Buone notizie per i percettori della pensione di invalidità. L'incremento dell'assegno arriva a 365 euro ed in più ci sono gli arretrati: 1.200 euro. A partire dal mese di novembre la pensione di invalidità recepirà, finalmente, l'aumento e l'assegno passerà dagli attuali 286,81 euro a 651,51 euro per 13 mensilità. A comunicarlo è ufficialmente l'Inps che con la circolare n. 107 del 23 settembre 2020 ha comunicato che l'aumento decorre dal 20 luglio 2020.

Il fatto che l'aumento abbia un valore retroattivo è una buona notizia per quanti debbano andare ad incassare il proprio assegno. Significa che verranno riconosciuti anche gli arrestrati, almeno a quei pensionati che ne hanno diritto. Per loro, quindi, dovrebbe arrivare un assegno una tantum dell'importo di circa 1.200 euro. In altre parole questa cifra corrisponde agli arretrati corrispondenti agli ultimi giorni di luglio a cui si somma quanto non corrisposto nei mesi di agosto, settembre e a quanto non verrà pagato ad ottobre.

Pensioni, ecco a chi spetta l'aumento. E a chi no!

L'aumento non sarà riconosciuto in automatico a tutti. I titolari, ad esempio, di una pensione di inabilità di tipo previdenziale devono necessariamente presentare la domanda perché l'aumento gli sia concesso. Nella circolare dell'Inps è chiarito che i titolari delle pensioni di inabilità dovranno presentare un'apposita domanda entro e non oltre il 9 ottobre 2020 se vogliono che siano riconosciuti loro anche gli arretrati con decorrenza dal primo agosto 2020.

Sicuramente il fatto che sia stato riconosciuto un aumento per le pensioni di invalidità e nonostante il fatto che vengano pagati anche gli arretrati, lo Stato è in netto ritardo. Anche perché se da un lato è certo che gli arretrati verranno saldati non è ancora chiaro quando verranno pagati gli assegni. Molto probabilmente dovrebbero arrivare dal mese di novembre, ma non è ancora una certezza. Ad oggi l'Inps sta registrando tutta una serie di ritardi sulle pensioni di invalidità: la principale motivazione che sta causando tutti questi slittamenti è legata alle difficoltà che sta riscontrando l'Inps nell'individuare la platea dei beneficiari e ad elaborare le apposite liste. Per poter sapere a chi realmente spetta l'aumento della pensione, è necessario tenere conto non solo dell’età degli invalidi da selezionare, ma anche dei limiti di reddito.

A chi andranno gli aumenti?

Chi potrà beneficiare di questi aumenti? Chi avrà l fortuna di veder lievitare la propria pensione di invalidità? A darci una risposta ci pensa propro l'Inps che, nella circolare che abbiamo citato all'inizio dell'articolo, comunica che gli aumenti riguarderano unicamente gli invalidi al 100%. Saranno compresi ciechi e sordomuti e potranno beneficiare dell'aumento tutte le persone (invalide, ovviamente) che abbiano un'età compresa tra i 18 ed i 59 anni. Ne sono esclusi gli invalidi civilli parziali e gli invalidi civili totali che abbiano un reddito superiore ad una determinata soglia. Per gli invalidi che abbiano un età pari o superiore ai 60 anni l'aumento è già previsto dalla normativa.

La pensione di invalidità non aumenta in maniera automatica ed il valore del nuovo assegno dipende da una serie di fattori. L'Inps ha spiegato che è necessario possedere alcuni requisiti reddituali. Nel caso di un beneficiario non coniugato, ad esempio, i redditi propri non devono essere seuperiori a 469,63 auro al mese. Nel caso in cui sia coniugato, deve vantare redditi propri di importo non superiore a 8.469,63 euro. E redditi cumulati con quello del coniuge di importo annuo non superiore a 14.447,42 euro.

Lavoratori invalidi: quando possono andare in pensione?

Stando all'attuale normativa i lavoratori invalidi avrebbero il diritto di andare in pensione anticipatamente grazie alle maggiorazioni contributive. Il bonus sarebbe riconosciuto alle pensioni di invalidità fin dal 2002 e coinvolge le persone che hanno un'invalidità superiore al 74%. La possibilità di uscire dal mondo del lavoro ed usufruire della pensione di invalidità è riconosciuto dalla legge in base alle regole della maggiorazione convenzionale. Si tratta in particolare di situazioni lavorative per le quali lo Stato riconosce al lavoratore contributi maggiori rispetto al regime ordinario di maturazione. 

Il diritto è riconosciuto anche per i non vedenti ed i sordomuti. A questi lavoratori è ricosciuta una maggiorazione di mesi contributivi ogni anno di servizio effettivamente prestato presso un'amministrazione pubblica od un'azienda privata. Si può arrivare ad un tetto massimo di 5 anni di contribuzione.