Pensioni con Quota 41 o Quota 102? Quando programmare l’uscire anticipata dal lavoro prima dei 67 anni di età senza imbattersi in esorbitanti penalizzazioni? Quali sono i vantaggi e gli svantaggi della nuova Riforma previdenziale? Come andare in pensione dopo l’archiviazione di Quota 100? Questi sono alcuni dei quesiti posti dai lettori, lavoratori/trici, fragili, vessati e troppo spesso maltrattati, sul cui capo cadono le nuove regole sul pensionamento anticipato. Vediamo insieme le teorie e le realtà per l'uscita anticipata dal lavoro, i provvedimenti adottati su Opzione donna, Ape sociale e molto altro ancora. 

Pensioni Riforma e teorie dopo Quota 100

Nel disegno della legge di Bilancio 2021 è presente la proroga diretta alle lavoratrici. Opzione donna prorogata al 2021 per le nate fino al 1962 (dipendenti) o 1961 (autonome), che hanno maturato i requisiti contributivi entro il 31 dicembre 2020.  

Nelle previsioni della legge di Bilancio è annotata anche la proroga dell’Ape Sociale 2021 per i lavoratori che maturano i requisiti entro la data del 31 dicembre 2021, oltre al pensionamento con requisiti minimi. Parliamo della Quota 41 per i lavoratori precoci da fruire in alternativa alla misura Quota 100. Quest’ultima misura resta al centro di una accesa diatriba tra Governo e sindacati. Di certo, la legge di Bilancio 2021 dovrà contenere la nuova Riforma previdenziale, assistenziale e integrativa. Un piano di pensionamento anticipato con uscita flessibile dal lavoro nel rispetto dell’aspettativa di vita. Provvedimenti che dovranno subentrare dopo la misura Quota 100. Al momento, la pensione anticipata sperimentale non risulta rifinanziata, non è prevista alcun differimento, così come spiegato più volte dal presidente del Consiglio.

Pensioni: Quota 102 con penalizzazione del 15% sull'assegno previdenziale

Una delle teorie più accreditate del momento sarebbe Quota 102. Una misura che dovrebbe subentrare per sostenere lo scalone rapportato in 5 anni della misura Quota 100. In breve, dal 2022 i lavoratori/trici potrebbero andare in pensione con Quota 102 con 64 anni di età anagrafica e con 38 anni di requisiti contributivi.  

In sostanza, ci troviamo dinanzi a una Quota 100 revisionata, in cui viene modificata l’età anagrafica. Mettendo a confronto le due misure, ossia Quota 102 e 100 evidenziamo che i lavoratori potranno accedere a Quota 102 al raggiungimento della soglia dei 38 anni contributivi, mentre il requisito anagrafico viene posticipato di due anni posizionandosi a 64 anni anziché 62 di Quota 100. 

Tuttavia, questo non è l’unica differenza rilevante, appare chiaro che Quota 102 incorpora una sforbiciata sull’assegno pensionistico abbastanza intensa. Parliamo, infatti, di una percentuale che incide sui contributi versati fino al raggiungimento della pensione di vecchiaia. 

Dalle pagine del Corriere della Sera si evidenzia che l’anticipo pensionistico di un anno equivale a una diminuzione dell’assegno pensionistico del 4%, percentuale che può attestarsi fino al 15% nei casi di anticipo con Quota 102 di 3 anni e 8 mesi.  

Pensioni: Quota 41 per i lavoratori precoci con la variabile per tutti 

Quota 41 rappresenta l’opzione anticipata per i lavoratori precoci, ossia riservata alla categoria di lavoratori che hanno iniziato a lavorare prima del 19° anno di età anagrafica e che possiedono un minimo di 12 mesi di requisiti contributivi reali. Parliamo delle categorie di lavoratori tutelati, come appunto, caregiver, invalidi civili a cui viene attribuita una percentuale che parte dal 74%, disoccupati, gravosi, usuranti, nonché notturni. 

I sindacati premono affinché il Governo ridimensioni il pensionamento anticipato con Quota 41, rafforzando la misura al fine di garantire l’ingresso anche ai lavoratori appartenenti alle categorie fragili. Riservando un canale privilegiato ai lavoratori pazienti immunodepressi, diabetici, cardiopatici, pazienti in attesa di ricevere un trapianto e così’ via. Con un occhio particolare ai lavoratori giudicati non idonei da parte del datore di lavoro su indicazione del medico competente, oppure, licenziati per scavalcamento del periodo di comporto per malattia (6 mesi), tendendo conto dei lavoratori del comparto sanità e trasporto.  

