Le pensioni di invalidità sono tra i temi più discussi del momento, anche in vista dell'importante appuntamento di novembre.
Il prossimo mese infatti, come spiegato dall'Inps in una nota, sarà messo in pagamento l'incremento fino a 651,51 euro per 13 mensilità.

Pensioni di invalidità: a chi spetta l'aumento?

C'è da dire che questo incremento riguarda solo gli invalidi civili totali, quindi coloro che percepiscono la pensione di inabilità civile.

Non spetta invece ai beneficiari dell'assegno mensile di invalidità, altrimenti noto come "pensione di invalidità", ossia la prestazione erogata in favore di quei soggetti ai quali è stata riconosciuta una riduzione parziale della capacità lavorativa dal 74% al 99%.

Pensioni di invalidità: l'assegno mensile per gli invalidi parziali

L'assegno mensile viene riconosciuto agli invalidi parziali di età compresa tra i 18 e i 67 anni che abbiano determinati requisiti sanitari e reddituali, come previsto dalla legge.  

Per l'anno 2020 l'importo dell'assegno è di 286,81 euro e tale somma viene corrisposta per 13 mensilità.

Come detto prima, la pensione di invalidità è erogata a chi ha un reddito che rientra in determinate soglie, previste annualmente dalla legge, e attualmente per il 2020 il limite annuo è fissato a 4.926,35 euro. 

Da segnalare che questo limite di reddito da non superare si riferisce a quello personale annuo lordo del titolare dell'assegno di invalidità e non rientrano quindi nel computo i redditi del coniuge e di altri familiari. 

Pensioni di invalidità: quando si perde il diritto all'assegno mensile?

Ci sono poi dei casi in cui si perde il diritto alla pensione di invalidità, ad esempio quando vengono meno i requisiti necessari per beneficiare della stessa.

Gli invalidi civili parziali, cioè con un'invalidità compresa tra il 74% e il 99%, devono comunicare tempestivamente all'Inps, e comunque entro 30 giorni, eventuali variazioni della situazione reddituale che portino a superare il limite indicato prima dei 4.926,35 uro.

Quando il reddito va oltre questa soglia l'invalido civile parziale perde il diritto all'assegno mensile che quindi non viene più erogato.

Il caso appena descritto è quello riferito ad un invalido parziale che possiede redditi di lavoro e che è tenuto quindi a presentare ogni anno all'Inps il modello ICLAV.

Si tratta in sostanza di un documento nel quale si dichiara la permanenza o meno del requisito di mancata prestazione di attività lavorativa o il reddito eventualmente prodotto.

Pensione di invalidità: quando assegno non si perde, ma si trasforma

Ci sono poi altri casi in cui si perde l'assegno mensile di invalidità che di fatto non viene più erogato, sebbene non si tratti di un'effettiva perdita quanto di una trasformazione dello stesso in altre forme assistenziali.

Qualora le condizioni fisiche del beneficiario dovessero peggiorare e portare ad un aumento dell'invalidità fino al 100%, allora in questo caso l'assegno mensile è revocato e al suo posto è riconosciuta la pensione di inabilità.

La pensione di invalidità inoltre cessa di essere erogata nel momento in cui il titolare dell'assegno raggiunge i 67 anni di età.

A partire da questa data scatta così la pensione di vecchiaia che viene erogata in automatico a patto che il beneficiario possieda i requisiti anagrafici e contributivi previsti dalla legge.

Infine, c'è un altro caso in cui l'assegno di invalidità si trasforma in maniera automatica al raggiungimento dei 67 anni anni.

Ci riferiamo alla situazione in cui al compimento dell'età appena indicata, la pensione di invalidità viene trasformata in assegno sociale.

Si tratta di una prestazione assistenziale erogata dall’INPS in favore di coloro che si trovano in condizioni economiche disagiate con almeno 67 anni di età e con redditi inferiori alle soglie previste annualmente dalla legge.