Le pensioni continuano a rimanere al centro di un ampio e complesso dibattito, in vista di una riforma che non sarà facile da attuare e che con buona probabilità richiederà del tempo.

Pensioni: la Catalfo punta a sterilizzare effetti del calo del PIL

Poco meno di 10 giorni fa c'è stato un incontro tra Governo e sindacati sugli interventi da attuare in materia previdenziale e in tale occasione è stata annunciata un'importante novità.

La Ministra del Lavoro, Nunzia Catalfo, ha palesato l'intenzione di presentare una proposta di legge per sterilizzare gli effetti del calo del PIL sulle pensioni, in modo da evitare che si riduca l'importo delle stesse negli anni a venire.

Pensioni: legame con il PIL. Cosa prevede la legge Dini del 1995

Come è noto, la riforma Dini del 1995 ha previsto che il montante contributivo si rivaluti in base all'andamento del Prodotto Interno Lordo e gli effetti di questa misura colpiscono maggiormente coloro che hanno più versamenti per il calcolo contributivo dal 1996 in poi.

L'obiettivo del Governo è ora mettere al sicuro le pensioni future che diversamente sarebbero esposte al rischio di una decurtazione più o meno consistente in base all'andamento del PIL.

Pensioni: l'intervento del Governo Renzi nel 2015

Un simile intervento c'è già stato nel 2015, quando il Governo Renzi in seguito alla crisi del 2008-2009 decise di intervenire, con l'introduzione di un limite agli effetti negativi del PIL sulle pensioni.

Come previsto nel decreto legge 65 del 2015, "il coefficiente di rivalutazione del montante contributivo, come determinato adottando il tasso annuo di capitalizzazione, non può essere inferiore a uno, salvo recupero da effettuare sulle rivalutazioni successive."

Pensioni: verso slittamento clausola anti-recessione

La Ministra Catalfo ora intende muoversi nella stessa direzione, ma l'annuncio relativo alla proposta di legge arrivato nei giorni scorsi potrebbe rimanere tale almeno per il momento.

Stando a quanto scrive oggi il Sole 24 Ore, la nuova clausola anti-recessione per le pensioni sarebbe destinata a slittare almeno di un anno.

Sarebbe in corso delle discussioni tra i tecnici del Governo che stanno valutando diversi aspetti, tra cui in primis i costi dell'intervento annunciato dalla Catalfo nei giorni scorsi.

Si parla di un aggravio per le casse dello Stato che potrebbe arrivare a 2,5-3 miliardi di euro nel 2023, per poi aumentare ancora negli anni seguenti.

Al contempo si sta valutando anche il meccanismo di salvaguardia già in vigore dal 2015 che dovrebbe rimanere valido anche per il prossimo anno.

Alla luce di ciò il Sole 24 Ore scrive che, salvo ripensamenti, la misura pensata dalla Catalfo per sterilizzare gli effetti negativi del PIL sulle pensioni non troverà attuazione nella legge di bilancio da approvare entro fine anno.

Pensioni: che succede a chi lascia il lavoro nel 2021 e nel 2022?

Diversi tecnici dl Governo, tra cui quelli del Ministero dell'Economia e delle finanze, ritengono che l'impatto della recessione sulle pensioni non dovrebbe materializzarsi prima del 2002, peraltro senza alcuna certezza.

Questo perchè l'attuale salvaguardia in vigore dal 2015 di fatto non permetterebbe di scongiurare la penalizzazione, ma la rimanderebbe soltanto, sotto forma di decurtazione delle rivalutazioni positive degli anni successivi a partire dal 2023.

Stando a quanto indicano i tecnici del Governo, la norma del 2015 che prevede la salvaguardia da un effetto recessione sul coefficiente di rivalutazione del montante contributivo, sarebbe valida anche per coloro che usciranno dal mercato del lavoro nel 2021.

In sostanza, stando alle indicazioni riportate dal Sole 24 Ore, non ci sarebbe alcuna necessità di intervenire subito.

Nell'immediato non ci sarebbe alcun rischio per gli assegni pensionistici e anche chi si appresta a lasciare il lavoro il prossimo anno non dovrebbe subire ripercussioni positive.

Il problema potrebbe presentarsi probabilmente a partire dal 2022, quando però dovrebbe essere già validata la norma annunciata dalla Catalfo che, almeno secondo le indiscrezioni del Sole 24 Ore, dovrebbe slittare solo di un anno.