In questi mesi, quando si parla di riforma pensioni, il pensiero di tutti i nostri lettori verte sui conti dell'Inps e sul futuro di Quota 100. Proprio su quest'ultima misura, siamo tutti un po' a conoscenza che il suo futuro ormai è predestinato: tra poco più di un anno scomparirà dai nostri radar e se il Governo non interverrà in tempo con una nuova misura, si aprirà un pesante scalone per i lavoratori.

Come se non bastasse, nelle ultime settimane, i conti dell'Inps sono al centro del dibattito pubblico. Molti osservatori sono preoccupati, che ogni possibile riforma delle pensioni che possa arrivare nel corso del 2021, possa venire bloccata per mancanza di fondi. A pesare sulle casse dell'Inps è stata proprio Quota 100: Tito Boeri, ex presidente dell'istituto di previdenza sociale e Cesare Damiano, ex Ministro del Lavoro, cercano di rassicurare un po' tutti.

Riforma pensioni: quanto pesa Quota 100!

Sicuramente al centro del dibattito di questi ultimi giorni ci sono i conti dell'Inps e il peso che potrebbero avere sul futuro di una riforma delle pensioni. Tito Boeri si è soffermato a parlare sul passivo del bilancio dell'Istituto di previdenza e ha sottolineato che, comunque vada, se il debito pubblico continuasse a rimanere sostenibile, lo sarebbe sicuramente anche il bilancio dell'Inps. Boeri ha poi aggiunto che

con la crisi innescata dal Covid abbiamo avuto uno choc economico terribile, con una riduzione molto forte dei contributi, che ha portato a questa situazione. Inoltre ha fatto malissimo ai conti previdenziali una misura come Quota 100.

Sicuramente l'Inps si ritrova un bel buco nei conti, ma, secondo Boeri, questo non sarebbe un sinonimo di uno squilibrio del sistema, come è anche messo in evidenza dal rapporto dell'Ufficio parlamentare di Bilancio. Boeri spiega che l'equilibrio di bilancio finanziario della previdenza andrebbe inteso in senso prospettico. Deve, infatti, garantire che:

il valore attuale della spesa futura per pensioni, calcolato su un arco di tempo sufficientemente lungo, non superi quello delle entrate contributive. Entrambe le grandezze sono soggette a variabili demografiche e macroeconomiche oltre che alle regole di funzionamento del sistema.

Quota 100 ha condizionato il futuro delle pensioni!

Sempre sulla tenuta dei conti dell'Inps è intervenuto anche Cesare Damiano, che ha spiegato che uno dei principali problemi delle nostre pensioni è legato al rapporto esisetente tra lavoratori e pensionati, che è sceso all'1,25. Quello che è importante osservare è che, se nel passato c'erano tre lavoratori ed un pensionato, il rapporto adesso è sceso a 1,25. Nel futuro come cambierà questo rapporto? Se, appena cesserà l'emergenza coronavirus, non ci sarà una crescita del Pil, tutte le strutture di welfare potrebbero ritrovarsi con dei problemi di sostenibilità nel medio-lungo periodo.

Come ha certificato la Corte dei Conti – spiega Damiano – le riforme che sono state fatte nel 2004,2007, 2010 fino alla Fornero nel 2012, consentiranno un risparmio previdenziale al 2050 di 60 punti di Pii, vale a dire 900 miliardi di euro in meno di pensioni da erogare, una cifra colossale. Quota 100 dunque ha avuto un’incidenza limitata a fronte di questa montagna di denaro.

Damiano ritiene, inoltre, che il l'aggravio di bilancio dell'Inps in realtà sia un falso problema. Oggi come oggi - nel bene o nel male - i paradigmi che hanno governato l'economia dovrebbero essere riscritti completamente. Secondo Damiano:

stiamo passando dal rigorismo cieco che ha tagliato la sanità e il welfare, rendendo più debole il Paese, a una fase in cui gli investimenti prevarranno sulla quadratura dei conti. E' perciò un problema relativo, oggi non ci preoccupiamo se abbiamo un debito al 160%, cosa che prima della pandemia sarebbe stato come bestemmiare in chiesa.

Riforma pensioni, siamo a corto di idee!

Quando parliamo di riforma pensioni è necessario trovare delle idee nuove. Ad esserne certo è Pier Paolo Baretta, sottosegretario al Ministero dell'Economia, che sottolinea la necessità e l'importanza di affrontare il futuro delle pensioni con approcci nuovi e diversi. Anche perché è necessario risollevare un settore che risulta essere uno dei più colpiti dalla crisi innescata dal Covid.

Il 2021 sarà un anno importante, perché noi abbiamo deciso che Quota 100 termina - spiega Baretta -. Scadrà formalmente il 31 dicembre del 2021, il primo gennaio del 2022 però qualche idea bisogna averla, altrimenti precipitiamo di nuovo immediatamente nella riforma precedente e quindi creeremmo un buco nel quale rischieremmo di produrre delle situazioni di difficile governo sociale. Sarà necessario sempre in questo 2021, immaginare una qualche riforma del sistema previdenziale, ma contemporaneamente stiamo spingendo per attivare un tavolo con sindacati e imprese sulle politiche attive del lavoro.