Il triennio di sperimentazione della Quota 100, fortemente voluta da Salvini, inizia a vedere la propria fine. A partire dal 1° gennaio 2022 una nuova Riforma pensionistica dovrà essere pronta e operativa, e soprattutto in grado di assorbire le profonde insoddisfazioni che si genererebbero nei lavoratori qualora dovesse, la Quota 100, essere sostituita con il ripristino dalla Legge Fornero. Lo scalone dei 5 anni sarebbe pronto a divorare 5 anni di lavoro, quelli cioè compresi fra i 62 e i 67, ovvero gli anni necessari a ottenere la liquidazione pensionistica per i lavoratori che a inizio 2022 verrebbero esclusi da Quota 100.

È sempre più urgente, quindi l’esigenza di una risposta chiara da parte del Governo, che sappia coniugare nel migliore dei modi le esigenze dei lavoratori attuali e le capacità delle casse dello Stato di fare fronte ai prossimi impegni, anche nei confronti delle generazioni future di lavoratori. Flessibilità in uscita è l’espressione chiave che guida queste giornate di incontri, fra tecnici e rappresentanti politici da una parte e sindacati dall’altra. 

Fra i vari modelli pensionistici che potrebbero essere utilizzati, adattandoli da altri già in uso o costruiti ex novo, in questi giorni si fa strada la Quota 102. Una forma teorizzata da Alberto Brambilla, economista e presidente del Centro Studi e Ricerche di Itinerari Previdenziali e già sottosegretario al Lavoro nel Governo Berlusconi, simile alla Quota 100, che consentirebbe al lavoratore l’uscita anticipata di 3 anni.

Come funziona la pensione Quota 102

Una delle idee su cui si discuterà nell’incontro di oggi fra Governo e Sindacati, è la possibilità di ritirarsi dal lavoro anticipatamente a 64 anni con un minimo contributivo di 38 anni, da qui l’espressione Quota 102.

L’uscita anticipata sarebbe penalizzata da un taglio del 2-3% del montante retributivo per ogni anno necessario al raggiungimento dei 67 anni, ovvero al traguardo della pensione di vecchiaia ordinaria.

Quota 102, come probabilmente verrà proposta nella seduta di oggi, consentirebbe al lavoratore di uscire dal mondo del lavoro con tre anni di anticipo, a fronte di una rinuncia di una media del 5% del trattamento che maturerebbe richiedendo la pensione al raggiungimento degli attuali requisiti in vigore.

I costi della pensione Quota 102

Uno dei motivi per cui il Governo sta pensando a Quota 102 è sicuramente connesso ai vantaggi in termini economici che una riforma previdenziale di questo tipo potrebbe avere rispetto alla Quota 100.

Una riforma impostata con questo schema, secondo le ultime stime, andrebbe a interessare una platea di circa 150 mila lavoratori all’anno, ai quali andranno ad aggiungersi i circa 350 mila che normalmente si ritirano dal lavoro ogni anno.

Quota 102, secondo Brambilla, avrebbe un costo per lo Stato di circa 2,5 miliardi di Euro all’anno fino al 2028, sicuramente più vantaggiosa già dalla prima fase rispetto ai 12 miliardi del costo per il solo primo anno di Quota 100. Dal 2028 fino al 2038, sempre secondo Brambilla, le spese scenderebbero a 1,9 miliardi all’anno. Da questa data in poi, Quota 102 non comporterebbe costi extra. Il totale del risparmio, rispetto all’attuale sistema, sarebbe di circa 11 miliardi di Euro fino al 2028 e un miliardo ulteriore a raggiungere il 2038.

Questi numeri vanno interpretati alla luce del meccanismo sottostante Quota 102. Si parla, infatti, di un flusso in uscita per competenza, anziché per cassa, che nel corso degli anni dovrebbe andare a estinguersi progressivamente. Le uscite, invece, sarebbero pari a zero, a seguito del taglio dei trattamenti pensionistici. Sotto la voce competenza, invece, si registrerebbe un incremento correlato al progressivo aumento del numero dei pensionati.

I vantaggi della pensione Quota 102

L’adozione di Quota 102 avrebbe un duplice scopo. Da una parte garantirebbe la flessibilità in uscita a tutti i lavoratori, anche in futuro, scongiurando il terribile scalone dei 5 anni che attualmente separa i 62 anni di ingresso alla pensione previsti della Quota 100 dai 67 della Legge Fornero.

Dall’altro lato lo stesso meccanismo pensionistico potrebbe venire utilizzato insieme ad altri ammortizzatori sociali per fare fronte alle crisi aziendali che verranno a presentarsi nei prossimi mesi. Prime fra tutte vanno considerate quelle a seguito della futura revoca delle temporanee sospensioni dei licenziamenti attivate a causa dell’emergenza sanitaria. La platea dei lavoratori che potrebbero prendere in considerazione un’uscita anticipata dal mondo del lavoro, infatti, potrebbe subire un’ulteriore e improvvisa espansione.

La pensione Quota 102 nella sua versione originale

Alberto Brambilla, presidente di Itinerari Previdenziali, l’economista teorizzatore della Quota 102, intervistato da PMI, presenta la riforma partendo dal presupposto che è necessario eliminare l’indicizzazione sulle pensioni anticipate, basate sull’anziantà contributiva e non sull’età. Non esiste al mondo, sostiene, un sistema previdenziale che indicizza l’anzianità di servizio.

