Paolo Mauri Brusa, gestore del team Multi Asset Italia di GAM (Italia) SGR, spiega che l’amore per il petrolio vissuto nell’ultimo trimestre del 2019 è svanito in un baleno. Il livello attuale rappresenta un rischio o un’opportunità?

Da quando l’emergenza coronavirus ha assunto una dimensione globale, il prezzo del Wti è crolla­to dai 65 dollari al barile, toccati ad inizio gennaio sulla scorta delle tensioni in Iran, ai 49 di settima­na scorsa, lasciando quindi sul terreno un quarto del suo valore in meno di un mese. La Cina è il secondo consumatore di petrolio a livello globale e il blocco delle attività produttive ha provocato una contrazione della domanda di circa 3 milioni di barili al giorno, pari al 20% del totale, quindi la discesa dei prezzi in realtà non deve sorprendere. Guidata dall’Arabia Saudita, l’Opec aveva spinto nelle scorse settimane per una riunione d’emer­genza allargata ai partner non Opec. Sul tavolo la possibilità di deliberare un taglio della produzione di 600 mila barili al giorno proprio per contrastare la contrazione della domanda e sostenere i prezzi di mercato, ma la Russia si è subito mostrata titubante. La prossima riunione è programmata per il 5 marzo ma non è ancora del tutto esclusa la possibilità di un anticipo, anche se al momento nessun annuncio ufficiale è stato fatto. Negli ultimi giorni Paolo Mauri Brusa ha assistito, però, a una stabilizzazio­ne dei prezzi pur in presenza di un aumento delle scorte che ha superato le previsioni degli analisti.