Cosa cambierà con la nuova Riforma pensioni? Quali sono le tipologie di pensioni che a oggi, consentono l’uscita dal lavoro senza troppe penalizzazioni? Quante pensioni paga l’INPS? Da Quota 100 passando per Ape Sociale e Opzione donna fino ai lavoratori usuranti e gravosi, quali sono attualmente le opzioni di pensione anticipata previste dall’INPS? Quali sono le uscite di prepensionamento con 42 anni e 10 mesi? Dov'è finita Quota 41? Effettivamente, c’è da dire che il quadro pensionistico italiano resta uno dei più complessi. A carico dell’Istituto esistono diverse tipologie pensionistiche. L’INPS, infatti, paga le pensioni in base alla gestione o del fondo a cui sono iscritti i lavoratori, ma anche tenendo conto dei requisiti contributivi e anagrafici.

Ad amplificare il sistema articolato sulle varie forme pensionistiche sono state le varie Riforme pensioni introdotte nel corso degli anni. Nate per lo più al fine di ridurre i costi previdenziale, non a caso facciamo riferimento alla Legge Fornero, oggetto ancora di continue polemiche. C’è da dire che alcune riforme sono state approvate per facilitare l’uscita dal lavoro, rendendola maggiormente flessibile. Ma, nello stesso tempo, c’è da fare i conti con la nota dolente delle penalizzazioni. 

Iniziamo nel chiarire che la Legge di Bilancio 2020 non è intervenuta in modo drastico cambiando i requisiti anagrafici e contributivi in merito all'uscita dei lavoratori per l’anno in corso. Ma, nell’ultimo periodo diversi sono stati gli attacchi a Quota 100 e, sulla possibilità di mutare ulteriormente i requisiti finalizzati alle finestre d’uscita. In questo articolo cercheremo di rispondere in chiaro ai lettori, volgendo uno squadro generale sulle varie tipologie di prestazioni pensionistiche erogate dall’INPS, tenendo conto delle novità che potrebbero essere introdotte dall’UE. 

Riforma pensioni: l’Italia si allineerà all’Europa?

Molto probabilmente per fronteggiare l’epidemia da Covid-19, l’Esecutivo dovrà modificare il sistema previdenziale italiano, intervenendo in modo decisivo sulle uscite. Da alcune indiscrezioni, pare che i Relatori ipotizzano una Riforma pensioni con una finestra d’uscita a 62 anni, al fine di creare una filo conduttore con quanto succede in Europa. In ogni caso, è attesa una Riforma pensioni che garantisca maggiori tuteli per i lavoratori, esclusi da un mercato lavorativo in sofferenza per gli effetti della pandemia. Considerando che, oggi più che mai rappresentano la parte fragile del Paese. Troppi lavoratori, infatti, hanno perso il lavoro o sono in bilico senza certezze per il futuro. 

Pensioni con Quota 41: nessun vincolo d’età previsto solo il requisito contributivo

C’è da dire che il tema sulla Riforma pensioni è rimasto sospeso a marzo 2020, quando per l’emergenza sanitaria da Covid-19 tutto è passato in secondo piano. Per il momento, resta inalterata Quota 100, una misura sperimentale che resterà in vigore per tutto il 2021, ossia fino alla chiusura del suo ciclo triennale. 

L’ipotesi delle parti politiche verteva su Quota 41 per tutti, senza il vincolo legato all’età anagrafica. Tuttavia, si tratta di un’idea oggi poco fattibile. Considerato che il passaggio tra Quota 100 a Quota 41 costerebbe alle casse dello Stato più di 12 miliardi già dal 1° anno. Per il momento, non si conoscono scenari realistici sulla Riforma pensioni, ulteriori aggiornamenti seguiranno nei prossimi mesi. 

Pensioni 2020: cosa sapere prima di utilizzare una finestra d’uscita? 

Non tutti i lavoratori possono sfruttare la stessa uscita dal lavoro approcciandosi a un identico piano pensionistico. Le soluzioni previdenziali possono essere molteplici. Tutto dipende dal quadro contributivo, dall’età anagrafica e dalla gestione previdenziale. C’è da dire che la posizione previdenziale potrebbe mutare anno per anno, in virtù delle nuove norme che potrebbero far ulteriormente scivolare l’uscita. O, ancora è possibile che vengano aggiunte ulteriori penalizzazioni, rendendo la richiesta della pensione poco vantaggiosa per il lavoratore. 

Ecco perché uno degli strumenti più affidabili per capire se è giunta l’ora di andare in pensione o no, resta la guida interattiva messa a disposizione dall’INPS. Nel complesso, si tratta di un ottimo strumento, ideale come base di orientamento per valutare tutte le soluzioni possibili d’uscita dal lavoro. Inoltre, dal sito dell’Istituto è possibile inviare direttamente online la domanda di pensione.

Dal sito INPS è possibile accedere a una guida composta di 8 passi articolata nel seguente modo, come:  

  1. possibilità di verificare il quadro relativo a: età anagrafica e contributi versasti per accedere alla pensione di vecchiaia, oppure alla pensione anticipata per l’anno 2020;
  2. con un semplice click è possibile visionare il proprio estratto contributivo per controllare i contributi realmente presenti e nell’eventualità è possibile richiedere rettifiche o integrazioni;
  3. è possibile controllare se si è in possesso dei requisiti per accedere a una forma di pensione anticipata, come può essere: Quota 100, pensione precoci, Opzione donna e così via;
  4. è possibile eseguire una simulazione per verificare la data in cui si maturano i requisiti che consentono l’accesso alla pensione di vecchiaia, oppure, a una qualsiasi tipologia di pensione anticipata;
  5. considerare le possibili soluzioni per aumentare il quadro dell’anzianità contributiva;
  6. controllare se sono presenti tutti i requisiti per accedere all’accompagnamento alla pensione;
  7. controllare l’eventuale prestazione previdenziale che potrebbe scattare con la fine del rapporto di lavoro;
  8. presentare la domanda di pensione direttamente online. 

