Pensioni Opzione donna, proroga, requisiti e possibilità per le lavoratrici. Non sono poche le lettrici che richiedono maggiori informazioni sull’uscita anticipata dal lavoro, del maxi scivolo e del calcolo dell’assegno pensionistico. Opzione donna può rappresentare per le lavoratrici dipendenti e autonome, l’uscita favorevole per la pensione, in presenza di specifici requisiti anagrafici e contributivi. 

Cosa significa andare in pensione con Opzione donna? Accedere a uno scivolo di quasi 9 anni. Se si considera l’orizzonte temporale, parliamo di un’ottima strategia per la pensione. Le lavoratrici possono sfruttare l’uscita dal mondo lavorativo, prima del raggiungimento dell’età della pensione anticipata, oppure, alla pensione di vecchiaia. L’unica pecca investe l’assegno pensionistico che viene quantificato interamente con il sistema contributivo, una decurtazione molto rilevante. 

 Con la Riforma pensioni è attesa la proroga per le lavoratrici che consentirebbe uno scivolo di 8 o 9 anni (in relazione al comparto di lavoro), rispetto all’uscita con l’età pensionabile fissata per 67 anni di età. Per il momento, il differimento della misura è presente nel disegno della Legge di Bilancio 2021

Se l’argomento ti interessa prosegui nella lettura vedremo insieme:  Opzione donna requisiti, variabili e novità; chi può andare in pensione con Opzione donna? Quali sono i requisiti contributivi e anagrafici al 31 dicembre 2020, proroga al 2021? Di quanto viene decurtato l’assegno pensionistico? Quali sono i contributi utili al calcolo dell’assegno pensionistico? Quanto conviene alle lavoratrici andare in pensione con Opzione donna?

Pensioni: Opzione donna requisiti, variabili e novità 

Secondo le disposizioni contenute nell’articolo 16 del Decreto Legge n. 4/2019, è ammessa l’uscita anticipata per le lavoratrici, purché l’assegno pensionistico segua il calcolo contributivo.

La variabile dell’uscita anticipata per le donne è stata introdotta dalla Legge Maroni, sancita dall’articolo 1, comma 9 della legge 243/04. La necessità di sfruttare questa possibilità è subentrata subito dopo la Riforma Fornero. Questo perché Opzione donna assicura un’uscita anticipata di quasi 9 anni rispetto alla normativa pensionistica ordinaria.  Basti pensare per la pensione anticipata occorre il perfezionamento del requisito contributivo che corrisponde a un minimo di 41 anni e 10 mesi, senza condizioni per l’età anagrafica. Per la pensione di vecchiaia occorre aver maturato il requisito anagrafico e contributivo che corrisponde a 67 anni di età e un’anzianità contributiva minima di 20 anni. 

Opzione donna come Quota 100 fa parte di un regime sperimentale. Ecco spiegato il motivo per cui nel corso degli anni è stata rinnovata diverse volte.

Pensioni: chi può richiedere Opzione donna?

Possono accedere alla misura sperimentale Opzione donna, le lavoratrici regolarmente registrate presso l’Assicurazione generale obbligatoria (A.G.O.) e presso i fondi. Le lavoratrici del comparto privato, pubblico e autonome con un’anzianità contributiva al 31 dicembre 1995.  La misura non è operabile per le lavoratrici registrate presso la gestione separate.

Pensioni: quali sono i requisiti contributivi e anagrafici per l’accesso a Opzione donna?

Possono utilizzare l’uscita anticipata Opzione donna le lavoratrici in possesso dei seguenti requisiti, quali:

  • lavoratrici dipendenti con 58 anni di età e 35 anni di contribuzione;
  • lavoratrici autonome con 59 anni di età e un’anzianità contributiva pari a 35 anni. 

Montante contributivo maturato entro il 31 dicembre 2019, come indicato dall’INPS nel messaggio n. 243/2020. 

Ciò significa che, le lavoratrici dipendenti nate entro la data del 31 dicembre 1961, mentre le lavoratrici autonome nate entro la data del 31 dicembre 1960 possono optare per la misura, se risulta maturato il requisito contributivo pari a 35 anni entro la data del 31 dicembre 2019. Con una finestra mobile di 12 mesi (dipendenti) e di 18 mesi (autonome) (INPS circolare n. 53/2011). 

Pensioni: Opzione donna tutti i requisiti al 31 dicembre 2020, proroga al 2021

La misura agevolata per le lavoratrici è stata prorogata anche per il 2021. In particolare, è presente il differimento della misura nel disegno di Legge di Bilancio 2021. Un vantaggio, specie per le lavoratrici nate nel periodo corrispondente al 1962 e 1961.

