Il petrolio e la crisi geopolitica medio-orientale hanno tenuto banco ieri ancora nella prima parte della seduta, ma nel pomeriggio l’ondata emotiva che ha portato il prezzo del greggio a salire lunedì di quasi il 20% rispetto ai prezzi di venerdì si è decisamente acquietata, ed anche i prezzi hanno ritracciato quasi metà del balzo di lunedì, dopo che le autorità  saudite hanno cercato di rassicurare i mercati sull’entità dei danni e confermato l’uso delle riserve strategiche per garantire le consegne. Ai mercati queste rassicurazioni per ora sono bastate a sedare il panico. Resta però del tutto da verificare il grado di sincerità delle autorità arabe. Fonti non governative parlano invece di danni piuttosto gravi, che richiederanno mesi di lavoro per essere recuperati. Tenuto conto che le riserve di Riad sono sufficienti per circa due mesi, il problema potrebbe ripresentarsi con forza se i lavori di ripristino dovessero prolungarsi oppure se dovessero ripetersi altri attacchi. Ovviamente spero di no, ma non posso escluderlo, data la facilità con cui i terroristi hanno colpito con i droni.

Sta di fatto che per il momento il petrolio esce dai radar dei mercati, anche perché a spingerlo via ci pensa la riunione della FED di stasera, che ci indicherà la decisione sui tassi di interesse USA, dopo la mossa della BCE della scorsa settimana, la pressione serrata e francamente molto maleducata di Trump per ottenere un forte taglio dei tassi, e l’analoga esigenza dei mercati, che necessitano dell’aiutino FED per poter tentare l’attacco ai massimi storici con gli indici azionari USA principali.