Pensioni 2020: quali sono le uscite di prepensionamento con 42 anni e 10 mesi

Attraverso il sito dell’INPS, il lavoratore può eseguire un controllo per valutare se ha acquisto il diritto che consente l’accesso alla pensione di vecchiaia o alla pensione anticipata. Attualmente, si tratta, delle due forme ordinarie per uscire dal lavoro e andare in pensione. Nello specifico, le due forme previdenziali si differenziano per i seguenti motivi: 

  • per la pensione di vecchiaia il requisito anagrafico corrisponde a 67 anni di età, con almeno 20 anni contributivi;
  • per la pensione anticipata, occorrono invece, 42 anni e 10 mesi contributivi (uomini), oppure, 41 anni e 10 mesi (donne).

Tali requisiti contributivi restano inalterati fino alla data del 31 dicembre 2026.

Pensioni 2020: da Quota 100 a lavori gravosi le opzioni di pensione anticipata previste dall’INPS?

Escludendo l’accesso ai piani pensionistici che portano alla pensione di vecchiaia e alla pensione anticipata, restano altre possibilità da vagliare. È possibile, infatti, accedere a più di una forma previdenziale, che di seguito vi elenchiamo. 

Quota 100

Si tratta di un piano pensionistico anticipato che consente di uscire dal lavoro con un minimo di 62 anni di età e 38 anni contributivi. La finestra d’uscita corrisponde a 3 mesi per il comparto privato e, di 6 mesi per il comparto pubblico. Non sono presenti penalizzazioni.  

Lavoratori precoci

Per questa categoria di lavoratori è possibile accedere alla pensione con almeno un anno riferito ai contributi prima del compimento dei 19 anni; senza riferimento dell’età anagrafica sono previsti 41 anni contributivi. Con un periodo di slittamento di 3 mesi necessari per la maturazione dei requisiti anagrafici e contributivi.

Opzione donna

Si tratta di un piano pensionistico anticipato indirizzato alle lavoratrici con 58 anni di età (dipendenti), e 59 anni di età (autonome), in entrambi i casi è prevista una soglia contributiva di almeno 35 anni; Con requisiti maturati entro la data del 31 dicembre 2019. Con finestra d’uscita di 12 mesi per le lavoratrici dipendenti, mentre si allunga a 18 mesi per le lavoratrici autonome. La misura nel corso degli anni è stata oggetto di rinnovi, che ne hanno posticipato la scadenza. Nel 2021, possono accedere a Opzione donna le lavoratrici nate entro il 31 dicembre 1961 (dipendenti), mentre entro la data del 31 dicembre 1980 (pubblico) con almeno 35 anni contributivi maturati entro la data del 31 dicembre 2020. L’uscita anticipata è soggetta a penalizzazioni, in quanto, il calcolo dell’assegno viene eseguito attraverso il sistema contributivo. In sostanza, la lavoratrice perde all’incirca il 25-30% sull’assegno pensionistico.   

Lavoratori usuranti

Si tratta, di una specifica categoria di lavoratori che possono accedere alla pensione se sussistono i requisiti sia contributivi che anagrafici così come stabilito nel D.Lgs. n. 67/2011; Prevista la quota 97,6 per i lavoratori che svolgono un’attività notturna per circa 78 giorni nell’arco di un anno. Il cui accesso è determinato dai requisiti di anzianità con un minimo di 61 anni e 7 mesi di età e da 35 anni contributivi. Quota 99,6, che prevede un’attività lavorativa notturna per la durata che va da 64 a 71 giorni, con i requisiti per l’età anagrafica con almeno 63 anni e 7 mesi e 35 anni contributivi. 

Totalizzazione dei contributi 

I lavoratori appartenenti a più gestioni con almeno 40 anni di contributi, possono accedere alla pensione di anzianità in regime di totalizzazione. Si tratta, di una forma che prevede il versamento dei contributi sia all’INPS, che alle altre Casse professionali, come ad esempio INPGI, INARCASSA e così via;

Ape sociale

È una forma di prestito erogata dall’INPS su richiesta fino al raggiungimento dei requisiti della pensione di vecchiaia. Possono accedere alla misura i lavoratori che hanno maturato i requisisti. L’accesso è consentito ai lavoratori con almeno 63 anni, con 30 anni di contributi. La data di scadenza della misura pensionistica era in precedenza 31 dicembre 2019, ma nella Legge di Bilancio è stata inserito un differimento di 12 mesi. Ciò significa che potranno ancora presentare la domanda i lavoratori in possesso dei requisiti dal 1° gennaio e fino alla data del 31 dicembre 2020.  L’INPS provvede a erogare un assegno che non superi un importo del valore di 1.500 euro mensili per 12 mensilità. Manca la tredicesima che per legge non è prevista. 

Lavori gravosi

Possono accedere a un piano pensionistico anticipato i lavoratori con una data lavorativa precedente al 1° gennaio 1996, con 66 anni e 7 mesi di età anagrafica e 30 anni contributivi. Sistema di calcolo pensione misto.