Il prezzo del petrolio continua a non avere una direzione precisa. Inizia a delinearsi, al contrario, il vertice che rimetterà di fronte i grandi produttori ed esportatori del greggio dopo il nulla di fatto di lunedì, giorno in cui Opec e alleati avrebbero dovuto incontrarsi per ricucire la rottura del 7 marzo scorso, scaturita dal no della Russia al taglio della produzione da 1,5 miliardi proposto dall'Arabia Saudita, per sopperire all’eccesso di offerta di fronte a una domanda sempre più debole, causata dall’epidemia del coronavirus.

Lo "schizofrenico" prezzo del petrolio e il G20 straordinario

Dopo una mattinata di oscillazione tra i 26,6 e i 27,2 dollari al barile, nel pomeriggio il petrolio ha perso nuovamente terreno, scivolando fino a 26,1 al giro di boa di Wall Street nell'ambito di una seduta sull'ottovolante, che ha alternato acquisti e vendite, in linea con l'andamento rilevato negli ultimi giorni, vedi ad esempio l'andamento del Wti registrato venerdì scorso, passato in poche ore dai 23,55 a un massimo di 29,11 dollari al barile.

La sensazione è che il prezzo del petrolio possa rimanere all'interno di questa area, almeno fino a quando prenderà il via la "due giorni" che si preannuncia infuocata: una videoconferenza tra i paesi dell’Opec, in programma giovedì, e poi un G20 straordinario tra i ministri dell’energia, con la presenza anche di Stati Uniti, Canada, Messico e Brasile. Il programma, salvo sorprese, dovrebbe essere questo.

Prezzo del petrolio, la guerra in corso

Cruciale sarà il ruolo degli Usa, in qualità, Donald Trump dixit, di “mediatori” tra Arabia Saudita e Russia, le due parti più distanti sull’idea della riduzione della produzione di petrolio. Ryad rappresenta i paesi monoproduttori più in sofferenza per la crisi del prezzo del petrolio, il cui commercio rappresenta la principale fonte di guadagno. Mosca invece insiste sulla propria posizione, che non prevede alcun taglio, in quanto dispone di un’economia diversificata e quindi capace di sostenere (non nel lungo termine) anche prezzi più bassi. Il punto di incontro, come detto, era stato annunciato all'inizio della scorsa settimana dal presidente americano, con l'annuncio via Twitter di un'intesa di massima tra Russia e Arabia Saudita per un taglio senza precedenti, fino a 15 milioni di barili grazie ad alcune telefonate della Casa Bianca. nell'occasione, il petrolio aveva "brindato" schizzando dai minimi raggiunti negli ultimi 18 anni, appena sopra i 20 dollari, fino a 27,8. 

Prezzo del petrolio, il ruolo di Trump

Il ruolo del presidente americano rimane comunque ancora poco chiaro. Innanzitutto perché Mosca ha subito negato di aver avuto colloqui con la White House, senza tuttavia smentire l'esistenza di una trattativa né la portata del taglio da 10-15 milioni di barili di petrolio sul tavolo. E poi perché è stato Trump stesso, successivamente con un altro tweet, a prendere le distanze da ogni eventuale decisione inerente la riduzione della produzione del greggio da parte dell’Opec e dei suoi alleati: “Questi interventi andrebbero soltanto a danneggiare molti posti di lavoro nel nostro paese. Gli Stati Uniti non effettueranno alcun taglio”.

Prezzo del petrolio, ognuno per sé 

Al momento, non esiste al cun tipo di legame o di accordo tra i paesi dell'Opec Plus. Ogni stato è autorizzato a intervenire come meglio ritiene opportuno.

La Norvegla, ad esempio, è pronta a tagliare la produzione. L’Iraq studia ipotetici “prezzi di favore” mentre l’Arabia Saudita, così come la Russia, ha avviato un massiccio aumento dell’output di greggio, come reazione al mancato accordo di Vienna, lo scorso 7 marzo, generando quella che ormai tutti chiamano: la guerra dei prezzi del petrolio.

Petrolio, fine della guerra?

Se venerdì il G20 raggiungerà un’intesa sui 15 milioni i barili da tagliare, potrebbe mettere le basi sulla parole fine al conflitto russo-arabo, oltre a fornire una solido sostegno al Wti, che potrebbe riportarsi sopra quota 40 dollari al barile, valore mai più raggiunto dal 9 marzo scorso.