Anticipo pensionistico privilegiato per chi inizia prima a lavorare 

Quota 41 penalizzerebbe chi si è introdotto nel mondo lavorativo in ritardo e, soprattutto, chi ha un montante contributivo discontinuo o carente. A beneficiare di questa misura solo i lavoratori regolarizzati nel mondo del lavoro a 25 anni di età (su per giù) con un anticipo minimo di 3 anni

Nello stesso tempo, chi si immette nel mondo lavorativo in ritardo o possiede un montante contributivo misero, subisce una sorta di penalizzazione automatica, in quanto, la riforma non sortisce alcun effetto. In quest’ultima ipotesi i lavoratori andrebbero in pensione a 67 anni, ossia i requisiti richiesti per la pensione di vecchiaia.

Pensioni: 63 anni di età con Ape sociale 

È possibile che l’Ape sociale venga ampliata favorendo l’accesso anche ai lavoratori fragili impiegati in attività lavorativa ad alto rischio di contagio da Covid-19. Parliamo degli invalidi civili con la percentuale del 74% con complicanze prodotto da gravi patologie. Il Governo ristrutturando l’Ape sociale potrebbe consentire l’accesso al sostegno anche ai lavoratori a 63 anni esclusi dalla Naspi, oppure, ai disoccupati di lunga data. C’è da dire che i sindacati premono per una riduzione contributiva da 36 fino a 30 anni, diminuzione che consentirebbe di far rientrare nell’Ape sociale i lavoratori attualmente esclusi, come appunto quelli del comparto dell’edilizia, nonché del settore primario dell’agricoltura e trasporto marittimo. 

Opzione donna: pensione con penalizzazione sull’assegno previdenziale

Opzione donna differita al 2021. La misura consente l’accesso alla pensione anticipata per le lavoratrici con 58 e 59 anni di età anagrafica con almeno 35 anni di contributi maturati al 31 dicembre 2020. L’accesso alla pensione per le lavoratrici appare per niente indolore. Prevista una sforbiciata del 25% fino al 30% dell’assegno calcolato con il sistema contributivo. 

Pensioni integrativa e fondi: 6 mesi per stabilire che fine dovrà fare il TFR

Molto probabilmente anche per questo semestre sarà valida la forma del silenzio assenso. Si tratterebbe tutto sommato di una tattica per incanalare i lavoratori nella previdenza integrativa. Infatti, dalla data riconducibile alla prima assunzione, i lavoratori disporranno di un minimo di 6 mesi per decidere dove destinare il TFR. È possibile optare per una forma complementare TFR2, oppure, non destinarlo a nessuna forma integrativa previdenziale e, quindi, accantonarlo in azienda. 

Attenzione! Se il lavoratore scegliere per la previdenza complementare, la scelta è definitiva. Discorso diverso se si opta per l’accantonamento delle somme di TRF in azienda, in quest’ultimo caso l’alternativa può essere subire un cambiamento. Nel caso in cui il lavoratore non opti per una scelta viene applicata la forma di silenzio assenso. Cosa significa? Si tratta di una forma tacita di adesione al fondo pensione, in questo caso il TFR del lavoratore converge nel fondo.  

Pensioni: Quota 100 ultima corsa 31 dicembre 2021

I lavoratori possono accedere a Quota 100 con 62 anni di età anagrafica e almeno 38 anni di contributi maturati alla data del 31 dicembre 2021. Nessun differimento per la misura che dal 1° gennaio 2022 verrà rimpiazzata dai provvedimenti introdotti dalla Riforma pensionistica. Se sarà attivata Quota 102 i lavoratori potrebbero accedere alla pensione con 64 anni di età anagrafica e un’anzianità contributiva pari a 38 anni. Se da un lato la sforbiciata potrebbe arrivare al 15% dell’assegno, dall’altra parte si guadagnerebbero all’incirca 4 anni in proporzione delle attuali norme previdenziali. 

Per tutte le conferme e gli ulteriori aggiornamenti bisognerà attendere la pubblicazione del testo ufficiale della legge di Bilancio 2021.