Pensioni a rischio. Ci risiamo. L’importo dei contributi previdenziali mensili potrebbe finire soggetto a forti pressioni da qui ai prossimi mesi, e forse, anche nei prossimi anni. Il motivo? Non si scappa, è sempre l'emergenza sanitaria, quel Covid-19 che a febbraio era considerato poco più (o poco meno?) di una semplice influenza. E invece no. Invece l'epidemia causerà un drastico calo del Prodotto Interno Lordo nel 2020 e andrà anche a provocare inevitabilmente una paralisi dell’occupazione, colpendo in particolare alcuni settori lavorativi specifici.

Questo significa meno ricchezza che gira, meno contributi versati, meno risorse da destinare all’Inps. Dunque, meno soldi alle pensioni. 

Pensioni, scenari post Covid: cosa succederà?

Il Sole 24 Ore ha provato a elaborare alcune proiezioni per capire quanto effettivamente andrà disperso negli assegni delle pensioni dal primo gennaio 2020 in poi, partendo dal fatto che dal primo giorno del 2021 i coefficienti verranno rivisti per l’applicazione del metodo contributivo stabilito dall’Inps, altro fattore da non sottovalutare.

Quattro i lavoratori ipotetici presi in considerazione dal quotidiano di Confindustria: il primo ha 30 anni, il secondo 40, il terzo 50 e il quarto sessant’anni di età. L’idea è che la loro iscrizione all’Inps avvenga per la prima volta all’età di 25 anni. Prima retribuzione annuale lorda: 15mila euro. Pensionamento previsto a sessantasette anni, ultima retribuzione annuale lorda prima che il lavoratore possa ottenere il via libera per la pensione: 30mila euro e un incremento della busta paga in crescendo e costante.

Pensioni, impatto Covid già evidente dell'epidemia sugli assegni

Sia chiaro, che l’impatto della pandemia dovuta al Covid-19 fosse evidente sul sistema previdenziale è cosa nota. Lo scriviamo da tempo. La spesa per le pensioni è destinata ad aumentare, andrà ad attaccarsi a una quota del Pil che supera il 16%. Inoltre il debito pubblico è proiettato sempre di più a superare il 140% del Prodotto Interno Lordo ed è così che i sistemi pensionistici finanziati attraverso i contributi versati dai lavoratori in attività, utilizzati per erogare le pensioni finiranno inevitabilmente sotto pressione.

Non dimentichiamo che l’Inps, in questi mesi, sta fornendo soldi a un numero massiccio di cittadini italiani, tra reddito di cittadinanza, reddito di emergenza e cassa integrazione. Soldi che inevitabilmente verranno presi anche da quanto i lavoratori pagano ogni mese a livello contributivo. Insomma, la proiezione del Sole 24 Ore spiega quanto esattamente verrebbe lasciato per strada, partendo dal presupposto che l’importo delle pensioni, causa coronavirus, inevitabilmente si ridurrà e questo non è certo una sorpresa. 

Quanto il Covid ridurrà il Pil 2020 e come impatterà sulle pensioni?

Dicevamo delle proiezioni. La pensione finale lorda, per il lavoratore che si iscrive all’Inps a 25 anni con una retribuzione di 15mila euro lordi, varia da un minimo di 20.305 euro a un massimo di 23.264 euro. Ma è in questo caso che occorre applicare i nuovi coefficienti del 2021 e l’impatto del Pil, affidando la stima alle ultime fornite dalla Banca d’Italia, e cioè una contrazione del 10% solo nel 2020 causa Covid. E un aumento graduale, per una ripresa lenta del valore circa dell’1% a partire dagli anni successivi.

Meno occupazione e meno contributi versati: ecco come l'importo pensioni scenderanno di valore

Ma non è finita. perché come abbiamo accennato in precedenza, c’è un altro fattore importante che andrà a incidere sugli importi delle pensioni. Ed è un’inoccupazione destinata a durare all’incirca sei mesi. Dai risultati pubblicati dal Sole 24 Ore si evince un impatto molto più consistente da collegare alla riduzione del Pil: il calo del prodotto interno lordo del nostro paese inciderà per una riduzione del 4% per i quattro lavoratori dal punto di vista pensionistico. Il mancato versamento dei contributi causa inattività di sei mesi incide dell’1%, mentre la revisione dei coefficienti è l’indicatore meno influente, con un impatto limitato allo 0,5%. 

Ecco come il Covid alleggerirà gli importi della pensione

Per il lavoratore di 30 anni, la pensione senza gli impatti negativi del coronavirus è (escludendo possibili nuovi focolai o altri fattori “imprevedibili") sarebbe di 20.405 euro. Considerati i nuovi coefficienti, il Pil in calo e l’inoccupazione, scende a 19.571: in sostanza, 462 euro in meno.

Per il lavoratore di 40 anni, si passa da 20.396 euro a 19.203, la differenza in questo caso è di quasi 1.200 euro in meno.

Per il lavoratore di 50 anni, i 21.739 puliti si riducono a 20.404, si sale a oltre 1.300 euro di differenza negativa.

Infine, per il lavoratore sessantenne, la forbice si riduce, avvicinandosi all'importo stimato nel primo esempio: da 23.264 euro a 22.309 euro, all'incirca mille euro in meno.