Con il mese di settembre è stato riavviato il tavolo di confronto tra Governo e sindacati per discutere della riforma delle pensioni.

Pensioni: riforma, focus non solo su alternativa a Quota 100

In primis c'è la necessità di trovare una soluzione al famoso scalone dei 5 anni con cui bisognerà fare i conti nel momento in cui Quota 100 arriverà al capolinea alla fine del 2021.

C'è da dire però che insieme a questo bisognerà affrontare anche diverse altre questioni, tra cui quella più ampia del futuro delle pensioni anche guardando oltre la fine di Quota 100.

L'emergenza coronavirus e la devastante crisi economica che ne è derivata, hanno riportato in primo piano il tema molto delicato e allarmante del taglio che le pensioni potranno subire negli anni a venire.
Il tutto per colpa di un andamento del PIL che in Italia non solo stenta a crescere ormai da anni, ma che quest'anno subirà un vero tracollo.

Pensioni legate a doppio filo al PIL. Cosa è successo con riforma Dini?

Per meglio comprendere la stretta relazione che c'è tra il PIL e le pensioni è bene fare un passo indietro e tornare al 1995.

E' stato quello l'anno della famosa riforma Dini che ha introdotto un nuovo sistema di calcolo delle pensioni, con il passaggio dal sistema retributivo a quello contributivo.

Per quanti hanno iniziato a lavorare dal 1996, l'assegno previdenziale sarà calcolato sul totale dei contributi versati durante la propria vita lavorativa.

Le somme versate sono rivalutate ogni anno in base all'inflazione e al PIL, utilizzando un coefficiente che tiene conto della media quinquennale del prodotto interno lordo.

In altre parole, se il PIL scende allora insieme ad esso si riducono anche le pensioni, se al contrario l'economia va bene e cresce, allora gli assegni previdenziali aumentano di valore.

Pensioni: i 30enni rischiano un assegno tagliato del 30%

Negli ultimi anni il PIL in Italia non è certo andato bene, ma guardando in avanti si prospetta una situazione anche più pesante, complice la profonda crisi di quest'anno che sarà seguita da una ripresa non certo fiammante.

A lanciare l'allarme sul futuro delle pensioni dei lavoratori di oggi, in particolare degli over 30 e 40, è stato un articolo apparso ieri su Repubblica.

Le stime presentate sono decisamente preoccupanti visto che parlano di un taglio fino al 30% dell'assegno pensionistico per gli attuali trentenni, ma viene prospettata anche una riduzione nell'ordine del 20%-30% per i quarantenni e i cinquantenni che ricadono nel sistema contributivo, avendo iniziato a lavorare a partire dal 1996.

Pensioni: a rischio anche 40-50enni. Le stime di Progetica

Come spiegato da Andrea Carbone, esperto di previdenza e partner di Progetica, "Le pensioni non riusciranno per molto tempo a recuperare nemmeno l’inflazione, quando i prezzi torneranno a salire", motivo per cui è possibile anche che si arriva ad una decurtazione fino al 30% dell'assegno previdenziale per chi oggi ha 30 anni.

Non manca però una buona notizia, visto che secondo Carbone un taglio delle pensioni future si potrà evitare se "il Paese torna a crescere, crea lavoro stabile e ben retribuito".

Molto dipenderà quindi dall'andamento del PIL perchè, come spiegato da Carbone, se da qui alla pensione la crescita sarà sempre o quasi allo zero virgola, allora questo per un trentene significherà perdere un quinto della sua pensione futura, precisamente 386 euro al mese secondo la stima Progetica, rispetto a un andamento col PIL a +1,5%.

Per il quarantenne e il cinquantenne la perdita accusata dall'assegno è compresa tra il 12% e il 17%, mentre per il sessantenne si riduce al 2%, ma solo per la sua vicinanza all'uscita dal mondo del lavoro e al minor numero di anni che possono impattare sulla sua pensione.