Quotazioni del petrolio in calo alla vigilia della riunione Opec allargata che deciderà sul futuro del piano di tagli produttivi avviato nel gennaio 2017. 

Greggio in rosso

I contratti con consegna agosto sul Brent arretrano alle 16 del 2,143% a quota 73,15 dollari, mentre i future sul greggio WTI con stessa scadenza, in calo fino a un minimo di 64,34 dollari questa mattina, registrano sul New York Mercantile Exchange un ribasso dell'1,25% a 64,83 dollari al barile.

Accordo Opec più vicino

Hanno pesato oggi sui corsi dell'oro nero i segnali sempre più insistenti di un prossimo ripianamento delle divergenze tra i petropaesi favorevoli e quelli contrari a modificare l'accordo sui tagli in vigore da un anno e mezzo, alzando la produzione per compensare i recenti cali delle estrazioni in alcuni Paesi ed evitare un deficit di offerta. 

Arabia Saudita e Russia — i due principali produttori mondiali di greggio — stanno spingendo per aprire i rubinetti, e Mosca ha avanzato la proposta di alzare l'output di 1,5 milioni di barili al giorno. Paesi come Iraq, e soprattutto Venezuela e Iran, che avrebbero difficoltà ad aumentare le estrazioni e dunque nulla da guadagnare se si pompasse di più facendo scendere i prezzi, avevano viceversa nei giorni scorsi manifestato una forte contrarietà a una modifica dell'accordo.

Un'apertura era però arrivata nelle ultime ore proprio dal ministro del Petrolio iraniano, Bijan Zanganeh, che nella tarda serata di ieri ha anticipato che l'Iran accetterebbe un moderato incremento delle quote di produzione assegnate a ciascun Paese.