Le pensioni restano al centro di un ampio dibattito politico che sembra essere in qualche modo ripartito dopo la pausa dei mesi scorsi legata all'emergenza coronavirus.

Il Governo ha dovuto occuparsi da marzo scorso di altre questioni per venire subito in aiuto di famiglie, imprese e lavoratori.

Pensioni: verso la fine di quota 100. Salvini: PD rivuole legge Fornero

Questo ha fatto passare un po' in secondo piano il tema caldo delle pensioni di cui però si è tornati a parlare in queste ultime settimane, anche in vista di una riforma che non tarderà ad arrivare.

La fine di quota 100, confermata alla sua naturale scadenza al 31 dicembre 2021, ha iniziato a far discutere delle misure che saranno adottate in sostituzione di questa forma sperimentale voluta dal primo Governo Conte.

Lo sponsors chiave di quota 100 è stata la Lega di Matteo Salvini che proprio in questi giorni è tornato a difendere la riforma approvata lo scorso anno.

L'ex vice premier infatti accusa il Partito Democratico di voler tornare alla legge Fornero, dichiarando che questo è "un insulto a milioni di italiani e farebbe inorridire Enrico Berlinguer, del quale Salvini ricorda una sua dichiarazione: "I pensionati sanno che la nostra avanzata può garantire la soddisfazione della loro aspirazione che non è quella di ricevere elemosine, ma aver diritto a una vecchiaia serena”.

Salvini torna così ad agitare lo spettro della Fornero, ma c'è qualcuno che pronostica scenari ancora peggiori per il futuro.

Pensioni: allarme Cgia Mestre. Numero pensionati superati occupati

Procediamo con ordine e partiamo dalle preoccupazioni sul fronte delle pensioni alimentate dalla fotografia scattata in questi giorni dall'Ufficio studi della Cgia di Mestre.

Quest'ultima ha messo in guardia da un sorpasso storico, con riferimento alle numero delle pensioni erogate in Italia che ha superato quello dei lavoratori.

Complice la crisi causata dal coronavirus, l'associazione veneta degli artigiani ha fatto sapere che "a maggio coloro che avevano un impiego lavorativo sono scesi a 22,77 milioni di unità, mentre gli assegni pensionistici erogati sono superiori.

Al 1° gennaio 2019, infatti, la totalità delle pensioni erogate in Italia ammontava a 22,78 milioni.

Se teniamo conto del normale flusso in uscita dal mercato del lavoro da parte di chi ha raggiunto il limite di età e dell’impulso dato dall’introduzione di “quota 100”, successivamente all’ 1 gennaio dell’anno scorso il numero complessivo delle pensioni è aumentato almeno di 220 mila unità.

Pertanto, possiamo affermare con una elevata dose di sicurezza che gli assegni stanziati alle persone in quiescenza sono attualmente superiori al numero di occupati presenti nel Paese”.

Pensioni: torna spettro sostenibilità sistema pensionistico

Numeri allarmanti quelli diffusi dall Cgia di Mestre, visto che gli stessi riportano in primo piano il tema della sostenibilità del sistema pensionistico italiano.

Se in Italia ci sono più pensionati che lavoratori, chi pagherà le prestazioni pensionistiche del futuro se sono meno coloro che versano contributi rispetto a quanti invece attingono al serbatoio Inps per il loro assegno previdenziale?

Pensioni: Brambilla, sballati i conti dell Cgia di Mestre. Ecco perchè

A criticare duramente e anzi a smentire i numeri dell'ufficio studi della Cgia di Mestre è stato oggi Alberto Brambilla, presidente di itinerari previdenziali.

In un'intervista a La Verità, apparsa sulla copia cartacea diffusa oggi in edicola, Brambilla definisce "sballati" i conti dealla Cgia di Mestre secondo cui il numero dei pensionati avrebbero superato quello dei lavoratori attività.

Questo perchè nello studio si somma "la spesa per la previdenza, che è sostenibile", a quella per l'assistenzialismo.
Nell'intervista rilasciata a "La Verità", Brambilla spiega che "Il rapporto tra attivi e pensionati si è un po' deteriorato passando da 1,44 a 1,36, ma da qui a dire che c'è stato il sorpasso ce ne corre".

Il presidente di itinerari previdenziali aggiunge che la spesa pensionistica nel nostro Paese è stimata nell'ordine di quasi 300 miliardi di euro, ma qui dento c'è di tutto.

La reale spesa per le pensioni è di 207 miliardi di euro, di cui 50 miliardi tornano nelle casse dello Stato sotto forma di tasse, per cui gli assegni pensionistici sono pari a 155 miliardi, una cifra definita sostenibile da Brambilla.

Pensioni: Brambilla, in arrivo una Fornero bis, peggiore della prima

I numeri diffusi dalla Cgia di Mestre generano quindi non poca confusione e questo secondo Brambilla "serve al Governo per coprire le mance elargite con il coronavirus.

I dati falsi sono inoltre uno strumento per dare la stangata, tanto che il presidente di Itinerari previdenziali ritiene che sia in arrivo una riforma Fornero bis "che sarà anche più dura della versione originale".