Quanto sta accadendo sul petrolio in queste ultime giornate non si era mai visto prima, se si pensa che lunedì scorso il Wti con scadenza maggio è sceso sotto la soglia degli 0 dollari, fino ad arrivare a circa -37 dollari.

Petrolio: le cuase del crollo. Cosa ha fatto l'Opec finora?

Come spiegato dagli analisti di Marzotto Investment House, il motivo del recente crollo del petrolio è dovuto alla rottura degli accordi all’interno dell’OPEC.

Messo anni fa sotto pressione dalla “indiretta” minaccia del presidente Trump, che sosteneva che gli Stati Uniti erano pronti ad aumentare export e quota di mercato a livello mondiale, il petrolio tra il 2018 e il 2019 si era mantenuto in un range tra 40 e 60 dollari al barile, solo grazie ai tagli concordati tra l’OPEC e la Russia.

Nel momento in cui per diverse ragioni è mancato l’accordo, acuito dalla debolezza della congiuntura a seguito del Covid-19, il petrolio è crollato fino al di sotto dei 20 dollari.

Spaventato dalle possibili conseguenze di un crollo del greggio, soprattutto per i produttori statunitensi di shale oil e shale gas, Trump ha chiesto a Russia ed Arabia Saudita un intervento congiunto a sostegno dei prezzi.

Tale intervento è stato deciso lo scorso 9 aprile ed ha portato ad un taglio temporaneo programmato a partire da maggio di 10 milioni di barili giornalieri, ovvero il 10% circa della offerta complessiva di circa 100 milioni di barili.

Covid-19 e il crollo dei consumi a causa del Lock-down hanno ridotto la quantità domandata ben al di sotto dei 90 milioni di barili, per cui lo sbilancio tra domanda e offerta rimarrebbe anche dopo quello che dimensionalmente è forse il più grande taglio di produzione della storia del petrolio.

Il risultato è una curva a termine in contango, con la scadenza SPOT al di sotto dei 20 dollari e le scadenze dei prossimi mesi che già da agosto sono al di sopra dei 30, scontando sia l’efficacia del taglio alla produzione sia una graduale ripresa dei consumi.

Petrolio: alla larga dagli ETF ora

In un contesto del genere gli ETF sul petrolio sono un prodotto finanziario da non utilizzare, perché penalizzati dalla forma della curva a termine del petrolio.

Viceversa, ci sono diverse industrie che beneficiano da un petrolio debole. Quasi tutte hanno subito pesanti perdite nel calo dei listini azionari, ma alcune di queste potrebbero beneficiare prima di altre da una ripresa del business.

Inoltre, ci sono industrie come la raffinazione, il midstream in generale e nel caso del contango anche i noli, che addirittura beneficiano da un petrolio debole e costantemente al ribasso.

Storicamente, una curva in contango per il petrolio è un evento abbastanza anomalo.
Quello attuale, è stato definito dagli esperti del settore un “super contango” o un contango estremo, ed è dato dalla simultaneità tra un eccesso di comanda e un eccesso di offerta.

Una curva del petrolio con questa inclinazione testimonia che il mercato ritiene ci sia un forte sbilancio sia sul fronte dell’offerta (in eccesso) che della ridotta domanda e soprattutto difficoltà a trovare depositi di stoccaggio dove parcheggiare momentaneamente il greggio.

Petrolio: per quanto tempo durerà questo squilibrio?

Il mercato sconta che da luglio ci sarà un ritorno alla normalizzazione.
E’ possibile, ma gli analisti di Marzotto Investment House non ne sono convinti, che i tagli programmati per quanto rilevanti dimensionalmente siano sufficienti per riportare il petrolio sui livelli pre-crisi.

Di conseguenza, gli esperti non escluderebbero che almeno fino all’autunno, possa rimanere un certo spread tra la scadenza SPOT e le successive a causa di una domanda strutturalmente debole.

Questo spread tra la prima scadenza dei futures e le successive apre un arbitraggio.

Petrolio: come investire sul settore nella attuale fase di mercato

Diverse sono le industrie che beneficiano da un petrolio debole. Tra queste:

• tutto l’universo dei trasporti. In questa fase gli analisti lascerebbero da parte le linee aeree, ma considererebbero soprattutto le concessionarie autostradali, visto che l’automobile non inficia la necessità di social distancing che avremo nei prossimi mesi.

• I manufatturieri più energivori. Attenzione però, perché si tratta generalmente di business ciclici che soffrono la mancanza di domanda.

Tuttavia si possono trovare nomi come ad esempio a Piazza Affari società come Zignago o Reno de Medici, che in occasione dei risultati hanno comunicato di beneficiare di un mercato di sbocco decente, hanno mantenuto gli impianti aperti e il costo dei fattori produttivi è diminuito. In prospettiva anche i cementiferi potrebbero complessivamente beneficiare da un contesto simile.

• Società che possiedono oleodotti, impianti di stoccaggio, i cosiddetti VLCC (i tankers di grandi dimensioni), le società di raffinazione.