La riunione dell'Opec in corso a Vienna non sembra aver portato rassicurazione sul fronte delle quotazioni.

L'andamento del greggio

Alle 11 infatti il barile perdeva il 3% sul Brent, sceso nuovamente sotto soglia 60 dollari per approdare a 59,7 mentre il Wti non arrivava nemmeno a 52 fermandosi a 51,3 dollari per barile. Tutto questo nonostante le rassicurazioni dell'Opec per futuri tagli sulla produzione (si parla di 1,3 milioni di barili). Per quale motivo allora il greggio continua a scendere? A prescindere dai dissidi interni all'organizzazione di paesi esportatori di greggio, dissidi che hanno portato nei giorni scorsi all'addio del Qatar e, in queste ore, ai malumori di Iran e Venezuela per l'accondiscendenza di Ryad verso le richieste Usa, il greggio deve combattere anche contro altri nemici.

Il fattore Usa 

Per la precisione quelli a stelle e strisce i quali, tra l'altro, sono più di uno. Infatti non si tratta più delle sole richieste all'Opec fatte in maniera più che diretta dal presidente Usa Donald Trump di lasciare la produzione ai livelli attuali (l'inquilino della Casa Bianca preme da tempo per un barile low cost) ma anche della produzione Usa di shale oil, a livelli record, delle scorte di greggio, sempre in rialzo, ma soprattutto l'ingerenza di Washington nelle decisioni dell'Opec. Un'ingerenza verso cui lo stesso ministro iraniano Bijan Zanganeh si è dimostrato intollerante dal momento che la delegazione araba, in arrivo a Vienna per il previsto incontro di oggi e capeggiata dal ministro saudita Khalid Al Falih, ha preferito incontrare prima il responsabile americano per l'Iran, Brian Hook che non il ministro iraniano stesso.