A finire sul banco degli imputati in Europa sono le pensioni e tutti gli errori che l'Italia ha commesso. Sicuramente quando ti puntano il dito contro e ti fanno notare dove hai sbagliato è fastidioso. Soprattutto quando si sa di essere colpevoli. L'Italia ha commesso un'infinità di errori quando si parla di pensioni: si passa dalle baby pensioni, alle pensioni di invalidità date ai falsi invalidi e ad altri mille errori che adesso diventano pesanti. Macigni che gravano sul futuro previdenziale dei giovani. Le responsabilità, comunque, non sono nemmeno di quanti hanno lavorato onestamente tutta una vita e oggi vorrebbero andare giustamente in pensione. Di chi sia la colpa, sfortunatamente un po' tutti lo sappiamo, chi ne paga le conseguenze siamo un tutti noi.

L'Olanda, come un mastino, continua a ricordare quali siano gli errori nell'universo delle pensioni in Italia. L'Olanda, ricordiamo, è un paese frugale e si oppone alla concessione delle risorse a fondo perduto al nostro paese attraverso il recovery fund. Ad essere sinceri l'opposizione alla concessione dei fondi è anche nei confronti di Portogallo e Spagna, ma ad essere sinceri non è quello che ci interessa in questa sede. Mark Rutte, primo ministro olandese, lancia un messaggio molto diretto relativamente alle nostre pensioni ed a Quota 100: perché si dovrebbero consegnare delle risorse a fondo perduto all'Italia, se Roma continua a concedersi dei lussi che l'Olanda stessa non si concede?

Pensioni: gli errori più evidenti!

Molto probabilmente Mark Rutte si è costruito la propria opinione tenendo in mano i dati dell'Ocse. Quasi certamente avrà notato che in Italia, prima dell'introduzione di Quota 100 - quindi nel 2018-, l'età effettiva nella quale le persone andavano in pensione era pari a 63 e 3 mesi per gli uomini contro i 65 anni e 2 mesi dell'Olanda. Consultando, poi, i dati OECD, quasi sicuramente si sarà accorto che l'aspattativa di vita è pari a 18 anni e 8 mesi per un Olandese con 65 anni, mentre per un Italiano della stessa età è pari a 19 anni e 7 mesi. Facendo due conti, significa che gli uomini italiani riescono a beneficiare di quasi 3 anni in più degli olandesi di pensione. Come se questo non bastasse, l'assegno italiano è molto più generoso di quello olandese.

Stando sempre ai dati Ocse, qualche dubbio lo fa nascere anche il tasso di sostituzione al netto delle imposte. Per chi non lo sapesse, il tasso di sostituzione misura il rapporto tra la pensione netta ed il reddito da lavoro netto: per il lavoratore italiano questo tasso è pari al 91,8%, mentre per quello olandese è dell'80,2%. Questo significa, secondo l'Ocse, che l'Italia spende per le pensioni il 16,2% del Pil; mentre l'Olanda spende solo il 5,4%: quest'ultima si appoggia molto anche ad un sistema di pensione privata. Sono proprio questi numeri che hanno fatto storcere il naso a L'Aia, che senza dubbio si sarà chiesta a cosa servisse l'introduzione di Quota 100.

L'Europa non pagherà le pensioni italiane

Geert Wilders, leader sovranista olandese, nel corso di una manifestazione ha mostrato un cartello con la scritta: Non un centesimo all’Italia. Un posizione che sembra essere condivisa da molti politici europei. In Italia, al contrario, si cerca di far notare che in questi anni si è tentato di fare molto per cercare di aumentare l'età in cui le persone vanno in pensione. A cominciare dalla tanto odiata Riforma Fornero. A metà degli anni 90, l'età effettiva di pensionamento era di 60 anni e sei mesi – ovvero quattro anni e sette mesi meno che nel 2018. Il pre-pensionamento – reintrodotto con Quota 100, dopo anni di politiche economiche che provavano a dare flessibilità in uscita senza pesare sul bilancio dello Stato – non è un'esclusiva italiana.

Che cosa trapela tra le varie richieste dell'Unione Europea. All'orizzonte sembra emergere la richiesta di tagliare le spese dell'Inps, che oggi come oggi appaioni insostenibili. Su questo punto, è molto chiara la posizione di Vittorio Feltri, direttore di Libero Quotidiano, secondo il quale il nostro paese si sarebbe trovato in questa posizione perché si è deciso di affidare all'Inps anche l'assistenza. All'inizio, come ricorda Feltri, la previdenza sociale riusciva a prosperare grazie ai versamenti effettuati ogni mese dai lavoratori e dalle aziende. Per questo motivo si riusciva anche ad andare in pensione ad un'età ragionevole con un assegno degno di questo nome.

L'errore, secondo Feltri, che a tut'oggi continuiamo a pagare è quello di aver fatto gravare sulla previdenza altri fardelli che con la pensione non hanno nulla a che fare. Stiamo parlando della cassa integrazione o del reddito di cittadinanza. Una delle soluzione sarebbe quella di separare la spesa previdenziale da quella assitenziale.

Pensioni: come evitare i tagli dall'Europa?

Quale potrebbe essere l'unica soluzione per poter evitare che l'Europa ci imponga dei tagli alle nostre pensioni? Molto probabilmente se si procede in questo senso a breve i soldi a disposizione dell'Inps non basteranno. Se oggi come oggi l'Italia si ritrova in Europa a discutere sull'accordo per il recovery fund, vuol dire che anche l'Unione europea è a conoscenza dello stato dei bilanci dell'Inps. Che sicuramente non brillano.

Perché devono continuare ad essere i lavoratori a pagare le conseguenze di una mala gestione della nostra previdenza pubblica? Non sarebbe più logico separare la previdenza dall’assistenza in modo da poter utilizzare le risorse che arrivano dai lavoratori esclusivamente per le loro pensioni.