Brusca frenata dei prezzi del petrolio, oggi penalizzato dalla notizia che OPEC e Russia stanno considerando l'idea di rivedere il loro programma di tagli produttivi avviato diciassette mesi fa, incrementando l'output per bilanciare gli effetti della crisi venezuelana e l'attesa di una diminuzione delle esportazioni iraniane.

Sul New York Mercantile Exchange, i futures con consegna luglio sul West Texas Intermediate scambiano a 68,44 dollari al barile, in calo del 3,21%. Calano anche i contratti sul Brent, che alle 17.00 cedono oltre due punti percentuali a quota 77,19 dollari. 

Le dichiarazioni di Russia e Arabia Saudita

Secondo l'agenzia Reuters, Russia, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti starebbero discutendo di un aumento della produzione di circa un milione di barili giornalieri dai livelli attuali.

Fonti dell'agenzia Bloomberg riferiscono invece che il range di aumento discusso dai produttori coinvolti nell'accordo sarebbe compreso tra i 300mila e gli 800mila barili.

Parlando ad una conferenza stampa nel corso dell' International Economic Forum di San Pietroburgo, il ministro dell'Energia saudita Kaled al Faleh ha risposto che "tutte le opzioni sono sul tavolo" a una domanda su una eventuale modifica dei target produttivi dell'attuale piano di tagli. Dichiarazioni che arrivano dopo un incontro tra il rappresentante del governo di Rihad e il suo omologo russo Alexander Novak.

Le cause

A motivare una ripresa delle estrazioni, sarebbe la constatazione che con il mix di tagli, crisi in Venezuela e prospettive di nuove sanzioni all'Iran, Opec e alleati hanno sottratto al mercato più degli 1,8 milioni di barili giornalieri fissato nel piano: il tasso di  "rispetto delle quote" è stato del 152%: ovvero, le restrizioni hanno funzionato più del dovuto.