Il tema delle pensioni è destinato a rimanere al centro dell'attenzione, dopo che a settembre è ripartito il tavolo di confronto tra Governo e sindacati sulla riforma che dovrà attuarsi dal 2022, subito dopo la scadenza di Quota 100 a fine 2021.

Pensioni: riparte a singhiozzo confronto Governo-sindacati su riforma

Lo scorso 16 settembre c'è stato un primo incontro tra Governo e sindacati, in occasione del quale si è avuto sostanzialmente solo un primo confronto preliminare.

Non si è parlato in alcun modo di numeri, ma è stata ribadita solo la volontà di cercare una misura alternativa in grado di sostituire Quota 100 alla fine del prossimo anno.

Un secondo incontro era previsto il 25 settembre, ma è saltato per via dell'isolamento volontario deciso dalla Ministra del Lavoro, Nunzia Catalfo, venuta a contattato nei giorni precedenti con una persona risultata positiva al coronavirus.

Pensioni: il 14 ottobre nuovo tavolo tecnico su riforma

A fine settembre però da una nota pubblicata dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri si è appreso che “Il Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, Nunzia Catalfo, ha convocato mercoledì 14 ottobre 2020 i sindacati, per una nuova riunione del Tavolo tecnico di studio sulla riforma del sistema pensionistico”.  

In attesa di novità su questo fronte, che difficilmente arriveranno a breve in maniera definitiva, per quanti si apprestano ad andare in pensione nei prossimi 3 anni ci sono buone e cattive notizie.

Pensioni: nessun aumento età per 2021-2022. Cosa cambia dal 2023?

Come è noto l'uscita dal lavoro viene regolata sulla base di due requisiti chiave: uno è quello relativo ai contributi versati e l'altro riguarda l'età anagrafica.

Parlando dell'età pensionabile, la buona notizia è che non ci sarà alcun aumento per il prossimo biennio, cioè per il 2021 e per il 2022, quando resteranno in vigore quindi i requisiti attuali.

La cattiva notizia riguarda invece coloro che andranno in pensione a partire dall'1 gennaio 2023, visto che da tale data si avrà un aumento dell'età minima per accedere alla pensione.

Pensioni: come funziona adeguamento età alla speranza di vita

Facciamo un passo indietro per capire meglio come funziona il meccanismo di adeguamento delle prestazioni previdenziali alla speranza di vita, introdotto dalla manovra 2009

A partire dal 2013 l'età pensionabile viene adeguata agli incrementi della speranza di vita secondo le rilevazioni effettuate dall'Istat

In caso di variazione negativa non c'è alcuna riduzione dell'età pensionabile, che rimane peraltro immutata quando l'incremento della speranza di vita è nullo o estremamente basso.

In un primo momento la revisione avveniva su base triennale, mentre dal 2019 si è passati alla cadenza biennale in base a quanto previsto dalla legge Fornero.

Per il biennio 2019-2020 si è avuto un incremento dell'età pensionabile di 5 mesi, ma dal prossimo anno il meccanismo di adeguamento funzionerà in base a delle nuove modalità di calcolo.

Pensioni: come cambia l'età a partire dal 2023

In primis, come già accennato, la circolare Inps n. 19 del 7 febbraio 2020, ha confermato che per il 2021 e il 2022 non ci sarà alcun incremento dei requisiti di accesso alla pensione, per cui valgono le regole già definite a partire dal 2019.

Nel dettaglio quindi per la pensione di vecchiaia ordinaria sarà necessario avere 67 anni di età e 20 anni di contributi.
Per la pensione di vecchiaia contributiva bisognerà raggiungere i 71 anni di età e almeno 5 anni di contributi versati all'Inps.

Infine, per la pensione anticipata contributiva saranno sufficienti 64 anni di età e 20 anni di contributi.

Questi requisiti saranno validi fino alla fine del 2022, mentre dall'1 gennaio 2023 l'età pensionabile cambierà, a patto che non intervenga un nuovo blocco come quello relativo al 2021-2022.

Di conseguenza, chi vorrà accedere alla pensione di vecchiaia dal 2023 dovrà avere 67 anni e 3 mesi di età con 20 anni di contributi Inps, mentre per la pensione di vecchiaia contributiva si salirà a 71 anni e 3 mesi con almeno 5 anni di contributi e per la pensione anticipata contributiva a 64 anni e 3 mesi di età con 20 anni di contributi versati.

Da notare che a partire dal prossimo anno gli adeguamenti dell'età pensionabile previsti ogni due anni non potranno in ogni caso superare la soglia dei 3 mesi.

Qualora la speranza di vita dovesse registrare un incremento superiore a questo livello, si andrà a sommare la parte eccedente agli adeguamenti successivi.

Pensioni: le 2 tipologie che non subiranno aumento età fino al 2026

Infine, un'altra buona notizia è relativa all'esclusione di alcune forme pensionistiche dal meccanismo di adeguamento alla speranza di vita.

Si tratta in particolare della pensione anticipata ordinaria e della pensione con Quota 41 per i lavoratori precoci.

Per queste due forme previdenziali i requisiti attualmente fissati dalla legge rimarranno in vigore fino al 31 dicembre 2026.

Fino a tale data, nel caso della pensione anticipata ordinaria sarà necessario aver versato contributi all'Inps per 42 anni e 10 mesi per gli uomini e per 41 anni e 10 mesi per le donne. 

Per i lavoratori precoci resta invariata fino a fine 2026 la possibilità di accedere alla pensione con un requisito contributivo ridotto pari a 41 anni.