Il prezzo del petrolio resta ancora sotto pressione dopo le perdite della settimana scorsa in reazione al prolungamento dell'accordo tra Paesi Opec e non-Opec.

Il greggio West Texas Intermediate con consegna luglio scambia in calo frazionale dello 0,12% a 49,74 dollari al barile sul New York Mercantile Exchange, mentre sull'ICE di Londra il Brent con scadenza luglio si attesta a 52,39 adollari al barile, con un ribasso dello 0,23%.

Opec ancora sotto pressione

L'organizzazione dei Paesi Esportatori di Petrolio e gli altri produttori esterni al cartello petrolifero già coinvolti nel piano in scadenza a giugno hanno concordato il 25 maggio di rinnovare l'accordo per una riduzione della produzione pari a 1,8 milioni fino al 31 marzo 2018.

Anche se l'estensione del programma era largamente prevista, la sigla del nuovo patto ha deluso alcune aree del mercato che attendevano probabilmente tagli più profondi o più duraturi nel tempo.

Le aspettative erano infatti condizionate dalla convinzione che solo un intervento più deciso del cartello può avere un impatto sufficiente sui livelli delle scorte globali, bilanciando l'incremento dell'offerta da Paesi che non prendono parte all'accordo, come Nigeria e Libia, e la continua crescita della produzione USA. 

Proprio su questo fronte, adesso gli analisti ritengono che il prossimo catalizzatore a breve termine potrà essere il rilascio dei dati sulle scorte USA, che questa settimana avverrà di giovedì invece che mercoledì a causa delle celebrazioni del Memorial Day:

Sauditi fiduciosi

Gli analisti di RBC prevedono che "il mercato resterà esitante e aspetterà una conferma dei dati prima che i prezzi possano muoversi verso l'alto", ma si aspetta comunque per la seconda parte dell'anno rialzi fino a 65-70 dollari per il WTI a fronte di un più accentuato calo delle scorte.