Pensione ai superstiti indiretta e di reversibilità quali differenze? Parliamo di pensione di reversibilità quando l’INPS riconosce il trattamento pensionistico ai familiari alla morte del titolare della pensione diretta, come ad esempio pensione di vecchiaia, anzianità, pensione di invalidità e così via. La pensione indiretta viene riconosciuta ai familiari di un lavoratore defunto se risultano perfezionati tutti i requisiti previsti dalla normativa. 

Diversi lettori hanno richiesto maggiori informazioni sui criteri di erogazione della pensione indiretta ai superstiti; sui rischi di perdere il diritto all’assegno pensionistico di reversibilità e, in regime di separazione o divorzio chi ha diritto alla pensione indiretta. Sai cos’altro il tema è abbastanza delicato, parliamo di una persona cara estinta e dei diritti che possono richiedere i familiari. Ecco perché cercheremo di rispondere a tutte le domande pervenute con estrema precisione. 

Se l’argomento ti interessa, prosegui nella lettura vedremo insieme chi ha diritto alla pensione di reversibilità, come viene calcolata la percentuale dell’assegno pensionistico, quando cade in prescrizione il diritto alla pensione ai superstiti, chi rischia di perdere il privilegio della pensione e molto altro ancora. 

Pensione superstiti e reversibilità: chi ha diritto al trattamento previdenziale?

Come si legge nella circolare INPS n. 185 del 18/11/2015, alla luce delle disposizioni presenti nella normativa attuale, i destinatari del trattamento pensionistico a favore dei superstiti, sono diversi, iniziamo a definire i diritti del coniuge, quali:

  • il coniuge dell’assicurato o del pensionato estinto non è legato ad alcuna condizione giuridica soggettiva;
  • il diritto al trattamento pensionistico si interrompe, quando il coniuge convola a nozze. Egli/ella in questo caso può percepire un assegno per due annualità, ai sensi e per gli effetti dell’ex articolo 3 del decreto legislativo del 18 gennaio 1945, n. 39 nella misura spettante alla data del nuovo matrimonio.

Nel caso di separazione rientra tra i diritti del coniuge separato il trattamento pensionistico ai superstiti, se la separazione è avvenuta con addebito. L’ex coniuge avrà diritto alla pensione superstite, se il giudice gli ha conferito la titolarità dell’assegno di mantenimento. 

La pensione spetta all’ex coniuge in regime di divorzio?

In tema separazione e divorzio per ottenere il diritto alle pensioni ai superstiti si richiamano le seguenti norme, quali:

  • in presenza richiesta di ripristino di pensione di reversibilità, per effetto della cancellazione del secondo matrimonio concordatario (matrimonio che produce effetti civili e religiosi) o celebrato con il solo rito civile, in entrambi i casi si richiama la circolare n. 36 del 9 febbraio 1990 e messaggio n. 11631 del 10 luglio 2012;
  • in presenta di un trattamento pensionistico ai superstiti con la data di decorrenza dal 1° gennaio 2012 cambia il valore dell’assegno, nei seguenti casi:
  1. se il dante causa ha contratto matrimonio a 70 anni di età;
  2. nel caso in cui la differenza tra i coniugi superi i 20 anni;
  3. se la durata del matrimonio è stata inferiore a 10 anni. 

In tutte queste ipotesi alla pensione ai superstiti viene applicata una riduzione dell’aliquota percentuale, così come disposto nella circolare INPS n. 84 del 14 giugno 2012.

Pensione superstiti e reversibilità: quando l’ex ha diritto al trattamento previlegiato?

Secondo quanto disposto dalla normativa, il coniuge superstite divorziato ha diritto al trattamento pensionistico superstite nei seguenti casi, quali:

  • se risultano perfezionati tutti i requisiti assicurativi e contributivi previsti dalla normativa;
  • in presenza di decesso dell’ex coniuge e, nel caso in cui non vi sia la presenza di un coniuge superstite avente diritto alla pensione di reversibilità;
  • se il trattamento riporta una data anteriore alla sentenza;
  • nel caso in cui l’ex non ha contratto un nuovo matrimonio e risulti essere titolare dell’assegno divorzile, così come disposto dall’articolo 5 della legge n. 898 del 1970;

Attenzione! In presenza della liquidazione dell’assegno divorzile in una sola quota, viene a mancare il legame patrimoniale con il defunto e, in questo caso l’ex coniuge divorziato superstite non ha più diritto a percepire la pensione superstite.

Pensione superstiti e reversibilità: per i figli, ed equiparati e nipoti cosa prevede la normativa?

Col decreto legislativo n. 154 del 28 dicembre 2013, sono stati eliminati ogni forma riconducibile alla discriminazione tra i figli nati nel matrimonio e quelli fuori, assicurando la piena eguaglianza giuridica. Ai sensi e per gli effetti dell’articolo 22 della Legge n. 903 del 21 luglio 1965, il diritto alla pensione ai superstiti viene acquisito sia dai figli che dalle persone equiparate (adottivi, affiliati ecc.). Con un’età inferiore agli anni 18, oppure, senza il vincolo dell’età anagrafica in caso di inabili al lavoro e a carico del genitore estinto. 

Per i figli superstiti studenti non inseriti nel mondo lavorativo e che risultavano a carico del defunto, l’età anagrafica cambia il requisito dell'età anagrafica. Infatti, in caso di frequenza scolastica (media o professionale) passa da 18 a 21 anni per tutta il tempo necessario al corso di laurea. In ogni caso, in presenza di frequenza universitaria non è possibile superare la soglia del 26° anno di età. Per i nipoti seguono le medesime disposizioni dei figli ed equiparati. 

Quando la pensione ai superstiti spetta di diritto ai genitori?

Se alla morte del de cuius non esiste la presenza del coniuge e dei figli, oppure, nel caso in cui essi non abbiano acquisito il diritto al trattamento pensionistico. In questi casi, i genitori del lavoratore assicurato o del pensionato possono presentare istanza per ricevere la pensione ai superstiti, sei in possesso dei seguenti requisiti, tra cui:

  • 65 anni di età anagrafica;
  • non abbiano acquisito la titolarità pensionistica (diretta o indiretta);
  • a carico dell’estinto.

Attenzione! Se il genitore consegue la titolarità di una pensione, perde il diritto al trattamento pensionistico ai superstiti. Con decorrenza dal primo giorno del mese susseguente alla nuova pensione. 

Pensione ai superstiti e reversibilità ai fratelli celibi e sorelle

Se nella schiera dei familiari del defunto (assicurato o pensionato) mancano il coniuge, i figli o i genitori, oppure, se essi non abbiano acquisito il diritto al trattamento superstiti, in questi casi, il diritto viene riconosciuto ai fratelli celibe e sorelle nubili in presenza dei seguenti requisiti, quali:

  • risultino inabili al lavoro;
  • non abbiano acquisito il diritto della titolarità di una pensione (diretta o indiretta); 
  • a carico dell’estinto.

 Attenzione! Se il fratello o la sorella diventa titolare di pensione, perde il diritto a ricevere il trattamento pensionistico ai superstiti. Tra le altre ipotesi che potrebbero far decadere il diritto alla prestazione troviamo: la cessazione dello stato di inabilità e il matrimonio. La decorrenza parte dal primo giorno del mese susseguente a quello del sopraggiungere delle cause precitate.  

Pensione ai superstiti e reversibilità: su quali percentuali si basa la pensione?

Come si legge nella circolare INPS n. 185 del 18/11/2015, la pensione ai superstiti e di reversibilità spetta in misura percentuale. Secondo il rateo maturato dall’assicurato o pensionato defunto, inclusa la presenza di una possibile integrazione al minimo. Così come disposto nella sentenza n.495/1993 emessa dalla Corte Costituzionale e, come confermato nella circolare INPS n. 53 del 20 febbraio 1995. 

Nello specifico, le aliquote di reversibilità seguono le successive misure, quali:

  • al coniuge superstite spetta la percentuale del 60%; 
  • in presenza del coniuge e di un figlio spetta la misura dell’80%;  
  • se è presente il coniuge e due o più figli spetta la percentuale del 100%.

Se il diritto al trattamento pensionistico ai superstiti viene riconosciuto ai figli, ai genitori, ai fratelli o sorelle, cambiano le aliquote nelle seguenti misure:

  • in presenza di un figlio spetta la percentuale del 70%; 
  • se i figli sono due viene riconosciuta la percentuale dell’80%;
  • a più figli, ossia da 3 in poi spetta il 100%;
  • con un genitore spetta il 15%; 
  • in presenza di due genitori la percentuale del 30%;
  • con un fratello o sorella la percentuale riconosciuta si attesta al 15%; -
  • con due tra fratelli o sorelle viene attribuita la percentuale del 30%; 
  • in presenza di tre fratelli o sorelle spetta il 45%; 
  • con 4 fratelli o sorelle viene riconosciuto il 60%; 
  • se i fratelli o le sorelle sono 5 spetta il 75%; 
  • con 6 fratelli o sorelle viene riconosciuto il 90%; 
  • con più fratelli o sorelle, ossia da 7 in poi spetta il 100%.

Attenzione! Se il limite reddituale disposto dalla normativa viene superato dai beneficiari del trattamento pensionistico superstiti, la pensione subisce un ridimensionamento, ossia viene ridotta secondo la percentuale del 25% - 40% fino al 50%

Pensione ai superstiti e reversibilità: come presentare la domanda all’INPS?

La domanda per la pensione ai superstiti e di reversibilità deve essere inoltrata attraverso i canali ufficiali dell’INPS. Dal portale dell’Istituto se in possesso delle credenziali di accesso. Attraverso il Contact center al 803 164 (numero gratuito per chi chiama da rete fissa) oppure allo 06 164 164 (numero per chi chiama da rete mobile). Avvalendosi degli enti di patronato e intermediari dell'Istituto.

 Attenzione! In presenza di orfani minori, la richiesta della pensione dovrà essere presentata dalla persona alla quale la legge ha conferito la legale rappresentanza.

Quando presente la domanda per la pensione ai superstiti e reversibilità?

L’istanza può essere inoltrata quando viene a mancare il pensionato, ossia dopo la morte di quest’ultimo. I ratei non riscossi della pensione cadono in prescrizione dopo 10 anni dalla data di decesso, ossia seguono la cadenza della prescrizione ordinaria così come disposto dall'articolo 2946 del codice civile. Per la gestione pubblica la domanda va inoltrata entro un massimo di cinque anni dalla data di decesso.