Nel frattempo, la tensione militare in Libia sta mantenendo a rischio circa 600.000 barili al giorno di produzione. Quella del Venezuela è scesa ulteriormente al di sotto dei 500.000 barili al giorno, mentre la scarsità di risorse finanziarie e la mancanza di investimenti in passato rendono improbabile il ripristino della produzione petrolifera nel prossimo futuro anche in un ambiente politico normalizzato.

Il gruppo OPEC+ dovrebbe mantenere un atteggiamento attendista fino alla riunione prevista per il 25-26 giugno, continuando a rispettare l'accordo sul taglio della produzione - spiega Koen Straetmans -. Inoltre, il comitato ministeriale misto di controllo del gruppo ha annunciato nella riunione di Geddah che intende prorogare l'accordo nella seconda metà dell'anno. La riunione dell'OPEC di fine giugno sarà interessante, non solo per quanto riguarda l'estensione dell'accordo sul taglio di produzione fino a fine anno, ma anche per quanto riguarda le dimensioni del taglio. Molto dipenderà dalla situazione del mercato in quel momento e dalle ulteriori ricadute della mancata proroga delle deroghe iraniane. Sembra ora probabile che l'Arabia Saudita aumenterà con cautela la produzione petrolifera.

In termini di posizionamento degli investitori nel petrolio greggio, la recente preoccupazione per il calo della domanda dovuto alle tensioni commerciali ha portato ad un rapido declino del posizionamento netto a lungo termine. Inoltre, la curva petrolifera resta in una fase di backwardation, il che implica roll yield positivi e aumenta l'attrattiva delle nuove posizioni lunghe nel petrolio.