La flessibilità in uscita dal mondo del lavoro, prosegue, sarebbe poi garantita da un’età pensionabile collocabile a 64 anni e da 37-38 anni di contributi, senza meccanismi di penalizzazione sull’assegno in quanto sono già presenti i coefficienti di trasformazione, in base ai quali un’uscita anticipata comporta già un decremento dell’importo.

Le proposte di riforma dovrebbero essere più mediatate. Si sta parlando, infatti, di riformare una Riforma pensionistica varata nove anni fa che ha dimostrato di non essere funzionale. La sua incapacità a centrare l’obiettivo per cui era stata progettata è dimostrata dal gran numero di norme varate per non modificare la stessa Riforma Fornero del 2011. Si sta parlando di otto sanatorie, L’APE Sociale, Le pensioni per lavoratori precoci e per i lavori usuranti e gravosi e l’Opzione Donna.

La Quota 100 è arrivata un po’ come la soluzione del problema, che però non può essere tale perché temporanea, e al termine del 2022, senza una pronta alternativa, determinerà il pericoloso scalone.

Per Brambilla, è necessaria una riforma che consenta di trascorrere almeno dieci anni senza apportare modifiche sostanziali al meccanismo. Per fare ciò occorre intervenire su alcuni punti cardine dell’attuale sistema pensionistico.

Iinnanzitutto sul meccanismo della Riforma Fornero che indicizza l’anzianità di servizio. Un metodo che costringe a lavorare progressivamente per un numero sempre maggiore di anni.

Secondo punto, le platee dei contributivi puri e misti che hanno una quota di pensione calcolata con il metodo retributivo, andrebbero unificate, stabilendo le stesse regole per entrambi. Si eviterebbero così penalizzazioni per i contributivi puri e agevolazioni per lavoratori che avendo guadagni alti decidono di ritirarsi a 65 anni, pur non avendo la necessità o il bisogno di anticipare l’accesso alla pensione.

Altro punto: la flessibilità in uscita che si sostanzia in almeno 64 anni di età e 37-38 anni di contribuzione, senza penalizzazioni sull’assegno mensile. I coefficienti di trasformazione, già presenti, garantiscono l’equità. 

Una Quota 41 con un'uscita a 41 anni di contributi potrebbe essere ottimale per lavoratori precoci e donne madri. Ma sono obiettive le difficoltà delle nuove generazioni a raggiungere 41 anni di anzianità contributiva, ragione per cui sarebbe opportuno introdurre la possibilità di una pensione anticipata. La Quota 102, con 64 anni di età e 37-38 anni di età contributiva, potrebbe in questo caso rappresentare un giusto compromesso fra quanto le nuove generazioni possono ottenere in termini contributivi dal mercato del lavoro, e le esigenze dello Stato di contenere le spese previdenziali.

Infine, la Riforma pensionistica dovrebbe considerare la questione dei soggetti svantaggiati che attualmente beneficiano dell’APE Sociale. I fondi esuberi, sempre secondo Brambilla, che consentono il pensionamento a carico del fondo, senza gravare sulla fiscalità generale, potrebbero rappresentare una soluzione, offrendo 5 anni di anticipo di ingresso alla pensione rispetto ai parametri ordinari.

Secondo l’economista Brambilla, la Quota 100, attualmente operativa, è sostanzialmente un ammortizzatore sociale, e pertanto sarebbe un errore cancellarla prima della sua naturale scadenza. È indispensabile, però trovare una sua valida alternativa che si concretizzi in un vera Riforma pensionistica entro la fine del 2022.

Le alternative per la Riforma delle pensioni

Sul tavolo di oggi non si tratterà esclusivamente Quota 102. La Riforma delle pensioni è un tema che si fa sempre più pressante per Governo e Sindacati. La ricerca di misure capaci di garantire flessibilità in uscita dal lavoro a partire dal 1° gennaio 2023 da una parte, e il contenimento dei costi per lo Stato dall’altra, si concretizza nella valutazione di altre forme di trattamenti previdenziali che potrebbero essere resi operativi alla scadenza del triennio sperimentale di Quota 100.

L’opzione Quota 41 sembra tenere sempre alta il livello di attenzione, soprattutto per i Sindacati che vedono i 41 anni di contribuzione e i 62 anni di età anagrafica come i requisiti corretti per un’uscita anticipata dal mondo del lavoro, indipendentemente dalla presenza o assenza di tagli sull’assegno pensionistico che il nuovo meccanismo potrebbe comportare.

Attualmente, Quota 41 è riservata a determinate categorie di persone (disoccupati, invalidi, caregivers, o soggetti che operano in condizioni di lavoro gravose e usuranti) e qualora venisse adottata a partire dal 2023, verrebbe modificata andando a garantire un’uscita anticipata a beneficio di tutti i lavoratori.

I negoziati di oggi fra Governo e rappresentanze di CGIL, CISL e UIL è soltanto un breve stadio del percorso che si spera condurrà a una Riforma pensionistica capace di offrire flessibilità in uscita dal lavoro senza penalizzazioni troppo gravose sulle mensilità, e al contempo a contenere i costi di un sistema pensionistico già fortemente sotto pressione.