Il quadro della crisi politica ed economica del Venezuela resta fluido. Mentre sale il numero delle vittime negli scontri di piazza, ieri, all’indomani delle due grandi mobilitazioni delle opposte fazioni che fanno capo al governo chavista di Nicolas Maduro, da un lato, e dell'autoproclamatosi presidente Juan Guaido, è stata un'altra giornata di proclami da parte delle due fazioni.

Venezuela: la crisi resta fluida

Il leader dell'opposizione, per il quale la protesta "avra fine solo quando l'attuale capo dello Stato 'illegittimo' avrà abbandonato il Palazzo di Miraflores", ha chiesto ai suoi sostenitori di accompagnarlo per ottenere la fine della "usurpazione", ed ha annunciato un programma di scioperi nell'amministrazione pubblica. Da parte sua Maduro, dopo gli scontri seguiti alla presa di una base militare a Caracas da parte delle forze fedeli all'opposizione, ha parlato di una "sconfitta della destra golpista", che è stata bloccata nel suo tentativo di "portare il Paese alla guerra civile". "Le forze armate devono mostrarsi unite davanti al popolo e al mondo, devono dare una storica lezione", ha detto in una diretta su Twitter. "Stiamo combattendo per la nostra dignità, per il diritto all'esistenza della nostra repubblica. Soldati della patria, è arrivata l'ora di combattere, di dare un esempio alla storia e al mondo".

La posizione di Usa e Russia

In parallelo, prosegue il braccio di ferro tra Stati Uniti e Russia. E se un incontro programmato per la prossima settimana tra il Segretario di Stato americano, Mike Pompeo, e il suo omologo russo, Sergej Lavrov, potrebbe essere premessa per una possibile mediazione su una posizione comune sulla crisi, i toni tra Washington e Mosca restano per il momento accesi. Con gli USA che imputano al governo di Putin la destabilizzazione del Paese latinoamericano, mentre la Russia definisce "distruttiva" l'intromissione americana nelle vicende venezuelane.