Sicuramente uno dei nodi che l'attuale Governo dovrà sciogliere nei prossimi mesi è quello legato alla rivalutazione della pensione. Quella relativa agli assegni previdenziali non deve essere considerato, in nessun modo, una questione secondaria e, molto probabilmente, deve essere considerato come uno dei temi più importanti che coinvolgono il tema della pensioni.

Per avere un'idea un po' completa di quanto stia accadendo è necessario ricordare che ogni anno l'importo mensile della pensione viene rivalutato in base all'inflazione. Sfortunatamente, però, negli ultimi anni molti governi hanno deciso di porre un blocco alla rivalutazione dell'assegno, per esigenze di cassa.

Pensioni: il futuro passa dalla rivalutazione dell'assegno!

Proviamo un po' a vedere cosa è accaduto con le rivalutazione degli assegni della nostra pensione. Fino al dicembre 2019 gli importi era rivalutati in questo modo: nel caso in cui la pensione fosse superiore a tre volte rispetto il minimo ed inferiore a quattro volte, la rivalutazione sarebbe stata pari al 97%. Nel caso in cui gli importi rientrassero nella forbice compresa tra le quattro e le cinque volte il minimo sarebbe stata del 77%, scendendo al 52% nel caso in cui l'importo della pensione fosse compresa tra le cinque e sei volte il minimo. Si sarebbe scesi poi ad una rivalutazione pari al 47% per le pensioni oltre le sei volte la minima e del 40% oltre le nove volte il minimo. Grazie all'ultima legge di Bilancio è stata introdotta una sorta di mancia per quanti percepiscano la pensione: è arrivato un piccolo ritocco.

Oggi, invece, la rivalutazione al 100% è stata estesa anche alle pensioni che arrivano fino a quattro volte i minimo. Diciamo un piccolo ritocchino - dal 97% al 100% - che sembra una vera e propria farsa. Pochi spiccioli, una manciata di euro che sembrano più che altro uno specchietto per le allodole. A cui dobbiamo agigungere tutti i ricorsi che sono stati mandati avanti negli ultimi anni per cercare di recuperare gli importi sottratti dallo Stato.

Pensioni: quanti ricorsi arriveranno?

Chi metterà mano alle carte bollate e avvierà un ricorso? Sembra che molti pensionati siano già sul pierde di guerra, soprattutto quanti stiano percependo una pensione d'oro. Il taglio degli assegni assegni più ricchi, molto probabilmente, avrà una durata più lunga dei cinque anni previsti. Anche su questo fronte la Consulta potrebbe intervenire e decidere di dare il via libera ai rimborsi, creando non pochi problemi per le casse dell'Erario. 

Celeste Collovati dello studio Dirittissimo ha dichiato al Giornale:

siamo di fronte a una violazione della Carta che interessa le pensioni più alte (ma che poi alte non sono), e in particolare quelle che vanno dalle sei volte in su il minimo Inps. Gli assegni pari ai 3mila euro lordi circa sono stati colpiti in modo evidente dal blocco rivalutativo. Una vera discriminazione all’interno del mondo dei pensionati.

Quello che è importante capire adesso è quale futuro ci possa attendere con i nostri assegni. L'ultimo ritocco della pensione è arrivato ad aprile 2020 e hanno percepito una rivalutazione piena quanti percepivano una pensione compresa tra i 1.522 euro e i 2.029 euro lordi mensili.

Pensioni: ecco i nuovi importi!

Tra un annetto o poco più le cifre dovrebbero di nuovo cambiare. Ad essere coinvolti saranno le pensioni con importi compresi tra i 2.029 ed i 2.538 euro al mese: la rivalutazione sarà pari al 90%. Questo ritocco degli importi parte dalla rivalutazione precedente che era pari all 77% per toccare quella al 90% del 2022. Anche in questo caso stiamo parlando di una rivalutazione di pochi spiccioli, ma quello che va all'occhio è che viene messo da parte il diritto dei pensionati a ricevere una rivalutaizone al 100%, indipendentemente dalla cifra che incassano.

Come se non bastasse, nel 2022verrà esteso al 75% il tasso di rivalutazione per tutti gli assegni che superano la quota di 2.538 euro. Piccoli ritocchi questi che però non risolvono il problema principale: 9 anni di importi tagliati a colpi di manovre che hanno eroso sempre di più il potere di acquisto dei pensionati.