Buone notizie per le persone che hanno subito dei tagli alle proprie pensioni: dovranno essere risarciti per quanto è stato a loro tolto. Una storica sentenza ha il gusto dell'amaro e della beffa: non tanto per i pensionati, ma per il Governo greco e l'Unione europea. Gli accordi presi tra Atene e Bruxelles per il salvataggio della Grecia avevano avuto come conseguenza un massacrante taglio delle pensioni avvenuto tra il giugno 2015 ed il maggio 2016. Soldi che il Governo greco dovrà restituire: saranno qualcosa come 1,4 miliardi di euro che andranno a finire direttamente sui conti correnti dei pensionati. Prima il taglio e poi la beffa.

Pensioni: una sentenza salva tutti!

I tagli alle pensioni avvennero tra il giugno 2016 ed il maggio 2016: vennero imposti dai negoziati dall'allora premier Alexis Tsipras. Questa sforbiciata agli assegni previdenziali era necessaria per poter accedere al terzo pacchetto di aiuti del Mes: oggi, però, sono stati ritenuti illegali da una sentenza del Consiglio di Stato. L'attuale premier greco Kyriakos Mitsotakis ha spiegato che Atene verserà qualcosa come 1,4 miliardi di euro a circa il 20% dei propri contribuenti, in un momento molto delicato per le casse pubbliche della Grecia. Un pagamento che andrà a pesare sulla capacità fiscale del paese in un momento in cui l'economia risente pesantemente della crisi innescata dal coronavirus. Secondo le più recenti stime il Pil greco dovrebbe calare del 10% ed il suo rapporto con il debito pubblico dovrebbe portarsi poco al di sotto del 200%.

Kyriakos Mitsotakis ha preferito non girarci molto intorno: questa potrebbe risultare una spesa che porrà il paese al limite delle proprie capacità fiscali. Tradotto in parole molto semplici questo significa che nell'anno del Covid 19 non ci saranno altre misure straordinarie, perché mancano i soldi.

A scombussolare un po' tutto ci ha pensato il Consiglio di Stato, che ha deciso che avrebbero avuto diritto ad un rimborso tutti quei pensionati che si son visti ridurre l'assegno tra il giugno 2015 ed il maggio 2016. Come molti ben si ricorderrano stiamo parlando del periodo più delicato della crisi greca. In quesi giorni l'allora premier Alexis Tsipras assicurava che non sarebbero state ritoccate le pensioni e gli stipendi. Alexis Tsipras tradì le sue promesse all'indomani di un famoso referendum e arrivò alla sottoscrizione del memorandum bocciato dal voto popolare, provocando la rottura di Syriza e l’uscita traumatica dal Governo di Yanis Varoufakis. Il passaggio successivo fu quello che portò alla stipula degli accordi con la Troika, che permise l'accesso del terzo pacchetto di salvataggi con i prestiti del Mes. Da un lato queste risorse evitarono il default immediato, dall'altro erano strattamente collegate a delle pesanti misure di austerità.

Il taglio delle pensioni

Un delle voci più impopolari degli accordi sottoscritti con la Troika prevedeva una pesante revisione del sistema previdenziale sociale: gradatamente sarebbero state abolite le pensioni anticipate e il limite d'età per andare in pensione sarebbe stato portato a 67 anni. La rivalutazione del sistema previdenziale puntava ad un risparmio annuale dello 0,5% del Pil.

Una delle misure che vennerro adottate per assecondare le richieste dell'Europa per accedere ai fondi del Mes puntava sulla riduzione retroattiva sull'anno della pensione minima. Il taglio era quasi di 100 euro al mese, portando la pensione da 486 euro a 392 euro mensili. Il Consiglio di Stato greco, dopo una serie di ricorsi, ha ritenuto illegale questo taglio. La cifra da restituire ai pensionati ammonta a circa 1,4 miliardi. Mitsotakis ha affermato in Parlamento:

Il Governo sta rispettando le decisioni giudiziarie. Questa spesa particolare tocca il limite della capacità fiscale del Paese. Non c’è spazio per ulteriori misure di questo tipo.

Come riequilibrare le pensioni in Italia?

Le conseguenze economiche del Covid 19 colpiscono anche la previdenza italiana, imponendo interventi di breve termine: utilizzare Quota 100 anche come ammortizzatore sociale, evitare le ripercussioni negative del calo del pil sulle pensioni, intervenire sul rapporto tra coefficiente di trasformazione e speranza di vita. Poi occorrerà lavorare su una revisione del sistema previdenziale sostenibile nel lungo periodo, ad esempio, con la diminuzione dell’aliquota contributiva per dare maggior spazio di investimento in previdenza complementare, ripensando il massimale INPS e separando, finalmente, assistenza e previdenza. Sono questi i ‘punti fermi’ che Cida ha posto oggi sul tavolo di confronto sulle pensioni con la ministra del Lavoro, Nunzia Catalfo, che ha confermato la sua intenzione di procedere su due binari: uno focalizzato su interventi urgenti da inserire in legge di bilancio, l’altro relativo alla progettazione organica e strutturale per arrivare alla stesura di una legge delega.

Cida è, ed è stata critica nei confronti di ‘quota 100’ per i pericolosi vuoti provocati nel personale della scuola, della sanità, della pubblica amministrazione e senza aver prodotto alcun evidente aumento di giovani occupati - ha affermato Mario Mantovani, presidente Cida -, Ma se sul fronte del turnover occupazionale non ha funzionato, per effetto della pandemia questa misura potrebbe essere utilizzata dai potenziali fruitori, dopo la cassa integrazione e aver usufruito di sussidi di disoccupazione, come un ‘ammortizzatore’. Anche la previdenza complementare può essere utilizzata come uno strumento di flessibilità in uscita: può rivelarsi una risorsa per quelle particolari figure (come i dirigenti) sempre più discontinue nel corso della loro carriera, consentendole di ‘colmare’ eventuali mancanze determinate da periodi di buchi o di contribuzione figurativa. Abbiamo poi insistito sull’utilizzo del ricalcolo contributivo per chi sceglie di anticipare il proprio pensionamento; il principio che sosteniamo è quello della libertà di scelta. Per Cida va abolito il vincolo degli anni per accedere al pensionamento anticipato, in cambio di una decurtazione (proporzionale) della pensione stessa.