Koen Straetmans, Senior Strategist Multi Asset di NN Investment Partners, spiega che le speranze infrante di un'imminente svolta nei negoziati commerciali USA-Cina hanno portato, a maggio, ad una correzione per gli asset rischiosi, materie prime comprese. Gli investitori hanno percepito che i segnali incoraggianti di aprile difficilmente avrebbero messo radici e questo ha pesato sulle prospettive della domanda di commodity. Finora, questa è stata resiliente, aiutata dai cambiamenti di politica monetaria delle principali banche centrali e da un rafforzamento delle politiche di sostegno cinesi messe in campo per compensare le conseguenze del protezionismo. Le autorità cinesi hanno già manifestato l'intenzione di contrastare con ulteriori iniziative politiche qualsiasi diminuzione della domanda derivante da un'ulteriore escalation tariffaria.

Per quanto riguarda il mercato petrolifero, le previsioni sulla domanda sono state finora ridotte solo marginalmente, fino a livelli di crescita ancora dignitosi di circa 1,2-1,3 milioni di barili al giorno nel 2019, e i mesi estivi a livello stagionale mesi in cui la domanda di norma è forte. Tuttavia, a seguito delle crescenti tensioni geopolitiche, hanno iniziato a manifestarsi le preoccupazioni per un indebolimento della domanda petrolifera, con conseguente correzione dei prezzi del greggio nel mese di maggio. Ciononostante, l'impatto sull'offerta dovrebbe superare l'effetto della domanda, sostenendo i prezzi.

La decisione degli Stati Uniti di aumentare la pressione sull'Iran ponendo fine alle deroghe alle sanzioni da maggio in poi per otto paesi che importano petrolio iraniano continua a far sentire le sue conseguenze - spiega Koen Straetmans -. Si stima che le esportazioni di greggio iraniano siano scese ulteriormente al di sotto di 0,5 milioni di barili al giorno da oltre 1 milioni di barili al giorno un mese fa, mentre la produzione ha continuato a diminuire e ora è di circa 2,3 milioni di barili al giorno, un calo di circa 1,5 milioni di barili al giorno dai livelli di maggio dello scorso anno, quando gli Stati Uniti si sono ritirati dall'accordo nucleare e hanno annunciato le nuove sanzioni. L'Iran sembra meno propenso ad attuare la sua minaccia di bloccare lo Stretto di Hormuz, attraverso il quale scorre circa il 40% del commercio mondiale di petrolio greggio e prodotti petroliferi, ma la possibilità rimane potenzialmente dirompente.