensione, ma sicuramente il problema nasce spontaneo. Finché la misura rimane circoscritta e limitata ha un senso. E' un'operazione straordinaria, fa male al cuore e alle tasche, ma potrebbe risultare anche accettabile. Ovviamente se la durata della misura fosse stata di un anno, massimo due. Poi qualcosa non ha funzionato, tanto che la Corte Costituzionale è stata costretta ad intervenire più volte proprio su questo argomento.

Giusto per capire che la questione non è proprio recente, basti pensare che la Corte Costituzionale è intervenuta la prima volta nel 2015, quando venne emessa una sentenza che sicuramente ha dello storico, perché decreta l'incostituzionalità del decreto. Arriva poi il Bonus Renzi, che con buona pace di tutti, cerca di trovare una soluzione alla buona per il Governo. Ma soprattutto evita di far fare una brutta figura. In estrema sintesi si è cercato di dare un contentino ai pensionati, benché il beneficio sulla pensione sia arrivato a non molte persone.

Pensioni: quali diritti sono stati violati?

Nel corso di un'intervista rilasciata a IlGiornale.it, l'avvocato Celeste Collovati, spiega che, almeno dal punto di vista giuridico, saremmo davanti ad una violazione degli articoli 3, 36 e 38 della costituzione.

Arrivando ai giorni nostri - spiega Collovati -, il problema è che ancora sussiste il blocco delle rivalutazioni, nuovamente istituito con la legge di Bilancio del 2019 che introduce l’ennesima mannaia sulle pensioni.

Questo ulteriore blocco della rivalutazione delle pensioni sta, ovviamente, provocando tutta una serie di danni e problemi economici ai nostri pensionati. Molti pensionati si sono visti ridurre il proprio potere d'acquisto. Come se non bastasse, nella Manovra 2020 è arrivata la beffa: viene introdotta una nuova rivalutazione, ma viene limitata ad alcune fasce di pensioni. Diciamo che sono stati erogati pochi euro, giusto per dare il contentino ai più critici.

Non a caso, ad oggi, è ancora possibile fare ricorso - spiega sempre Collovati nella sua intervista -. Perché siamo di fronte a una violazione della Carta che interessa le pensioni più alte (ma che poi alte non sono), e in particolare quelle che vanno dalle sei volte in su il minimo Inps. Gli assegni pari ai 3mila euro lordi circa sono stati colpiti in modo evidente dal blocco rivalutativo. Una vera discriminazione all’interno del mondo dei pensionati.

Questo significa che, anche se nascosto, il blocco continua ad esserci. E' questo è evidentemente anticostituzionale, perché ha perso il carattere di eccezzionalità legato alla crisi economica che l'Italia stava attraversando in quel periodo e che aveva portato alla sua introduzione.

Pensioni e pensionati: è tempo di afiflare le armi!

Adesso l'Italia è in attesa della nuova sentenza della Corte Costituzionale. Molto probabilmente dovrebbe arrivare ad ottobre. Nel frattempo i pensionati, massacrati da tagli e blocchi delle proprie pensioni, sono pronti a tutelarsi nelle sedi opportune. In molti casi, quando si è già arrivati in tribunale, le sentenze sono state favoreli ai pensionati e hanno giudicato fondate le loro richieste. Adesso si rimane in attesa della decisione definitiva.

Alcune categorie di pensioni - con la Manovra 2020 - hanno una ricevuto una rivalutazione. L'importo è stato minimo, ma è arrivato. Per il momento, comunque, la si può considerare come una sorta di vittoria di Pirro, perché i pochi euro che sono giunti nelle tasche dei pensionati sembrano più che altro una misera mancia. L'importo della rivalutazione delle pensioni è veramente minimo: si parla di uno 0,4%. Un'importo legato all'inflazione e determinato dai dati Istat. Grazie all'ultima legge di bilancio le pensioni aumentano di poco: l'aumento è stato scaglionato in sei aliquote diverse:

  • 100% per i redditi fino a quattro volte il trattamento minimo (che è pari a 513 euro);
  • 77% per i redditti pari a 5 volte il trattamento minimo;
  • 52% per i redditti pari a 6 volte il trattamento minimo;
  • 47% per i redditti pari a 8 volte il trattamento minimo;
  • 45% per i redditti pari a 9 volte il trattamento minimo;
  • 40% per i redditti superiori a 9 volte il trattamento minimo.

Dal 2022 gli scaglioni diventeranno tre: rivalutazione al 100% fino a 2.029 euro, del 90% tra i 2.029 e 2.538, del 75% sopra quella cifra.