Forti rialzi per le quotazioni del petrolio, spinti oggi dalla notizia di un attacco missilistico ad una petroliera iraniana al largo della costa dell’Arabia Saudita, che riaccende i timori di un'escalation delle tensioni nell'area. Alle 10.30, il prezzo del Brent viaggia in progresso del 1,6% in area 60,07 dollari al barile, mentre il greggio WTI sale dell'1,8% a 54,57 dollari.

Petrolio in rialzo dopo attacco missilistico a petroliera iraniana

Secondo quanto riportano oggi i media iraniani, ad essere colpita è stata la nave cisterna Sabiti, di proprietà della National Iranian Oil Company, attualmente in fiamme al largo della città portuale di Gedda. Non ci sarebbero vittime, ma danni parziali alla struttura dell'imbarcazione e degli sversamenti di greggio. L'attacco rinfocola le turbolenze nella regione, dopo che appena poche settimane fa pesanti danneggiamenti di impianti sauditi erano stati imputati dagli USA all'Iran. 

Petrolio: le tensioni in Medio Oriente

Intanto, le quotazioni del greggio avevano già nella giornata di ieri beneficiato di alcune dichiarazioni provenienti dall'Opec, il cui Segretario dell'Opec, Mohammed Barkindo, ha dichiarato che a dicembre l'organizzazione potrebbe decidere nuovi tagli produttivi per riequilibrare le riserve petrolifere.

Nel suo intervento, Barkindo oltre a dipingere uno scenario internazionale poco difficile - l'Opec ha ieri nuovamente tagliato le stime sulla crescita della domanda di petrolio - ha peraltro spiegato che gli Stati Uniti hanno ricevuto un invito formale ad aggregarsi al cosiddetto Opec+, i 14 membri del cartello e altri Paesi produttori, tra cui la Russia, che da anni ormai agiscono di concerto per decidere una politica comune in termini di livelli di produzione.