Il petrolio perde terreno. Attualmente le quotazioni vedono un barile che arriva per il Wti 48 dollari mentre per il Brent è a 51,27 dollari, bruciando così gli entusiasmi, peraltro mai particolarmente forti, in attesa del prossimo vertice Opec.

 

L'alleanza Russia-Arabia

A quanto pare a poco serve la strategia adottata da Arabia Saudita e Russia di continuare con i tagli dell'accordo raggiunto dall'Opec lo scorso novembre. Una strategia che potrebbe essere confermata anche dal resto dei membri dell'organizzazione già il prossimo 25 maggio durante la riunione ufficiale; le indiscrezioni parlano di un accordo di massima già sul tavolo e per giunta anche approvato in via preliminare. Una guerra dei tagli che in teoria dovrebbe servire a contrastare il nemico statunitense rappresentato dallo shale oil e dalle scorte di greggio ma anche da una domanda che non cresce come nel passato, proprio mentre le tecnologie a disposizione delle grandi multinazionali permettono un'ottimizzazione strema ella risorsa. In altre parole poco dispendio di lavoro per avere il massimo della materia prima oltre alla possibilità di prolungare lo sfruttamento del pozzo o del giacimento. Un'incognita che ha messo KO l'Arabia Saudita la quale, in un primo momento aveva aperto i rubinetti del greggio nella speranza di giocare l'arma del Breakeven ovvero i bassi costi di produzione che Ryad ha ma che Washington ignorava. Almeno fino a quando, all'inizio di marzo, non è stato reso noto che i costi per i produttori Usa sono stati nettamente abbassati, riuscendo ad arrivare a una soglia di pareggio intorno ai 25 dollari.