Si precisa che, le lavoratrici che intendono fruire della misura Opzione donna devono aver maturato l’anzianità contributiva 35 anni e l’età anagrafica 58 (59) anni di età, entro la data del 31 dicembre 2020.  

Pensioni: di quanto viene decurtato l’assegno pensionistico con Opzione donna?

Le lavoratrici subiscono la conseguenza del conteggio dell’assegno elaborato con il sistema contributivo totale. In poche parole, la decurtazione dell’assegno pensionistico può variare dal 20 fino al 30%. Il taglio si evidenzia se viene proporzione al calcolo eseguito con il sistema misto. C’è da dire che la diminuzione sull’assegno pensionistico subisce la variazione anche di altri elementi, come: l’età anagrafica, la carriera, lo stipendio. Infine, l’ultimo tassello che influisce in modo determinate sul computo dell’assegno pensionistico riguarda il montante contributivo maturato. 

Pensioni: quali sono i contributi utili al calcolo dell’assegno pensionistico con Opzione donna?

Per il perfezionamento del requisito contributivo fissato a 35 anni, nella soglia delle 52 settimane con cadenza annuale, sono validi tutti i contributi accreditati, come ad esempio: volontari, riscatto, obbligatori, figurativi ecc.  Si precisa che, per le lavoratrici registrate presso l'assicurazione generale obbligatoria non rientrato nella valutazione dei contributi i periodi relativi a disoccupazione e malattia.

Pensioni:  le escluse alla misura Opzione donna

Non possono utilizzare l’uscita anticipata con Opzione donna, le lavoratrici per cui risulti perfezionato i requisiti per la pensione di vecchiaia o anzianità (Legge Fornero). Nello stesso tempo, sono esclude dalla misura le lavoratrici per cui valgono le norme di salvaguardia, come indicato dall’INPS nel messaggio n. 219/2013.

Non possono fruire dell’uscita anticipata le libere professioniste registrate presso una cassa di categoria e quelle inserite nella gestione Separata. 

Pensioni: quando si può presentare la domanda per Opzione donna? Quanto può influire il diritto cristallizzato?

Ammesso il principio della cristallizzazione del diritto alla pensione. Cosa significa? Ad esempio, una lavoratrice che ha maturato i requisiti utili per l’accesso alla misura entro la data del 31 dicembre 2019, può optare per un’uscita successiva dopo la finestra mobile, così come spiegato dall’INPS nel messaggio n. 9231/2014. 

Si precisa altresì, che con la cristallizzazione dei requisiti la lavoratrice può presentare la domanda quando ritiene opportuno. Infatti, congelati i requisiti può esibire l’istanza anche diversi anni successivi alla prima decorrenza di Opzione donna. Una facoltà riconosciuta anche nel caso in cui la proroga non venisse ufficializzata. In ogni caso bisogna rispettare le finestre mobili. 

La cristallizzazione del diritto alla pensione, potrebbe rappresentare un valido strumento per poter andare in pensione anche a posteriori. In poche parole, più tardi di diversi anni dalla data di maturazione dei requisiti previsti per la misura maturati entro il 31 dicembre 2019 (con proroga 31 dicembre 2020). Nello stesso tempo, se nel corso del tempo la lavoratrice matura i requisiti per la pensione anticipata, oppure, per la pensione di vecchiaia, potrebbe scegliere un piano pensionistico diverso che sarebbe molto meno penalizzante di Opzione donna. 

 Pensioni: quanto conviene alle lavoratrici andare in pensione con Opzione donna?

 Per rispondere a questa domanda, dobbiamo valutare diversi elementi che potrebbero incidere sulla scelta per le lavoratrici di adottare Opzione donna. Il primo punto, riguarda la decurtazione dell’assegno pensionistico. Accedendo a questa misura la donna che lavora non può contare su un assegno elaborato con il sistema misto, ma il calcolo segue interamente quello retributivo. Parliamo di una sforbiciata sull’assegno che si attesta all’incirca al -30%. Un percentuale che incide sull’importo complessivo dell’assegno portandolo in ribasso. 

L’altro elemento da non sottovalutare è dato dall’influenza dei vari fattori che concorrono alla formazione dell’assegno, come l’età anagrafica di uscita, i contributi, la carriera lavorativa e così via. Ecco spiegato il motivo per cui l’importo degli assegni con Opzione donna non sono tutti uguali. 

Attenzione! Al momento, manca l’ufficialità della proroga di Opzione donna nella Legge di Bilancio 2021. Non ci resta che aspettare la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale.