Ieri la riunione informale dell'Opec cui hanno partecipato anche 8 paesi esterni all'organizzazione. Lo scopo era quello di concretizzare una strategia produttiva con chi si trova al di fuori dell'organizzazione. Ma le prospettive per i prezzi sono ancora negative. 

Il primo dei colpevoli

Il catalizzatore secondo gli esperti sarà sicuramente l’Iran con la sua produzione che oscilla tra i 2,8 milioni di barili al giorno ma che potrebbe diventare di 4,2 milioni. A questi devono essere aggiunte anche le scorte, pari a 40 milioni di barili e la produzione di oltre 500mila barili al giorno già assicurata per Europa e Asia nel momento in cui le sanzioni internazionali dovessero essere allentate. Cifre che oltre ad essere difficili da verificare rischiano di creare ulteriore incertezza dal momento che l’Iran stesso, in procinto di rientrare sul mercato dopo aver raggiunto un accordo per il monitoraggio della sua attività sul nucleare, potrebbe anche aver fatto dichiarazioni superiori alle sue possibilità citando cifre e quantitativi che, alla fine, potrebbe non essere in grado di mantenere.   

Tutto per colpa di...

Una guerra, quella del petrolio, che è nata dall’Opec e dalla sua intenzione di contrastare i produttori statunitensi: per questo motivo l’Arabia Saudita ha preferito non tagliare la propria produzione inondando il mercato di greggio con il preciso scopo di abbattere il prezzo del petrolio e renderne così antieconomica la produzione per le società estrattive statunitensi. Purtroppo l’organizzazione dei Paesi esportatori non ha tenuto conto del fatto che gli Usa, nonostante cali dovuti sia ai vari fallimenti delle piccole ditte nate in seguito alla rivoluzione dello shale gas, sia ai tagli voluti dalle grandi Corporate, sono ancora in grado di produrre circa 9 milioni di barili al giorno.Non solo, ma grazie alle veloci evoluzioni tecnologiche si sta riuscendo ad abbattere i costi di produzione e a sfruttare maggiormente i pozzi i quali, nel caso delle bituminose, hanno la caratteristica di essere poco longevi.