Dopo le tavole rotonde della scorsa primavera e quella di fine estate, Governo e Sindacati sono tornati a trattare in materia di riforma delle pensioni. Dall’incontro del 14 ottobre sono emerse alcune posizioni chiare del Governo, anche in vista della imminente legge di Bilancio che impone una priorità fra i temi trattati che richiedono una risoluzione nel prossimo futuro.

Ape Sociale e Opzione donna trovano conferma di proroga per tutto il 2021, mentre il tema dello scalone dei 5 anni alla scadenza naturale di Quota 100, sembra rappresentare lo scoglio più imponente da superare, con le parti sociali arroccate sulla posizione di Quota 41.

Ma la novità forse più interessante, e inaspettata, è l’annuncio della Ministra del Lavoro, Nunzia Catalfo, di una proposta di legge volta all’eliminazione dei tagli sugli assegni pensionistici derivanti dai cali del PIL.

L’impegno del Governo allo stop ai tagli sulle pensioni INPS

Il pacchetto di misure che con relativa certezza entreranno nella prossima legge di Bilancio che Nunzia Catalfo ha presentato ai referenti di settore di Cgil, Cisl e Uil, prevede, fra le altre, l’impegno da parte del Governo a individuare provvedimenti capaci di salvaguardare gli interessi dei pensionati, mettendoli al riparo dai tagli sugli assegni nel caso si verificassero cali del Pil, analogamente a quanto accaduto in occasione dell’emergenza sanitaria.

La proposta di legge annunciata dalla Ministra prevede la sterilizzazione degli effetti del calo del Pil sul montante contributivo. Questa azione, nelle intenzioni del Governo, andrebbe a scongiurare la riduzione degli importi dei trattamenti previdenziali che verranno erogati nei prossimi anni. Una misura simile venne già attuata nel 2015 con numeri negativi del Pil molto diversi da quelli attuali. Ora, pertanto, non dovrebbe essere difficile replicare ciò che è stato fatto in passato ma in condizioni più favorevoli.

Tra le altre misure presentate alle parti sociali, hanno trovato spazio la ormai sicura proroga per tutto il 2021 dell’Opzione donna e dell’Ape Sociale agevolata a ulteriori categorie di lavoratori, ampliata anche a chi non percepisce la Naspi.

Nell’idea delle parti sociali, Quota 41 potrebbe venire estesa anche a quei lavoratori con almeno 41 anni contributivi, ai quali vengono riconosciuti particolari condizioni di fragilità, nella fattispecie, cardiopatici, pazienti immunodepressi e malati oncologici. Questo meccanismo potrebbe trovare completamento nelle condizioni sanitarie già previste per l’accesso all’Ape Sociale. Quest’ultima, infatti, riconosce l’accesso all’anticipo pensionistico ai lavoratori, indipendentemente dall’età anagrafica, che hanno nel loro paniere contributivo 41 anni, di cui 12 mesi versati prima del compimento dei 19 anni, i cosiddetti ‘lavoratori precoci’. Oltre tale requisito i richiedenti devono dimostrare di essere in possesso di pensione-inps-tagli-assegno-quota

Dopo le tavole rotonde della scorsa primavera e quella di fine estate, Governo e Sindacati sono tornati a trattare in materia di riforma delle pensioni. Dall’incontro del 14 ottobre sono emerse alcune posizioni chiare del Governo, anche in vista della imminente legge di Bilancio che impone una priorità fra i temi trattati che richiedono una risoluzione nel prossimo futuro.

Ape Sociale e Opzione donna trovano conferma di proroga per tutto il 2021, mentre il tema dello scalone dei 5 anni alla scadenza naturale di Quota 100, sembra rappresentare lo scoglio più imponente da superare, con le parti sociali arroccate sulla posizione di Quota 41.

Ma la novità forse più interessante, e inaspettata, è l’annuncio della Ministra del Lavoro, Nunzia Catalfo, di una proposta di legge volta all’eliminazione dei tagli sugli assegni pensionistici derivanti dai cali del PIL.

L’impegno del Governo allo stop ai tagli sulle pensioni INPS

Il pacchetto di misure che con relativa certezza entreranno nella prossima legge di Bilancio che Nunzia Catalfo ha presentato ai referenti di settore di Cgil, Cisl e Uil, prevede, fra le altre, l’impegno da parte del Governo a individuare provvedimenti capaci di salvaguardare gli interessi dei pensionati, mettendoli al riparo dai tagli sugli assegni nel caso si verificassero cali del Pil, analogamente a quanto accaduto in occasione dell’emergenza sanitaria.

