Le pensioni di invalidità finiscono davanti ai magistrati. La Consulta dovrà fermare la propria lente di ingrandimento sull'articolo 12, Comma 1, della legge sugli invalidi civili del 1971 e sull'articolo 38, comma 4, della Legge finanziaria del 2002. La sezione lavoro della Corte d'appello di Torino avrebbe, infatti, sollevato alcuni dubbi sulla legittimità costituzionale di almeno due aspetti inerenti ad una serie di benefici che sono stati garantiti ad alcuni cittadini a cui era stata accertata un'invalidità pari al 100%, ma che impediva loro di lavorare.

Pensioni di invalidità: aspetti controversi

La Consulta si dovrà esprimere martedì 24 giugno. Uno dei punti delicati che sarà all'ordine del giorno è quello relativo al riconoscimento della pensione di invalidità che dovrebbe essere versata ai mutilati ed agli invalidi civili. I soggetti dovrebbero avere un'età superiore ai 18 anni e per i quali l'invalidità sia stata certificata da una visita medica. Oltre all'invalidità deve essere appurata l'impossibilità a lavorare di questi soggetti.

L'articolo 12, primo comma, della legge del 1972 sugli invalidi civili e sull'articolo 38, comma 4, della Legge finanziaria del 2002 prevedeva il versamento di una cifra pari a 234.000 lire annue in 13 mensilità (il nostro non è un refuso, nel 1972 l'euro non era ancora stato introdotto). La somma è stata innalzata nel corso del tempo ed è stata adeguata all'incremento del costo della vita. Oggi come oggi ad un invalido civile al 100% è riconosciuta una pensione di invalidità pari a 285 euro mensili. E' stata proprio questa cifra a finire nel mirino dei giudici: è ritenuta insufficiente a garantire un dignitoso tenore di vita ad una persona e quindi va in totale contrasto con quanto stabilisce l'articolo 38 del primo comma della costituzione. 285 euro mensili da erogare in 13 mensilità viene definito, dal giudice della sezione lavoro della Corte d'Appello di Torino, insufficiente a garantire il soddisfacimento delle elementari esigenze di vita.

Pensioni di invalidità: cosa non funziona?

Quello messo in evidenza fino a questo punto non sarebbe sufficiente. Sarebbe stato anche rilevato un possibile contrasto con l'articolo 3 della Costituzione. Il motivo starebbe nella:

violazione del principio di uguaglianza, ponendo a confronto l'importo della pensione di inabilità, corrisposta agli inabili a lavoro di età compresa tra i 18 e i 65 anni, e l'importo dell'assegno sociale corrisposto ai cittadini di età superiore a 66 anni in possesso di determinati requisiti reddituali, meno favorevoli di quelli di riferimento per il riconoscimento della pensione di inabilità.

In estrema sintesi questo significherebbe che viene ritenuto ingiusto che un invalido civile debba ricevere meno benefici rispetto a quanto riconosciuto economicamente ai destinatari dell'assegno sociale, avendo il giudice stabilitio la sostanziale similitudine tra le due condizioni. Un altro aspetto, poi, che viene contestato starebbe nel fatto che i benefici siano riconosciuti solo a determinate condizioni di reddito per invalidi civili titolari di pensione e di età superiore ai 60 anni.

Pensione di invalidità: quando aspetta l'assegno?

Quando aspetta la pensione di invalidità? Per poter richiedere l'assegno ordinario di invalidità è necessario che il lavoratore abbia una riduzione della capacità lavorativa pari ad un terzo: ci deve essere, quindi, un'invalidità superiore al 67%. Per poterne avere diritto, inoltre, è necessario aver versato almeno cinque anni di contributi. Tre di questi devono essere versati nel corso dell'ultimo quinquennio che precede la domanda di pensione di invalidità. La pensione di invalidità vale unicamente per i dipendenti delle aziende private. I dipendenti pubblici ne sono esclusi.

Viene infatti introdotta una modalità unica di trasmissione per tutti i soggetti fra i 18 e i 67 anni di età tramite il modello Inps AP 70, con cui il richiedente trasmette le informazioni socio-economiche che prima venivano comunicate solo al termine dell’esito dell’istruttoria sanitaria (eventuali ricoveri, svolgimento di attività lavorativa, dati reddituali, nonché dell’indicazione delle modalità di pagamento e della delega alla riscossione o in favore delle associazioni).

Una modifica apportata proprio nell’ottica di snellire e velocizzare il processo per la domanda di pensione di invalidità. Conoscendo tutte le informazioni necessarie per il quadro socio economico, infatti, alla fine dell’accertamento sanitario il pagamento può scattare immediatamente e senza ulteriori passaggi burocratici.