In queste prime sedute del 2020, in attesa che i mercati finanziari tornino alla piena operatività dopo la conclusione delle festività oggi, l'avversione al rischio è tornata a dominare improvvisamente la scena.

Gli investitori hanno preso le distanze dagli asset rischiosi, mostrando una spiccata predilezione per i beni rifugio come l'oro, insieme al quale però è stato riscoperto anche il petrolio.

Oro e Petrolio i grandi protagonisti da inizio anno

Il gold, dopo aver superato i massimi del 2019, oggi è arrivato a superare nell'intraday i 1.590 dollari, sui top dal 2013, prima di frenare la sua corsa al rialzo.

L'oro si è riportato così su valori più bassi, scendendo poco sotto i 15.64 dollari, con un vantaggio al momento dello 0,75%.

Analogo il movimento del petrolio che in questa prima seduta della settimana ha provato ad avvicinare i 65 dollari, con un massimo a 64,7 dollari, per poi riportarsi a ridosso dei valori della parità, appena sopra i 63 dollari al barile.

Il balzo in avanti messo a segno da oro e petrolio nelle ultime giornate è da ricondurre sicuramente all'improvvisa escalation delle tensioni geopolitiche tra Iran, Iraq e Stati Uniti, dopo gli accadimenti della scorsa settimana e le crescenti minacce arrivate da questi Paesi nelle ultime ore.

Un peggioramento dell'attuale scenario con ogni probabilità favorirà un ulteriore incremento dei prezzi tanto dell'oro quanto del petrolio, ma Goldman Sachs non ha dubbi su quale delle due materie prime sia da preferire quest'anno.

Oro vs Petrolio: Goldman Sachs punta sul primo per diversi motivi

La banca americana punta senza indugio sul gold che a suo dire rappresenta una scommessa migliore rispetto all'oro nero per diversi motivi.

In primo luogo gli analisti di Goldman Sachs prevedono che l'aumento delle quotazioni del petrolio non durerà ancora a lungo, dal momento che gli operatori hanno iniziato già a prezzare un calo pari a 800mila barili al giorno per i prossimi tre mesi.

Il premio per il rischio espresso dai valori correnti in dollari ed euro del petrolio è troppo elevato.
Secondo la banca americana diversi sono i possibili sviluppi, quali una riduzione delle risorse per via di attacchi, una distruzione della domanda a causa di un'impennata dei prezzi o di una crisi della crescita globale.

Gli analisti segnalano inoltre che storicamente in situazioni di questo tipo l'oro ha corso di più del petrolio.
Da notare inoltre che il Wti è già oltre i fondamentali di domanda e offerta calcolati da Goldman Sachs, ossia i 63 dollari al barile.

Un altro motivo per cui l'oro è da preferire al greggio è che secondo gli analisti non vi è alcuna certezza relativamente ad un attacco di siti petroliferi da parte dell'Iran ora.

A ciò si aggiunga che l'attacco agli impianti in Arabia Saudita avvenuto a settembre dello scorso anno dimostra che il mercato per diversi motivi ha una grande flessibilità quando il Brent raggiunge i 70 dollari al barile.

Gli analisti richiamano l'attenzione sulla grande capacità di stoccaggio di scorte da parte dell'Opec, ma anche sui livelli superiori alle medie storiche delle scorte di alcuni Paesi come Arabia Saudita e Cina.

Da non dimenticare che gli Stati Uniti di solito hanno utilizzato le loro riserve in presenza di un petrolio oltre i 75 dollari al barile, e questo mix di fattori permette di calmierare le quotazioni dell'oro nero.

Oro: per Goldman Sachs può salire oltre il target di breve a 1.600 $

Infine, un altro motivo secondo Goldman Sachs l'oro è da preferire al petrolio quest'anno è dato dal fatto che nell'ultimo mese il gold è salito molto rapidamente, fino ad un passo dal prezzo obiettivo a tre mesi fissato dagli analisti a 1.600 dollari l'oncia.

La banca Usa prevede che questo target possa essere facilmente superato se si dovesse assistere ad un'escalation delle tensioni geopolitiche.