La proposta di legge annunciata dalla Ministra prevede la sterilizzazione degli effetti del calo del Pil sul montante contributivo. Questa azione, nelle intenzioni del Governo, andrebbe a scongiurare la riduzione degli importi dei trattamenti previdenziali che verranno erogati nei prossimi anni. Una misura simile venne già attuata nel 2015 con numeri negativi del Pil molto diversi da quelli attuali. Ora, pertanto, non dovrebbe essere difficile replicare ciò che è stato fatto in passato ma in condizioni più favorevoli.

Tra le altre misure presentate alle parti sociali, hanno trovato spazio la ormai sicura proroga per tutto il 2021 dell’Opzione donna e dell’Ape Sociale agevolata a ulteriori categorie di lavoratori, ampliata anche a chi non percepisce la Naspi.

Nell’idea delle parti sociali, Quota 41 potrebbe venire estesa anche a quei lavoratori con almeno 41 anni contributivi, ai quali vengono riconosciuti particolari condizioni di fragilità, nella fattispecie, cardiopatici, pazienti immunodepressi e malati oncologici. Questo meccanismo potrebbe trovare completamento nelle condizioni sanitarie già previste per l’accesso all’Ape Sociale. Quest’ultima, infatti, riconosce l’accesso all’anticipo pensionistico ai lavoratori, indipendentemente dall’età anagrafica, che hanno nel loro paniere contributivo 41 anni, di cui 12 mesi versati prima del compimento dei 19 anni, i cosiddetti ‘lavoratori precoci’. Oltre tale requisito i richiedenti devono dimostrare di essere in possesso di altri specifici requisiti. Devono innanzitutto essere disoccupati a seguito di licenziamento e non devono usufruire da almeno 3 mesi dell’indennità di disoccupazione. Oltre questo è richiesta loro un’invalidità certificata non inferiore al 74%, oppure essere caregiver, ovvero contestualmente all’istanza di pensionamento devono dimostrare di assistere il coniuge o un parente di primo grado convivente con handicap grave, oppure ancora appartenere alla categoria di lavoratori dipendenti addetti alle mansioni cosiddette gravose.

Allo stato attuale, un nodo ancora da scogliere sembra essere quello relativo alla possibilità di estendere l’Ape Sociale anche ai lavoratori ‘fragili’ (oncologici, immunodepressi, cardiopatici). La principale resistenza in questo senso proviene dal Ministero dell’Economia. Analoghe prove di forza che la Ministra del Lavoro, Nunzia Catalfo, dovrà sostenere con lo stesso dicastero, saranno quelle sul tema di una rimodulazione più vantaggiosa dei contributi richiesti all’accesso all’Ape Sociale per lavoratori edili, marittimi e agricoli, oppure ancora sull’apertura del concetto di lavoratore gravoso a favore di profili professionali come il personale sanitario e socio-assistenziale, soprattutto alla luce delle recenti esperienze conseguenti alla pandemia Covid-19.

Le altre proposte del Governo in materia di pensioni INPS

In vista della prossima manovra, l’esecutivo ha presentato le altre misure che dovrebbero essere operative per tutto il 2021. La platea di beneficiari dei contratti di solidarietà espansiva si amplierà con l’adozione di una soglia di accesso che passerà da 1000 a 500 unità di organico per le imprese che ne possono usufruire. Accompagnare un numero maggiore di lavoratori al momento di accesso alla pensione di anzianità, porterebbe alla creazione di nuove opportunità occupazionali per le nuove generazioni.

E ancora, è stato presentato un provvedimento volto a risolvere il problema della piena copertura previdenziale per le centinaia di migliaia di lavoratori, in gran parte precari, donne e giovani, con part-time verticale, che verrà equiparato a quello orizzontale. E ancora, il lancio di un nuovo periodo di sei mesi nel quale aderire ai fondi pensione attraverso la formula del silenzio assenso.

Nessuna risposta, invece, come ricorda il sito pensionipertutti.it, è giunta alle parti sociali in merito agli esodati e alla possibilità di estendere la quattordicesima in essere alle pensioni fino a 1.500 Euro.

La nuova ipotesi sull’isopensione

Altra misura considerata dall’esecutivo nell’appuntamento di mercoledì scorso, il cui aggiornamento entrerà sicuramente a fare parte della prossima legge di Bilancio, è stata l’isopensione, forma di accompagnamento alla pensione pagata dalle aziende del settore privato che hanno in organico oltre 15 dipendenti, e introdotta da Elsa Fornero nel 2012.

L’isopensione prevede che sia l’azienda a versare l’assegno pensionistico al posto dell’INPS fino alla maturazione del diritto del lavoratore ad accedere alla pensione di vecchiaia. Inoltre, la stessa azienda è tenuta a farsi carico della copertura contributiva al fine sia di evitare penalizzazioni per i lavoratori a livello previdenziale, e sia al fine di garantire agli stessi lavoratori l’adeguata copertura pensionistica fino al momento del raggiungimento della pensione di anzianità definitiva corrisposta dall’INPS. Secondo la norma, il lavoratore al momento dell’esodo andrà a percepire l’importo pari a quanto maturato fino a quel momento.

L’isopensione inizialmente prevedeva un anticipo da parte dell’azienda di 4 anni di copertura previdenziale. Successivamente, la legge di Bilancio 2018 estese la tempistica a 7 anni per il triennio 2018-2020. La prossima legge di Bilancio 2021 molto probabilmente andrà a confermare il mantenimento fino ai 7 anni della isopensione.

Questa tipologia di anticipo pensionistico, per i primi anni a carico dell’azienda privata, non ha riscosso un grande successo fra i datori di lavoro, evidentemente a causa degli elevati costi che l’azienda stessa deve sostenere nel momento in cui decide di farsi carico di trattamenti previdenziali al posto dell’INPS. Nel recente incontro con il Governo, Cgil, Cisl e Uil propongono allora l’introduzione di un meccanismo misto sottostante l’isopensione. La Naspi verrebbe inserita nel primo periodo di uscita dal lavoro con l’isopensione, si parla dei tre anni iniziali, andando a ridurre sensibilmente i costi a carico delle aziende. L’opzione diverrebbe quindi maggiormente fruibile dai datori di lavoro.

La riforma delle pensioni INPS dopo Quota 100

Il tema del superamento di Quota 100, ovvero il complesso capitolo della riforma pensionistica che dal 1° gennaio 2021 dovrà essere definita e operativa, è stato rimandato ai tempi successivi alla legge di Bilancio 2021. Qualunque idea di rinnovo di Quota 100 alla sua naturale scadenza prevista alla fine del 2021, è ormai definitivamente abbandonata. 

La misura è ormai letta da più parti quasi come un fallimento, che non ha condotto ai risultati per cui era stata progettata. Nata per contrastare la Riforma delle Pensioni del Governo Monti del 2011, e offrire un canale di uscita ulteriore a quelli tradizionali di pensione anticipata e di vecchiaia, Quota 100 consente ai lavoratori di 62 anni di età e con 38 anni di contributi di uscire anticipatamente dal mondo dal lavoro senza penalizzazioni sul calcolo dell’assegno previdenziale.

Nella realtà dei fatti, il numero di lavoratori che hanno usufruito della finestra di uscita anticipata è stato sensibilmente inferiore alle aspettative del Governo. Le risorse stanziate in bilancio vennero sicuramente sovradimensionate rispetto a quanto poi furono le richieste. Anche lo stesso ricambio generazionale, che Quota 100 voleva garantire attraverso un ingresso più agevole al mondo del lavoro da parte dei giovani, e che venne descritto come uno degli obiettivi primari della misura, in realtà non ebbe ricadute pratiche di entità sufficiente a giustificare l’adozione della misura. A questo si aggiungono i rapporti con l’UE che non ha mai visto di buon occhio il meccanismo di Quota 100, troppo lontano dai virtuosi percorsi previdenziali adottati dagli altri stati membri. Per il nostro esecutivo, dunque, l’abbandono di Quota 100 significherebbe un riallineamento alle linee guida europee sul tema pensioni. Alla luce di questi dati, la Quota 100 è ormai destinata a giungere alla sua naturale scadenza del 31 dicembre 2021, senza possibilità di entrare nell’ordine del giorno. Nel frattempo svolgerà un ruolo puramente di ammortizzatore sociale, particolarmente utile in questo periodo di emergenza sanitaria. Dovrà comunque essere sostituita da un altro meccanismo previdenziale, capace di fare fronte allo scalone dei 5 anni che separano i 63 anni, di accesso alla Quota 100, dai 67 anni di accesso alla pensione di anzianità della Legge Fornero, che attende i lavoratori il 1° gennaio 2022.