In un contesto generale di risk-off, non accenna in alcun modo a placarsi la furia ribassista sul petrolio che continua ad avvitarsi su se stesso.

Petrolio in avvitamento: si torna sui valori del 2003

Dopo aver chiuso la sessione di ieri con un affondo di quasi sei punti percentuali, l'oro nero continua ad essere bersagliato da una pioggia di vendite.

Negli ultimi minuti le quotazioni vengono fotografate a 24,5 dollari, con un affondo del 9,26%, crollando su valori di prezzo che non si vedevano dal 2003.

Non aiuta certamente il deciso apprezzamento del dollaro nei confronti delle principali valute, vista la correlazione inversa con il petrolio.

Nel pomeriggio è atteso il consueto aggiornamento sulle scorte strategiche Usa che sarà diffuso dal Dipartimento dell'energia.

Un dato che potrebbe anche non avere particolare impatto sull'andamento del petrolio, visto che al momento sono altre le dinamiche che dominano la scena ormai da diverse giornate.

Petrolio affossato da 2 fattori chiave: la prvisione di Commerbank

A scatenare l'inferno sul petrolio infatti ci sono due fattori chiave: da una parte la galoppante diffusione del coronavirus a livello mondiale che accresce i timori sulla domanda di materia prima.

Dall'altra pesa lo scontro tra Arabia Saudita e Russia, con la rottura avvenuta in occasione dell'ultimo meeting dell'Opec quando si è discusso dei tagli alla produzione di petrolio, senza però raggiungere alcun accordo in merito.

Le prospettive per l'oro nero sono ancora ribassiste e diversi analisti sono pronti a scommettere su ulteriore cadute delle quotazioni nel breve.

Secondo gli strategist di Commerzbank, è probabile che la pressione al ribasso sull'oro nero prosegua fino a quando non ci saranno segnali di ragionevolezza dell'Arabia Saudita e della Russia, cosa che al momento non si sta verificando in alcun modo.

Petrolio: surplus di offerta. ING vede prezzi ancora in calo

Non diversa l'indicazione degli analisti di ING i quali evidenziano che il mercato petrolifero ha ignorato in maniera evidente la mossa d'emergenza della Fed che domenica scorsa ha tagliato a sorpresa dell'1% i tassi di interesse Usa.

Gli esperti della casa olandese ritengono che nel secondo trimestre si registrerà un rilevante surplus di petrolio e questo suggerisce che l'andamento ribassista dei prezzi potrebbe proseguire anche nei prossimi tre mesi.

Dello stesso avviso i colleghi di Jefferies che per la prima metà di quest'anno si aspettano il mercato del petrolio più in eccesso di offerta dell'era moderna.

Petrolio diretto verso un bagno di sangue?

Anche Michael Hewson di CMC Markets richiama l'attenzione sull'assenza di segnali di ripresa della domanda di petrolio nel prossimo futuro.

L'idea è che nelle prossime settimane si intensificherà la pressione sui Paesi produttori di petrolio, così come sul settore dello shale oil.

Il mercato potrebbe essere diretto verso un "bagno di sangue", anche in ragione del fatto che gli interventi in atto in tutto il mondo per contenere la diffusione del coronavirus potrebbero provocare un'ulteriore caduta dei prezzi dell'oro nero.

Petrolio: quando ci sarà una ripresa?

Secondo Craig Erlam di Oanda, per capire fino a quando il crollo delle quotazioni potrà durare, bisognerà guarderà all'evoluzione della guerra dei prezzi tra Arabia Saudita e Russia.

A formulare una previsione un po' più definita sul futuro del petrolio è  Angelo Meda, Responsabile azionario di Banor Sim, il quale si aspetta che il mercato ritroverà una certa stabilità entro la fine dell'anno.

L'idea è che l'esaurimento delle scorte porterà in seguito le quotazioni dell'oro nero nuovamente in area 40-50 dollari al barile entro la fine del 2021.

Secondo l'esperto di Banor SIM è lecito attendersi un'evoluzione in tre fasi: sopravvivenza, con sell-off e crollo investimenti aziendali, inflazione, con ristrutturazione del capitale delle aziende indebitate e recupero, ma quest'ultimo stavolta sarà differente, con gli asset bloccati o che sono ottimizzati.