Il tema della riforma delle pensioni torna all'ordine del giorno, anche grazie a Matteo Salvini, leader della Lega, che parla della Fornero. Il politico, che in questi giorni ha portato al centro della discussione politica la famosa Riforma Fornero, ha più volte ribadito il rischio che vi sia una concreta possibilità perché questa possa tornare. Come già anticipato in un nostro precedente articolo, la Legge Fornero in realtà non è mai stata cancellata, quindi è tecnicamente impossibile parlare di un ritorno di una qualsivoglia legge che non è stata mai abrogata.

Negli ultimi anni, in realtà, è stata inserita unicamente Quota 100, che benché abbia raggiunto dei risultati soddisfacenti ma sicuramente non esaltanti, non è stata una misura che ha cancellato definitivamente la tanto odiata Riforma Fornero. Quota 100, è importante ricordarlo, è una misura provvisoria, che dovrebbe smettere di esistere il primo gennio 2022. Quindi a questo punto che cosa dobbiamo temere? Di cosa ci dobbiamo preoccupare per il futuro delle nostre pensioni? Molto più facilmente si potrebbe dire che siamo in piena campagna elettorale e focalizzare il dibattito sulla nostra pensione fa presa sul pubblico.

Riforma delle pensioni: s'infiamma il dibattito politico!

Ad allarmare i lavoratori, negli ultimi giorni, sono le parole di Matteo Salvini, cha parla di un ritorno alla Legge Fornero. Molte persone si sono preoccupate temendo che l'Europa possa chiedere una nuova riforma delle pensioni formato lacrime e sangue. Nella memoria di tutti, infatti, è ancora presente il ricordo di quanto era accaduto nel 2011, mentre c'era il Governo Monti.

Se da un lato, infatti, è scongiurato il ritorno della Legge Fornero visto che non è mai stata cancellata, dall'altro si teme  che possa arrivare una nuova nuova stretta sui requisiti per poter andare in pensione. Un preoccupazione degna di essere presa in considerazione, ma che al momento sembra non avere troppi elementi a sostegno. Ad accendere lo spettro delle preoccupazioni è sempre Salvini, che ha portato sul tavolo delle discussioni il famoso recovery fund: l'accordo raggiunto dall'Italia con l'Europa potrebbe avere una pesante conseguenza per i lavoratori. Ridurre la spesa per le pensioni. Un costo che, come ha indicato anche l'Inps, ad oggi ammonteredde al 14% del Pil.

Cosa c'è di vero dietro a questa preoccupazione? In effetti, andando a ben vedere, ci sarebbero due aspetti da tenere in considerazione: il primo è quello relativo al fatto che l'Unione europea potrà esercitare un effettivo controllo sul nostro paese, nel momento in cui inizierà ad utilizzare le risorse messe a disposizione con il recovery fund. Il secondo aspetto è legato alla richiesta che arriva da un po' di tempo dalla stessa Unione europea, che sta chiedendo ai vari paesi di iniziare a contenere la spesa per le pensioni, preoccupata di quanto possa accadere nel corso dei prossimi anni, quando la popolazione inizierà ad invecchiare e questo influenzerà il costo della prevvidenza pubblica.

Pensioni: cosa ci può imporre l'Europa?

La domanda corretta che ci dobbiamo porre è cosa ci possa imporre l'Europa. Potrà imporci una nuova riforma lacrime e sangue delle pensioni? O potremmo muoverci in completa autonomia come uno Stato sovrano dovrebbe poter fare? No, sicuramente l'Unione europea non può imporre alcuna riforma all'Italia e probabilmente non ha nemmeno l'intenzione di farlo. L'Europa, al contrario, potrà molto semplicemente bocciare gli investimenti effettuati con il recovery fund, anche quelli attuati per agevolare l'accesso alla pensione e che possano causare un ulteriore aggravio della spesa previdenziale.

Allora siamo salvi? Non dobbiamo aspettarci in alcun modo una Legge Fornero bis? Troppo presto per dirlo: per capire quale possa essere il futuro delle nostre pensioni dovremmo aspettare che arrivi la prossima settimana, quando inizierà il primo confronto tra il Ministero del Lavoro ed i sindacati. Sarà aperto un dibattito e si parlerà delle misure che si vorranno adottare in ambito previdenziale. Ma soprattutto si cercheranno di focalizzare gli obiettivi che sono davvero realizzabili: l'aumento delle pensioni dovrebbe ottenere il via libera. Questa misura dovrebbe essere abbastanza sicura, in quanto verrà finanziata attraverso un riduzione della tassazione sulla quale il Governo starebbe lavorando già da tempo con la riforma delle aliquote Irpef.

Il futuro delle nostre pensioni!

Sicuramente uno dei nodi e dei punti più importanti sui quali Govenro e sindacati discuteranno e quello relativo a Quota 100. Come ben sappiamo questa misura andrà presto a scadenza. Trovare una misura di flessibilità che la possa sostituire non è cosa semplice né facile. Anche perché con ogni probabilità il Governo sarà costretto a trovare una misura che vada ad aumentare la spesa previdenziale. L'ipotesi di una pensione a 62 anni o Quota 41 sono di difficile realizzazione. Per tutti i lavoratori, molto probabilmente, arriveranno delle penalizzazione sull'assegno mensile, almeno per quelli che decideranno di uscire dal lavoro in anticipo.