Il Governo sta scaldando i motori: la riforma delle pensioni è all'ordine del giorno e settembre arriva il primo grande appuntamento. Da fine agosto inizieranno le prime tavole rotonde, i primi appuntamenti per mettere nero su bianco quelli che potranno essere i temi all'ordine del giorno. Il primo su cui si andrà a discutere è Quota 100, che come ben sapranno i nostri lettori è destinato a scomparire nel 2021.

Nunzia Catalfo, Ministro del Lavoro, si prepara a ricevere Cgil, Cisl e Uil: i sindacati avranno l'opportunità di proporre le loro idee sulle pensioni del futuro. Nelle intenzioni del nostro Governo dovremmo essere davanti ad un totale e completo rifacimento del nostro sistema previdenziale.

Riforma delle pensioni: una partita pericolosa!

Quella che riguarda la riforma delle pensioni è sicuramente una partita molto pericolosa per il Governo. Dalla quale ne potrebbe uscire massacrato. Lo stesso premier Giuseppe Conte è a conoscenza che nonostante ci siano alcune velate opposizione della maggioranza (diciamo più cautamente che ci sono dei malumori) non può scofessare la riforma che Matteo Salvini e la Lega hanno fortemente voluto. Prima di tutto perché è stata un'operazione messa in cantiere da un Governo da lui presieduto, poi perché i dati hanno ampiamente dimostrato che si è trattata di una riforma che non ha sfasciato i conti pubblici. Giusto per avere un'idea, basti pensare che per il 2019 i costi della riforma dell'anno precedente sono stati pari a 5,2 miliardi di euro: stiamo parlando di 600 milioni di euro in meno rispetto alla relazione tecnica al Ddl di Bilancio. Oltre tutto sarebbe problematico, dal punto di vista politico, mettere un veto alle opzione di uscita anticipata dal mondo del lavoro.

Cosa ne può emergere dal confronto con i sindacati? Molto probabilmente saranno discusse due diverse opzioni. La prima potrebbe essere uno studio sul quale stanno lavorando alcuni tecnici: ossia camuffare il mantenimento degli scivoli e la possiiblità di uscire anticipatamente dal lavoro introducendo un meccanismo di penalizzazione degli assegni della pensione. Stando a quanto riferiscono alcuni rumors di stampa, si starebbe ipotizzando di dare la possibilità di uscire dal mondo del lavoro a 62-63 anni, accettando un taglio del 2,8-3% del montante retributivo per ogni anno che serve a raggiungere quota 67 anni. Se dovesse passare questa prima ipotesi almeno 150mila lavoratori potrebbero avere l'opportunità di entrare in pensione in anticipo rinunciando al 5% del proprio assegno.

Riforma delle pensione: ecco l'alternativa

Nel paragrafo precedente si anticipava che sul tavolo delle trattative ci potrebbero essere due diverse opzioni. Dopo aver parlato della prima, passiamo alla seconda adesso. Questa in estrema sintesi è la proposta dei sindacati confederati: l'idea è quella di estendere Quota 41. La proposta si muove in questa direzione: ottenuti 41 anni di contributi, il lavoratore avrà la possibilità di chiedere automaticamente la pensione, come già oggi possono fare i lavoratori precoci (che ricordiamo sono quei lavoratori che a 19 anni avevano già raggiunto 12 mesi di contributi versati). Questa ipotesi farebbe felice la Lega, dato che Quota 41 è un suo vecchio obiettivo, ma non scalda particolarmente l'anima dell'esecutivo. Quest'ultimo potrebbe accettare di far passare Quota 41 solo e soltanto se si prendesse in considerazione anche l'opzione di tagliare pesantemente gli assegni della pensione. L'idea potrebbe anche essere quella di arrivare ad eliminare completamente il calcolo della quota retributiva per quanti abbiano iniziato a lavorare prima della Riforma Dini, avvenuta nel 1996.

Sicuramente questa appare una proposta molto dannosa, che andrebbe a ledere i diritti acquisti dai lavoratori. Sul legame tra Quota 41 e la parte contributiva ha detto la sua anche Pasquale Tridico, presidente dell'Inps, che ha affermato che se volessimo anticipare per tutti l'uscita dal lavoro, questo dovrebbe essere possibile solo passando al contributivo. Il passaggio totale al contributivo è oggi riservato a singoli settori dell'ambito previdenziale, come Opzione Donna, ma l'ampia platea di lavoratori interessati dal cambio dei due sistemi sarebbe lasciata a metà del guado da una svolta tanto netta.

Ma ala fine cosa faranno con le nostre pensioni?

Ecco probabilmente la domanda di base è la seguente: quale sarà in estrema sintesi il futuro delle nostre pensioni? La priorità del nostro Governo sarà di utilizzare le forbici a tagliare a più non posso? Mettere sul tavolo qualsiasi ipotesi di semplificazione e cercare un bilanciamento tra le esigenze elettorali e il futuro del nostro sistema previdenziale sembra una chimera. Per il momento il Movimento 5 Stelle ed il Partico Democratico non sembrano avere una vera e propria proposta. Per il momento sembrano essere intenzionati unicamente a superare Quota 100 e a cancellare l'eredità lasciata dalla Lega.

Certamente non sembra che il futuro delle nostre pensioni sia messo in buone mani. Ma soprattutto non sembra che al momento ci siano le ideee molto chiare.