Il mese di settembre potrebbe riservare alcune prime importanti novità in tema di pensioni, visto che dovrebbe entrare nel vivo il confronto tra Governo e sindacati.

Pensioni: mercoledì incontro Governo-sindacati

Un primo appuntamento era stato già fissato per martedì scorso, 8 settembre, è slittato di una settimana circa e si terrà tra due giorni, il 16 settembre.

Un rinvio dettato dalla necessità di mettere a punto una serie di di proposte anche dal punto di vista tecnico, da sottoporre poi all'attenzione dei sindacati ed essere oggetto di discussione con il Governo.

Uno di temi chiave da affrontare è relativo al futuro che si andrà a delineare dopo Quota 100 che giungerà a naturale scadenza alla fine del 2021, quindi tra poco più di un anno.

Pensioni: Quota 100 in scadenza a fine 2021. Il problema scalone

La misura sperimentale voluta dalla Lega e approvata durante il primo Governo Conte, permette in un arco di tre anni e in particolare nel periodo 2019-2021, di andare in pensione a 62 anni di età con 38 anni di contributi previdenziali versati.

Quota 100 consente così di anticipare di 5 anni l'uscita dal lavoro, dal momento che dall'1 gennaio gennaio 2022 bisognerà attendere i 67 anni di età.

Il problema ora è proprio quello di superare lo scalone dei 5 anni che si verrà a creare dalla fine del prossimo anno, quando appunto è prevista la scadenza di  Quota 100.

Pensioni: Quota 100 salta. Si torna a parlare di Quota 41 per tutti

Nelle scorse settimana qualcuno aveva anche accarezzato l'idea di una conferma di Quota 100 anche dopo la fine del 2021, a fronte però di penalizzazioni, ossia di un taglio dell'assegno mensile.

Il Governo però a più riprese ha confermato la sua volontà di smantellare la riforma voluta dalla Lega che non sarà quindi riproposta in futuro.

Già nei mesi scorsi si era parlato di Quota 41 come alternativa possibile caldeggiata dai sindacati che però non erano riusciti a convincere il Governo, mostratosi sempre molto titubante su questo fronte.

La chiusura dell'Esecutivo è da ricondurre ai costi che avrebbe Quota 41, anche se, come riportato da Il Messaggero, ora ci sarebbe un'apertura o quantomeno una disponibilità al dialogo.

Il Governo ha come obiettivo principale quello di garantire una maggiore flessibilità in uscita e questa priorità al momento lo porta a non escludere del tutto l'opzione Quota 41.

Quest'ultima formula permetterebbe di andare in pensione con 41 anni di contributi, a prescindere dall'anzianità e quindi dall'età anagrafica.

In sostanza si tratterebbe di riconoscere a tutti quel trattamento previdenziale previsto al momento solo per i lavoratori precoci che all'età di 19 anni già avevano versato contributi per almeno 1 anno.

Pensioni: l'altra ipotesi del Governo. Sforbiciata all'assegno

Come detto prima Il Messaggero parla di un'apertura del Governo a Quota 41, pur evidenziando che si continua a preferire un'alternativa di cui già si parla da alcune settimane.

L'idea dell'Esecutivo sarebbe quella di introdurre un anticipo della pensione di vecchiaia a 62 anni di età o al massimo a 63, a fronte però di un taglio dell'assegno in una misura compresa tra il 2,8% e il 3% del montante contributivo per ogni anno di anticipo rispetto ai 67 anni previsti dal sistema attuale.

In altre parole il costo della riforma cadrebbe sulle spalle dei lavoratori che decidono di anticipare la pensione.

A fronte della possibilità di un'uscita dal lavoro 4-5 anni prima del previsto, si pagherebbe in media un taglio della pensione mensile di circa il 5%.