Riprendono le discussioni ed i dibattiti sulla riforma delle pensioni. Il sistema previdenziale italiano ha necessità di essere rivisto: lo sanno un po' tutti e non è una novità di questi giorni o di queste ore. A febbraio sindacati e Ministero del Lavoro avevano avviato le prime consultazioni e avevano iniziato a porre le prime basi per la riforma. Poi l'arrivo della pandemia ed il conseguente lockdown avevano costretto a bloccare tutte le consultazioni ed il dibattito sulla riforma delle pensioni si era fermato al primo gradino. Ossia quello di aver messo sul bancone idee e proposte non sempre gradite alla controparte. Ma si sa, ogni dibattito, ogni riforma deve partire dal mettere sul tavolo della discussione le necessità di tutti per arrivare ad un compromesso.

I mesi che hanno contraddistinto l'Italia, prima con l'emergenza sanitaria poi con la crisi economica, hanno cambiato le carte in tavola. Ad oggi molti lavoratori hanno perso la propria occupazione, altri sono in cassa integrazione: da Bruxelles dovrebbero arrivare 209 miliardi grazie al recovery fund, ma l'Italia sarà sottoposta al controllo dell'Unione Europea, che potrà dire la sua sulle riforme da attuare. Sicuramente non ci arriverà mai un via libera ad una riforma delle pensioni che possa far lievitare la spesa previdenziale, che nel nostro paese - già adesso - è pari al 14% del Pil.

Riforma delle pensioni: quando si parte?

Ministero del Lavoro e sindacati si dovrebbero incontrare l'8 settembre. Dopo molti mesi, questo primo incontro dovrebbe servire per iniziare a delineare quale dovrebbe essere il futuro del mondo delle pensioni italiane. Cosa dobbiamo aspettarci? In questi giorni il dibattito pubblico si è acceso: Matteo Salvini in piena campagna elettorale ha parlato di un ritorno della Legge Fornero. Ma in realtà di quali misure si andrà a discutere?

Sicuramente uno dei punti sui quali si andrà a discutere è quello relativo all'aumento dell'importo degli assegni. Per le pensioni di invalidità, al momento, siamo ancora in attesa che all'Inps arrivi il via libera al loro aumento. Uno dei temi su cui si discuterà è quello relativo ad un'aventuale aumento di tutti gli altri assegni previdenziali: la misura è possibile? Di quanto è possibile aumentare l'importo mensile della pensione? Ovviamente le richieste dei sindacati spingono proprio in questa direzione, ma chiedono anche l'estensione della quattordicesima ad una platea più ampia di beneficiari. Viene richiesto anche un taglio dell'imposizione fiscale. Proprio quest'ultimo argomento è molto delicato: si richiederebbe una misura simile a quella che avrebbe portato al taglio del cuneo fiscale per i lavoratori dipendenti. Una risposta a questa richiesta potrebbe arrivare dalla riforma delle aliquote Irpef, che ormai da tempo starebbe navigando nei pensieri del Governo.

Gli aumenti dovrebbero interessare anche le pensioni future. Uno dei temi sui quali si dovrà discutere riguarda il problema dei contributivi puri, che richiano di verdersi arrivare una pensione con un assegno insufficiente per poter garantire un tenore di vita dignitoso. L'idea sarebbe quella di introdurre una sorta di pensione di garanzia, che dovrebbe riconoscere, in determinate circostanze, una pensione pari a 780 euro mensili.

Maggiore flessibilità per andare in pensione!

Uno degli aspetti da affrontare, per quanti abbiano intenzione di andare in pensione, è quello di prevedere nuove misure di flessibilità che consentano un'uscita anticipata dal mondo del lavoro. In questo caso si procederà a lavorare su due fronti: il primo per il 1° gennaio 2021, il secondo per il primo gennaio 2022, data in cui dovrebbe cessare di esistere Quota 100 e sarà necessario mettere in campo una nuova misura che la sostituisca. Solo in questo modo si potrà evitare che venga a crearsi uno scomodo scalone di cinque anni per l'accesso alla pensione.

Su altri temi, per il momento sembra che non ci siano da aspettarsi grosse novità. Per il momento si sta parlando di una proroga per l'Opzione Donna e per l'Ape Sociale. Potrebbe far ritorno anche l'Ape Volontario. Parlando, invece, di un post Quota 100 ci sarebbero molte ipotesi, ma sembra che il Governo abbia intenzione di prevedere alcune penalizzazioni per quanti decidano di anticipare la data della pensione. Con questa soluzione il costo della riforma peserebbe sulle spalle del lavoratore e non sui conti dello Stato.

Alcune delle ipotesi che sarebbero emerse in questi giorni ed in questi mesi riguarderebbero Quota 41 e la pensione a 62 anni: in entrambi i casi, nel caso in cui diventassero realtà, vi si potrebbe accedere unicamente accettando un taglio dell'assegno mensile della pensione.

Pensioni statali: le novità!

Fabiana Dadone, Ministro della Pubblica Amministrazione, sulla propria pagina Facebook ha annunciato che l'anticipo del Tfs per le pensioni degli statati sarà operativo a breve, ma soprattutto sarà possibile fare domanda per ottenerlo. Ricordiamo che l'accordo quadro sottoscritto con l'Associazione Bancaria Italiana (ABI) è stato inserito nel decreto che a breve verrà pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale. Questo accordo permette l’anticipo del Tfs fino a 45mila euro evitando pertanto che gli statali debbano aspettare fino a 24 mesi ordinari per avere la buonuscita.

Lo stesso vale per la pensione con Quota 100 che prevede un’attesa anche maggiore. L’anticipo è previsto, non a caso, proprio all’articolo 23 del decreto n. 4/2019, convertito nella legge n.26/2019, che ha introdotto Quota 100.