Tanti sono i lettori interessati all’argomento pensioni, specie in vista della prossima Riforma. Una bella fetta di lettori teme che il Governo introduca nuove penalizzazioni rendono più difficile l’uscire dal lavoro. Altri, invece, si chiedono quali possibilità possono sfruttare nel 2020/2021 anticipando la pensione senza troppi tagli sull’assegno. Parlare delle pensioni anticipate non è semplice. Come abbiamo ripetuto in altre occasioni, la Riforma pensioni viene introdotta per bilanciare un sistema in sofferenza. I Relatori elaborano norme che vanno a modificare il sistema pensionistico italiano, introducendone altre che dovrebbero favorire l’uscita dal lavoro, ma che non sono prive di penalizzazioni.  

Chiariamo che le pensioni anticipate sono il frutto della Riforma Fornero. La definizione che segue sulla prestazione previdenziale appare chiara. Il lavoratore può sfruttare l’uscita dal lavoro accedendo alla pensione anticipata anche non raggiungendo l’età pensionistica, ma con il perfezionamento del requisito contributivo. In poche parole, si può andare in pensione anche non raggiungendo i 67 anni (requisito anagrafico) della pensione di vecchiaia, purché siano presenti il giusto numero di contributi versati. Vediamo insieme cosa significa pensione anticipata e, soprattutto, quale opzione scegliere per andare in pensione prima sfruttando i 20 anni contributivi e non solo. 

Pensioni: cosa è cambiato dal 1° gennaio 2019?

Il lavoratore può accedere alla pensione anticipata anche senza aver necessariamente raggiunto i 67 anni di età, ma per poter fruire del piano di prepensionamento è necessario il perfezionamento dei requisiti contributivi. Nello specifico, dalla data del 1° gennaio 2019 e per tutto l’anno in corso, ossia per il 2020 la pensione anticipata può essere richiesta in presenza delle seguenti condizioni, quali:

  • possono presentare la richiesta di accesso all’ammortizzatore sociale i lavoratori del comparto pubblico o privato, con un minimo di 42 anni e 10 mesi di contribuzione, senza tener conto del requisito relativo all’età anagrafica;
  • possono presentare la richiesta per l’accesso alla pensione anticipata le lavoratrici, con un minimo di 41 anni e 10 mesi di contribuzione, senza la presenza del requisito anagrafico. 

C’è da dire che la Riforma Fornero aveva previsto che il requisito contributivo venisse allineato all’aspettativa di vita. Ciò significa che nel corso degli anni il prepensionamento doveva subire un adattamento di circa 5 mesi. Poi, successivamente la Legge di Bilancio 2019, intervenne su tale principio arrestandone gli effetti. Infatti, vennero introdotte norme dirette alla sospensione degli aggiornamenti. In breve, dal 2019 fino a oggi, i requisiti per l’accesso alla pensione anticipata non hanno subito mutamenti. Sono identici a quanto fissato nel 2018. 

In pratica, sono stati congelati i requisiti contributivi. Come stabilito dalla normativa, non entrerà in vigore nessun tipo di adeguamento fino alla data del 31 dicembre 2026. 

Pensioni anticipate: agevolazioni precoci e finestre mobili 

I lavoratori appartenenti alla categoria dei precoci possono avvalersi delle agevolazioni che consentono l’accesso alla pensione anticipata senza vincolo dell’età anagrafica e, con un minimo di 41 anni di contribuzione. Avvalendosi delle finestre mobili, il lavoratore può fruire di un gap di 3 mesi. In pratica, corrisponde alla distanza temporale in cui il dipendente presenta la domanda d’uscita dal lavoro per accedere al piano pensionistico anticipato e l’effettivo pagamento dell’assegno pensionistico.

L’accesso facilitato investe i lavoratori precoci che possono accedere al prepensionamento in presenza di specifiche condizioni. Parliamo dei minori lavoratori che possono esibire la richiesta di pensionamento con 41 anni di contribuzione.

Attenzione! Per fruire delle agevolazioni è necessario possedere anche un minimo di 12 mesi di contribuzione derivante da lavori effettivi regolari o ininterrotti, prima di aver compiuto i 19 anni di età.

Inoltre, il piano di accesso alla pensione anticipata prevede anche il possesso di ulteriori requisiti, tra cui: 

  • lavoratore nella posizione sociale “in disoccupazione”, dovuto alla fine del rapporto lavorativo per licenziamento per giusta causa.  Che abbia concluso la fruizione dell’indennità di disoccupazione da un minimo di 3 mesi;
  • lavoratore che riveste la figura di caregiver da un minimo di 6 mesi, che si occupa dell’assistenza del coniuge, oppure di consanguineo di 1° grado affetto da handicap grave; 
  • lavoratori in presenza di un’invalidità con il riconoscimento della capacità lavorativa al 74%;
  • lavoratori inseriti nel quadro dei lavori usuranti, da cui emerge un’attività lavorativa svolta nel lasso di tempo minimo di 6 anni rapportato nei finali 7 anni lavorativi. O, ancora in cui risulti un’attività lavorativa di un minimo di 7 anni rapportato nei finali 10 anni e così via.

Pensione anticipata con 64 anni anziché 67 con 20 anni di contributi: quando si può accedere al sistema contributivo?

