Flessibilità è la parola chiave che domina in queste settimane (e dominerà in quelle future) i tavoli di confronto fra Governo e Sindacati. La data del 31 dicembre 2021 è vista come il momento cruciale in cui la sperimentale Quota 100 andrà in pensione, lasciando spazio a una nuova forma di pensionamento che dovrebbe garantire flessibilità in uscita e scongiurare il temutissimo scalone dei 5 anni che si verificherebbe al ripristino della Legge Fornero.

Un sistema pensionistico sempre più orientato verso il metodo di calcolo dell’assegno di tipo contributivo, è mosso dal principio del ‘più versi, più avrai’. Più il lavoratore rimane occupato, cioè, e più il suo assegno nel momento in cui andrà in pensione avrà un importo alto. È pertanto indispensabile offrire al contribuente la libertà (flessibilità) di scelta del momento in cui uscire dal mondo del lavoro.

Il nodo che sorregge i negoziati di queste settimane dovrebbe essere il giusto compromesso fra le istanze delle parti sociali a difesa del lavoratore e dei suoi diritti di futuro pensionato da una parte, e le esigenze del Governo dall’altra, attento a trovare una via di uscita verso una Riforma pensionistica che addolcisca il più possibile l’impatto sui conti pubblici e sia sostenibile negli anni a venire. Il tutto senza dimenticare l’occhio vigile dell’UE molto attento in materia, a seguito del Recovery Found.

Sono in studio molte ipotesi che tentano di trovare un equilibrio fra età anagrafica ed età contributiva. In queste ore sembra prendere forza l’idea di una doppia flessibilità in uscita, una destinata a chi svolge lavori gravosi, l’altra per tutti gli altri.

Pensione e doppia flessibilità in uscita con Quota 98 e Quota 101

Una delle proposte più recenti messe sul tavolo da CGIL, CISL, UIL e Governo sembra essere la doppia flessibilità in uscita che sarebbe garantita dalla compresenza di due meccanismi differenti, uno destinato ai lavoratori che operano in condizioni usuranti e gravose, l’altro a cui si atterrebbero tutti gli altri futuri pensionati.

Quota 98 (o forse 99) fa riferimento alla somma di 62 anni di età anagrafica minima e 36 anni contributivi, requisiti che il lavoratore dovrebbe avere per ricevere l’assegno. L’età sarebbe la stessa della Quota 100, varierebbero invece gli anni di lavoro che dai 38, sempre della Quota 100, scenderebbero a 36. Questa prima forma di meccanismo pensionistico sarebbe destinato agli addetti delle attività di lavoro cosiddetto gravoso che già conosciamo, perché le stesse dei beneficiari dell’APE Sociale, pensione precoce e Quota 41. Da tempo si discute, inoltre, di estendere il numero di queste categorie di lavoro usurante ad altre occupazioni, anche in relazione ai rischi sanitari legati all’emergenza Covid-19.

Questo primo meccanismo della Riforma pensionistica, non avrebbe penalizzazioni sull’assegno mensile, o potrebbe comportarne in minima misura.

L’altro meccanismo che andrebbe a completare il nuovo sistema pensionistico 2022, si rivolge a tutti gli altri lavoratori che non rientrano nelle categorie svantaggiate sopra citate.

Riforma delle pensioni con Quota 101 per tutti gli altri lavoratori

L’altra faccia della Riforma pensionistica ipotizzata, vedrebbe nella Quota 101 la nuova uscita flessibile per i lavoratori che dal primo gennaio 2022 si affacceranno alla pensione. Se Quota 98 è destinata a soggetti che svolgono attività considerate logoranti, Quota 101 include tutte le altre figure di lavoratori che non rientrano in questa categoria, e con un minimo di 64 anni di età anagrafica e 37 anni contributivi, potrebbero accedere al sistema pensionistico ipotizzato.

Rispetto alla Quota 100, per questa categoria di lavoratori, la nuova soluzione sul tavolo dei negoziati rappresenta sicuramente un passo indietro. Se con Quota 100, l’età minima pensionabile è fissata a 62 anni, con Quota 101 questa salirebbe a 64. Gli anni contributivi, invece scenderebbero di un anno, da 38 e 37. Dal punto di vista dell’assegno pensionistico mensile percepito, la Quota 101 prevederebbe penalizzazioni percentuali sullo stesso assegno, o in alternativa decrementi derivabili da un ricalcolo contributivo.

