L'emergenza COVID-19 impone una modernizzazione delle procedure per l'accertamento dell’esistenza in vita dei pensionati che riscuotono all’estero. I titolari dei trattamenti potranno rapportarsi con gli uffici consolari tramite un servizio di videochiamata.

Pensioni all'estero: ripartite le procedure di accertamento dell’esistenza in vita

All'inizio di ottobre l'INPS ha riattivato le procedure di accertamento dell’esistenza in vita dei pensionati che riscuotono l'assegno all’estero. Gli accertamenti erano stati sospesi a marzo 2020 per l'emergenza COVID-19: a causa del diffondersi del contagio, in un numero crescente di Stati erano state imposte notevoli limitazioni agli spostamenti dei cittadini, specialmente se di età avanzata, circostanza che avrebbe (come poi è effettivamente accaduto) causato notevoli difficoltà procedere e ultimare il processo di verifica.

Il COVID-19 complica le procedure

Il caos creato dalla seconda ondata dei contagi da COVID-19 e le difficoltà che i pensionati potrebbero incontrare a causa delle limitazioni negli spostamenti ha spinto l’INPS e il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale a offrire ai titolari dei trattamenti oggetto di accertamento dell’esistenza in vita la possibilità di utilizzare le videochiamate per rapportarsi con gli uffici consolari. Il pensionato dovrà compilare il modulo standard di richiesta di attestazione dell’esistenza in vita inserendo il recapito telefonico e l’indirizzo mail e inviare una copia digitale dello stesso e di un documento d’identità all’indirizzo di posta elettronica istituzionale del locale ufficio consolare.

Pensioni all'estero, via alle videochiamate per accertamento in vita

L'ufficio consolare successivamente contatta il pensionato via mail o tramite gli applicativi più diffusi come Skype, Zoom, Microsoft Teams, Webex o WhatsApp e in tal modo accerta "de visu" l’esistenza in vita del pensionato e la corrispondenza dei dati contenuti nel modulo: il diretto interessato dovrà infatti esibire nella videochiamata il documento d’identità originale (precedentemente inviato con il modulo). Il pensionato dovrà poi spedire per posta ordinaria il modulo originale, datato e sottoscritto, all’ufficio consolare, per esigenze di conservazione degli atti. L'INPS precisa che questa procedura si aggiunge e non sostituisce le consuete modalità che prevedono la presenza fisica del pensionato presso un soggetto qualificato.

(Simone Ferradini)