Le novità introdotte dalla Riforma delle Pensioni del 2011 investono, in modo particolare il metodo di calcolo contributivo della pensione. In pratica, si tratta del calcolo dell’ammontare della pensione che viene misurato sui contributi versati. Il computo eseguito con il sistema contributivo calcola una pensione sull’ammontare dei contributi versati e accumulati, su cui ricade la percentuale di rivalutazione prodotto nel protrarsi della vita lavorata. Questo prodotto muta in pensione con l’applicazione di coefficienti che cambiano in virtù dell’età anagrafica all’atto della richiesta di pensionamento.

Ne consegue, che più alto risulti essere il requisito anagrafico, più il lavoratore avrà diritto a un assegno pensionistico d'importo elevato. 

Dal 1° gennaio 1996 i lavoratori possono uscire dal lavoro con 64 anni e un minimo di 20 anni di contribuzione effettiva. Ovviamente, in questo caso la condizione per accedere a questa forma di pensionamento deriva da un assegno che corrisponda a un minimo di 2,8 volte il valore dell’assegno sociale. 

Nel complesso, si tratta, di una peculiarità che investe i “contributivi puri” che possono accedere a una pensione anticipata contributiva in forma agevolata.  In sostanza, i lavoratori che hanno eseguito un’iscrizione contributiva dopo la data del 31 dicembre 1995 possono accedere a un trattamento pensionistico anticipato calcolato con il sistema contributivo.  Tra i requisiti necessari per accedere alla pensione contributiva, troviamo:  

  • minimo 20 anni di contributi reali;
  • assegno pensionistico che corrisponda a un minimo di 2,8 volte il valore dell’assegno sociale. Ad esempio l’importo dell’assegno sociale pari a 459,83 euro viene moltiplicato per 2,8 per un totale complessivo di 1.287,52 euro corrispondenti all’anno 2020.

Pensioni: come andare in pensione nel 2020/2021?

I lavoratori possono fruire diverse opzioni che garantiscono l’accesso alla pensione anticipata, senza necessariamente attendere l’età pensionabile. Infatti, è possibile richiedere l’accesso a svariate forme previdenziali, di seguito elencate. 

Quota 100

I lavoratori possono richiedere l’accesso al piano pensionistico con Quota 100 con 62 anni di età anagrafica e 38 di contribuzione. Possono fruire della misura i lavoratori che maturano i requisiti previsti dalla normativa, entro la data del 31 dicembre 2021. 

Opzione donna

Le lavoratrici possono richiedere l’accesso al piano pensionistico Opzione donna con un minimo di 35 anni di contribuzione e 58 anni di età anagrafica (dipendenti), mentre per le lavoratrici autonome il requisito anagrafico si sposta di un anno portandosi a 59 anni. Prevista una finestra d’uscita temporale di dodici mesi, che diventano diciotto per le autonome. Requisiti maturati entro la data del 31 dicembre 2019. Le lavoratrici (dipendenti) nate entro il 31 dicembre 1961 e, quelle nate entro la data del 31 dicembre 1980 (pubblico) con un minimo di 35 anni contributivi, maturati entro la data del 31 dicembre 2020 possono presentare domanda per l’accesso alla pensione anticipata nel 2021. Previste penalizzazioni sull’importo dell’assegno, che subisce un taglio di circa il 25-30%. 

APE sociale

In linea generale, l’Ape sociale rappresenta un prestito erogato a richiesta dall’INPS fino alla data di maturazione dei requisiti che consentono l’accesso alla pensione di vecchiaia. Possono presentare la domanda i lavoratori con un minimo di 63 anni e 30 anni di contribuzione. La scadenza alla misura riporta una data del 31 dicembre 2019. Tuttavia, con la Legge di Bilancio ha prorogato il termine di ulteriori 12 mesi. In poche parole, i lavoratori che hanno maturato i requisiti, possono presentare la domanda per accedere alla misura APE sociale fino al 31 dicembre 2020. L’INPS per questa forma pensionistica paga un assegno minimo di 1.500 euro corrisposto per sole 12 mensilità. L’Istituto non eroga la tredicesima mensilità. 

Isopensione

L’isopensione è conosciuta come esodo dei lavoratori, ossia gli esodati. In linea generale, si tratta di uno strumento erogato dalle aziende private ai lavoratori, nel periodo di maturazione dei requisiti alla pensione. 

L’isopensione segue un accordo ben preciso e siglato da entrambe le parti. Per attivare questo meccanismo che consente uno scivolo per il lavoratore di almeno 7 anni. L’accesso alla misura prevede il perfezionamento di diversi requisiti, tra cui:

  • uscita con pensione anticipata con 35 anni e 10 mesi (uomini), mentre 34 e 10 mesi (donne);
  • pensione di vecchiaia con un minimo di 60 anni di età anagrafica e 20 anni di contribuzione

Rita 

La Rendita Integrativa Temporanea Anticipata, denominata appunto RITA, consente l’accesso a un anticipo pensionistico che oscilla tra 5 fino a un massimo di 10 anni.

Attenzione! Possono presentare la domanda al fondo previdenziale i lavoratori che hanno aderito al medesimo fondo. L’accesso alla pensione con RITA, prevede un minimo di 5 anni contributivi.

Per accedere alla previdenza complementare occorre essere in possesso dei seguenti requisiti, tra cui:

  • 62 anni di età con un minimo di 20 anni di contribuzione;
  • fine del rapporto di lavoro;
  • per i lavoratori inoccupati, è necessario essere disoccupati da circa 24 mesi, con 57 anni di età e un minimo di 20 anni di contribuzione.