Il famoso e temutissimo scalone di 5 anni che alle condizioni attuali di Quota 100 verrebbe a determinarsi il primo gennaio 2022, sarebbe dunque ridotto di due anni. Alla scadenza dei tre anni sperimentali di Quota 100 i lavoratori si troverebbero cioè ad affrontare l’unica soluzione pensionistica disponibile, la riforma Fornero, con un ingresso alla pensione di vecchiaia a 67 anni, con soglie fisse e senza alcuna forma di flessibilità. Quota 101 mitigherebbe questo passaggio riportando l’età minima a 64 anni e rendendo il passaggio meno ampio e doloroso, pur con qualche penalizzazione, anche in termini di importo dell’assegno mensile. Chi andrebbe in pensione dal primo gennaio 2022 dovrebbe attendere, rispetto a chi si è ritirato entro il 31 gennaio 2021, soltanto 3 anni anziché 5 come accadrebbe se tornasse in vigore la Riforma Fornero.

I lavori gravosi che danno accesso alla pensione Quota 98

L’ipotesi di Riforma sul tavolo dei negoziati fra Governo e Sindacati che prevede la Quota 98, riconosce come potenziali fruitori del trattamento pensionistico i lavoratori addetti a mansioni particolarmente gravose che rientrano nel seguente elenco:

  • operai dell’industria estrattiva, dell’edilizia e della manutenzione degli edifici,
  • conduttori di gru e di apparecchi di sollevamento, conduttori di macchinari mobili per la perforazione nelle costruzioni,
  • conciatori di pelli e di pellicce,
  • conduttori di convogli ferroviari e personale viaggiante,
  • conduttori di mezzi pesanti e camion,
  • professioni sanitarie infermieristiche ed ostetriche ospedaliere con lavoro organizzato in turni,
  • addetti all’assistenza personale di persone non autosufficienti,
  • insegnanti di scuola dell’infanzia e educatori degli asili nido,
  • facchini, addetti allo spostamento merci ed assimilati,
  • personale non qualificato addetto ai servizi di pulizia di uffici ed esercizi commerciali, nei servizi di alloggio e nelle navi,
  • operatori ecologici e altri raccoglitori e separatori di rifiuti,
  • operai agricoli specializzati e non specializzati,
  • operai specializzati della zootecnica,
  • operai non qualificati nell’agricoltura e nella manutenzione del verde,
  • operai non qualificati addetti alle foreste, alla cura degli animali, alla pesca e alla caccia,
  • pescatori della pesca costiera, in acque interne, e in alto mare,
  • siderurgici di prima e seconda fusione, conduttori di forni ed altri impianti per la lavorazione del vetro, della ceramica e di materiali assimilati,
  • marittimi imbarcati a bordo: marinai di coperta e operai assimilati,
  • personale viaggiante dei trasporti marini ed acque interne.

Le altre opzioni di riforma delle pensioni

In questi ultimi mesi ci siamo ormai abituati a leggere proposte di Riforma pensionistica alternative alla Legge Fornero, ormai sempre più prossima.

Il percorso di rinnovamento pensionistico è partito dall’ipotesi di confermare la Quota 100 alla scadenza del suo triennio sperimentale, rendendola definitivamente operativa. La proposta sembra però ormai scartata per la sua scarsa sostenibilità economica.

Sono stati proposti allora nuovi meccanismi pensionistici alla ricerca di un giusto equilibrio fra conti dello Stato, esigenze europee ed esigenze del lavoratore (l’ordine qui è puramente casuale!), in nome di quella flessibilità di cui tanto si parla. Si è provato a valorizzare sistemi di uscita anticipata già in vigore, come Opzione Donna e Ape Sociale, tentando di adattarli all’intera platea di lavoratori.

La stessa Quota 41 per alcune settimane è stata l’osservata speciale, soprattutto da parte di alcune forze politiche, e vista come la potenziale soluzione di riforma, qualora venisse estesa a tutti i lavoratori, invece di essere destinata ai soli precoci e svantaggiati come lo è attualmente. Non dimentichiamo, inoltre, come i Sindacati sembrano gradire molto i 41 anni contributivi di questo meccanismo, se adattati a tutti i lavoratori e associati ai 62 anni di età minima di uscita. Da parte del Governo, però, Quota 41 non è vista di buon occhio perché difficilmente sostenibile economicamente, già dai primi anni, rispetto ad altri sistemi.

Nelle ultime ore, il calendario dei negoziati fra Governo e CGIL, CISL e UIL si sta facendo sempre più fitto e le proposte avanzate prendono via via forme più vivide e definite. Uno degli ultimi meccanismi che sembra riscuotere un discreto numero di consensi è la Quota 102, che garantirebbe flessibilità in uscita con 64 anni di età e 38 di contribuzione, e con penalizzazioni per ogni anno fino al raggiungimento del traguardo dell’età pensionistica di 67 anni. Meccanismo inedito, questo, che fino a oggi non ha mai trovato applicazione per nessuna categoria di lavoratori.

Soltanto i prossimi mesi sapranno offrirci qualche risposta a riguardo della Riforma delle pensioni 2022, che nelle intenzioni del Governo dovrebbe riuscire a mettere d’accordo esigenze dei lavoratori e conti pubblici, e garantire una sostenibilità del sistema pensionistico almeno per i prossimi dieci anni.