La domanda che molti lavoratori si pongono è la seguente: quando potrò andare in pensione? In questi giorni si parla di un taglio degli assegni, di una cancellazione del regime retributivo: su che cosa sarà improntata, realmente, la riforma delle pensioni? Uno dei nodi sui quali si concentra il dibattito pubblico è quella sull'allungamento dell'età pensionabile, ma - anche se sembra un contro senso - garantire anche l'uscita anticipata dal lavoro. Poi, sullo sfondo, rimane un'angoscia per tutti i genitori: i giovani lavoratori, i nostri figli, saranno quelli più penalizzati. Sì, perché troppo spesso si guarda alle esigenze dell'immediato e mai alla sostenibilità per il futuro del mondo delle pensioni.

Questo, sfortunatamente, è il palcoscenico nel quale si muovono tutti gli attori. Il testo dell'opera da rappresentare non è ancora scritto, possiamo affermare che è un canovaccio sul quale gli artisti improvvisano la propria parte. E' necessario, però, ricordare che il sistema pensioni, in Italia, al momento si regge su un equilibrio molto fragile, ma rischia, in ogni momento, di andare fuori controllo, soprattutto se le pensioni future continueranno ad essere erogate con il calcolo misto (contributivo e retributivo). Sembra abbastanza evidente che il Governo abbia intenzione di intervenire proprio su questo punto, introducendo, almeno per quanti abbiano intenzione di andare in pensione anticipatamente, il vincolo del calcolo della pensione solo con il sistema contributivo. Cancellando di fatto quello retributivo. Cosa stiamo dicendo? Stiamo affermando che quanti vorranno andare in pensione anticipatamente dovranno rinunciare ad andare in pensione con il sistema misto.

Pensioni, tutti i costi da pagare!

Ok, il nostro titolo può spaventare. Ma in estrema sintesi che vuol dire che verrà cancellato il regime retributivo? Nel caso in cui il lavoratore dovesse andare in pensione esclusivamente con il sistema contributivo si ritroverebbe l'assegno ridotto: stando alle stime che circolano in questi giorni la pensione verrebbe tagliata del 2,8-3% ogni anno, rispetto ai requisiti che sono previsti per andarci con la vecchiaia. Al vaglio dei tecnici, che stanno lavorando al progetto della riforma delle pensioni, ci sono state anche altre soluzioni, ma non porterebbero a benefici migliori e, soprattutto, rischierebbero di peggiorare l'impianto di tutto il sistema previdenziale.

Come se non bastassa, gli uffici del Ministro al lavoro, Nunzia Catalfo, devono tenere in considerazione anche la questione politica: Quota 100 è stata approvata dalla maggioranza Giallo-Verde, la cui componente principale continua a rimanere in Parlamento ancora oggi. Sembra assai difficile che voglia cancellare o stravolgere completamente quanto sia stato costruito nella stessa legislatura.

Pensioni: questo è il futuro ell'Italia!

In questi giorni Quota 100 è al centro del dibattito politico. Se da un lato sembra sia importante ed indispenabile che continui ad esserci una misura che permetta ai lavoratori di andare in pensione anticipatamente, dall'altra sembra che i numeri non abbiano premiato particolarmente Quota 100. I meriti sono innegabili, la misura ha dato la possibilità di andare in pensione anticipata a molti lavoratori. Anche se molto sarebbe da migliorare.

D'altro canto, non sembra possibile stravolgere l'intero impiando delle pensioni messo in piedi nel 2011 dalla Legge Fornero. A sottolineare quelle che sarebbero le necessità del sistema previdenziale è Claudio Durigon, deputato della Lega, che spiega:

Quota 100 ha funzionato. Sono i numeri a parlare. Grazie a Quota 100 la disoccupazione giovanile è diminuita dal 33 al 23% e abbiamo registrato 285 mila occupati in più rispetto all’anno precedente, nonostante la crescita zero del Paese. 300 mila italiani sono andati in pensione garantendo così un ricambio generazionale nel mondo del lavoro fondamentale per i giovani.

Durigon aggiunge che se il Governo avesse l'intenzione di smantellare completamente Quota 100 e tornare alla Legge Fornero, la Lega farà di tutto per fermare una ingiustizia che penalizza chi lavora da una vita e chi invece è in cerca di un’occupazione.

Quota 100: una pensione con mille penalizzazioni!

Alcuni esperti ritengono che una pensione con Quota 100, benché si porti dietro tutta una serie di penalizzazioni, alla lunga sarebbe l'ideale. Man mano che andiamo avanti saranno sempre meno i lavoratori che potranno basare il calcolo del proprio assegno sul sistema retributivo. Con il tempo, quindi, l'impatto delle penalizzazioni sul calcolo dell'assegno sarà sempre minore, fino ad esaursi completamente nel momento in cui tutte le pensioni saranno liquidate con il contributivo puro.

Vogliamo fare qualche esempio: nel caso in cui una lavoratore dovesse decidere di andare in pensione con Quota 100 nel corso del 2022: nel caso in cui avesse maturato 38 anni di versamenti, l'assegno sarebbe calcolato con il sistema misto. Questo significa che 26 anni sarebbero con il sistema contributivo e 12 con il retributivo. Questolavoratore, cinque anni più tardi, nel 2027, si vedrebbe liquidata la pensione per 31 anni col sistema contributivo e con soli 7 anni con quello retributivo. Dal 2035, poi, sarebbe liquidata solo col sistema contributivo. Questo significa che la penalizzazione tenderà a scemare col passare degli anni fino ad esaurirsi.