Sono sempre più insistenti le voci che parlano di una riforma delle pensioni in arrivo. L’ultima dichiarazione in tal senso arriva direttamente dalla Ministra del Lavoro Nunzia Catalfo, la quale ha rilanciato il tema della revisione del sistema pensionistico italiano. In particolare, la ministra ha spiegato che la riforma “avrà come pilastri una maggiore equità e flessibilità in uscita e una pensione di garanzia per i giovani". Vediamo quali sono le ipotesi in campo.

Ipotesi riforma pensioni: abbandono di quota 100

Pensioni Quota 100 è una misura provvisoria che rimarrà in vigore fino a 31 dicembre 2021. Per cui è arrivato il momento, per il governo, di decidere cosa fare: confermarla o riformare di nuovo il sistema. La ministra per la Pubblica Amministrazione Fabiana Dadone ha dichiarato che il governo è al lavoro al lavoro per limare lo scalone che si è creato tra chi è potuto andare in pensione a 62 anni (con 38 anni di contributi) tramite Quota 100 e chi, invece, è ancora costretto ad aspettare i 67 anni, come previsto dalla Legge Fornero.

Una delle ipotesi è quella di introdurre Quota 101 per tutti in modo da garantire delle regole certe e uguali tutti i lavoratori.

L’intenzione di riformare la misura dopo la scadenza viene confermata dal sottosegretario Baretta che in un’intervista a Repubblica da un lato, conferma Quota 100 fino al prossimo anno in quanto “in questo contesto di crisi profonda può considerarsi un ammortizzatore sociale”, ma, dall’altro, dice che non c’è “alcuna intenzione di confermarla”.

La Ministra Catalfo avrebbe comunicato ai sindacati che il governo ha intenzione di intervenire con una legge delega che entrerà in vigore già a partire da gennaio 2022. L'esecutivo si da un anno di tempo per lavorare e intervenire sulle regole pensionistiche, non escludendo comunque che alcuni interventi di riforma potrebbero già trovare posto nella prossima Legge di Bilancio.

Pensioni: verso la proroga di Ape social e Opzione donna

Proprio alla luce di un probabile superamento di Pensioni Quota 100, si pensa ad un potenziamento degli altri strumenti di flessibilità pensionistica. In particolare, si fa riferimento ad Ape sociale e Opzione donna.

Ape sociale prevede un'indennità a carico dello Stato (erogata dall'INPS) a favore di soggetti in determinate condizioni previste dalla legge che abbiano compiuto almeno 63 anni di età e che non siano già titolari di pensione diretta in Italia o all'estero. L'indennità è corrisposta, a domanda, fino al raggiungimento dell'età prevista per la pensione di vecchiaia.

L'indennità spetta ai lavoratori iscritti all'Assicurazione Generale Obbligatoria dei lavoratori dipendenti, alle forme sostitutive ed esclusive della medesima, alle gestioni speciali dei lavoratori autonomi, nonché alla Gestione Separata i quali si trovano in una situazione di difficoltà: ad esempio, a causa di un licenziamento in età contributiva avanzata (almeno 30 anni di contributi) oppure effettuano attività lavorative cosiddette “gravose” come gli operai o il personale delle professioni sanitarie infermieristiche (36 anni di contribuzione).

Opzione donna è un trattamento pensionistico erogato, a domanda, alle lavoratrici dipendenti e autonome che, avendo maturato i requisiti previsti dalla legge, optano per il sistema di calcolo contributivo della pensione.

Possono accedere alla pensione anticipata c.d. opzione donna le lavoratrici che abbiano maturato, entro il 31 dicembre 2019, un’anzianità contributiva pari o superiore a 35 anni ed un’età anagrafica pari o superiore a 58 anni (per le lavoratrici dipendenti) e a 59 anni (per le lavoratrici autonome).

Per accedere alla pensione è richiesta la cessazione del rapporto di lavoro dipendente. Non è invece richiesta la cessazione dell'attività svolta in qualità di lavoratrice autonoma.

Ai fini del calcolo del requisito contributivo è valutabile la contribuzione a qualsiasi titolo versata o accreditata in favore dell’assicurata, fermo restando il contestuale perfezionamento del requisito di 35 anni di contribuzione al netto dei periodi di malattia, disoccupazione e/o prestazioni equivalenti, ove richiesto dalla gestione a carico della quale è liquidato il trattamento pensionistico.

La proroga di queste due misure è una delle ipotesi in campo che potrebbe essere attuata già nella prossima Legge di Bilancio.

Allargamento quattordicesima pensioni

Un’altra richiesta avanzata dai sindacati riguardo le pensioni è quella di allargare i requisiti per accedere alla quattordicesima.

Al momento, La quattordicesima spetta ai pensionati del settore privato, pubblico e autonomi che abbiano compiuto almeno 64 anni. Oltre al limite anagrafico, vengono posti dei limiti reddituali. Ricevono il beneficio, infatti, solo le pensioni fino a un massimo di due volte il trattamento minimo annuo del Fondo lavoratori dipendenti. Il requisito è stato portato nel 2017 da 1,5 a 2 volte il trattamento minimo.

Il limite reddituale si aggira su un importo intorno ai 1000 euro al mese. I sindacati chiedono che venga portato almeno a 1200 euro.

Le richieste dei sindacati riguardo la riforma delle pensioni

Durante l’incontro della Ministra Catalfo con le parti sociali riguardo la riforma delle pensioni, i sindacati hanno fatto valere le loro posizioni in merito.

Per il segretario generale della Cgil Maurizio Landini "è importante che il Governo abbia riaperto con i sindacati il confronto sulla previdenza", perché si deve riformare l'attuale sistema previdenziale, superando definitivamente la legge Fornero e, una volta terminata la sperimentazione di 'Quota 100', ridefinire un sistema pensionistico più equo.

Il segretario generale della Uil Carmelo Barbagallo, invece, appoggia la proposta delle opposizioni di introdurre Quota 41. Inoltre, ha sottolineato la necessità di superare l'automatismo dell'adeguamento dell'età pensionabile all'aspettativa di vita, di rilanciare le adesioni alla previdenza complementare, di restituire potere d'acquisto ai pensionati, recuperando la piena indicizzazione, anche attraverso la leva fiscale e l'estensione della quattordicesima.

Il segretario confederale della Cisl Annamaria Furlan ha valutato l’incontro come "positivo anche se interlocutorio", ha chiesto la stabilizzazione e l'ampliamento dell'Ape sociale, maggiore flessibilità per l’accesso ai trattamenti pensionistici, misure a favore delle donne, la soluzione al problema degli esodati, il superamento dell'automatismo dell'aspettativa di vita, la costruzione di una pensione contributiva di garanzia per i giovani con carriere discontinue con basse retribuzioni, incentivi alle forme di previdenza complementare.

Infine, la Ministra Catalfo ha ribadito la necessità e l’urgenza di far iniziare i lavori di due diverse commissioni: la commissione sui lavori gravosi e quella per la separazione fra spesa previdenziale e assistenziale. La formazione di queste commissioni è stata ritardata dall’emergenza epidemiologica e, ora, la loro scadenza sarà prorogata nella prossima manovra.